È il giudice l’arbitro dei destini di casa Gucci

08/03/2001

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È sempre il giudice
l’arbitro dei destini
di casa Gucci

La battaglia legale tra Bernard Arnault e Domenico De Sole per il controllo della Gucci potrebbe oggi arricchirsi di un nuovo colpo di scena. Secondo le ultime indiscrezioni il tribunale di Amsterdam potrebbe infatti decidere per l’apertura di un’inchiesta su quanto fatto da Gucci in occasione dell’aumento di capitale riservato a Ppr (PinaultPrintempsRedoute) nel marzo 1999. Una scelta diplomatica che permetterebbe al Tribunale di non contraddire il pronunciamento della Corte Suprema – favorevole a un’inchiesta – ma che difficilmente potrà portare a un risultato diverso da quello già fornito nel giugno 1999 dallo stesso Tribunale: cioè via libera a Gucci. L’apertura dell’inchiesta contribuirà soltanto a rendere più aspra la guerra di trincea tra Gucci e Lvmh. Una guerra che, secondo Arnault, ha solo due vie d’uscita accettabili: «Che Ppr faccia un’Opa, per ristabilire l’equità di fronte agli azionisti; oppure, che l’intera operazione venga annullata e Gucci resti indipendente». La prima ipotesi è già stata scartata, la seconda riporterebbe le lancette dell’orologio indietro di due anni. Una magra consolazione per uno che in Francia è considerato il "papa" del lusso.
BORSA ADDIO
Duro colpo per la Borsa spa: Giampaolo Ferrari, responsabile dell’informazione societaria e soprattutto del listing delle matricole a Piazza Affari, ha rassegnato le dimissioni e da oggi è in forze alla Livolsi & partners, dove continuerà a occuparsi di quotazioni. Ferrari non è certo il primo manager a uscire dalle istituzioni per andare a ricoprire un ruolo di vertice in una società privata: il precedente più illustre è quello dello stesso ex presidente della Borsa, Stefano Preda, passato a dirigere la Duemme. Sono le regole del mercato, ed è ovvio che ciò valga anche per i funzionari della Borsa Spa. Ma di questi tempi, passato il momento d’oro delle nuove quotazioni, l’abbandono acquista quasi un sapore simbolico.