E il Cinese riavvicina la sinistra Ds a Bertinotti

11/07/2002




Giovedí 11 Luglio 2002

E il Cinese riavvicina la sinistra Ds a Bertinotti
ROMA – Quando il mese scorso Fausto Bertinotti gli ha chiesto di sostenere il referendum sull’estensione dell’articolo 18 Cesare Salvi ci ha pensato su. Ma non per molto. E dopo qualche giorno il leader della sinistra Ds era con Rifondazione, con i Verdi e il Pdci a lanciare la raccolta di firme per la consultazione popolare. Sarà l’inasprirsi del confronto sociale, sarà il pressing esercitato da Sergio Cofferati, ma in questi mesi è emersa sempre più chiaramente una convergenza nell’area di sinistra dell’opposizione: dalla minoranza interna della Quercia guidata da Giovanni Berlinguer al Prc, passando per Verdi e Comunisti italiani. Tanti i temi di confluenza: il sostegno esplicito alla lotta della Cgil, innanzi tutto, e poi i referendum per cancellare gli interventi del Governo sui licenziamenti e per estendere l’articolo 18, l’ostruzionismo in Parlamento sulle riforme del lavoro, la riproposizione del salario sociale, passando per le 35 ore, per il sostegno al movimento anti-global, la scuola e così via. Non a caso, ieri, Fausto Bertinotti osservava con soddisfazione che «nei Ds c’è una divisione profonda tra due riformismi largamente incompatibili». E nell’area riformista del Centro-sinistra tutto questo è vissuto con preoccupazione, per il rischio di veder prevalere un massimalismo privo di cultura di governo. «È la condanna della sinistra: torna sempre a ripetere i suoi errori», commentava qualche giorno fa Giuliano Amato. Lavoro. La bandiera della difesa dei diritti dei lavoratori è il tema che più di ogni altro ha coagulato quest’area. A cominciare dal referendum di Bertinotti. La sinistra della Quercia, il Pdci e i Verdi hanno infatti aderito alla consultazione e partecipano attivamente alla raccolta delle firme. Si tratta di estendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori alle imprese con meno di 15 dipendenti. Una iniziativa bocciata dal resto dei Ds e dalla Margherita e appoggiata dalla Fiom-Cgil. Tutti uniti, poi, nel sostenere le iniziative promosse da Sergio Cofferati: lo sciopero generale in autunno, sicuramente, ma anche il referendum per cancellare la sperimentazione sui licenziamenti contenuta nel Patto per l’Italia e due proposte di legge di iniziativa popolare per l’estensione del 18 alle aziende fino a sette dipendenti e il rafforzamento degli ammortizzatori sociali. Resta in piedi anche la convergenza sulle 35 ore. Un vecchio pallino di Salvi. Che Rifondazione ripropone nei suoi programmi: «Non è un grido di battaglia consumato», assicurano Bertinotti e i suoi. Per creare occupazione, poi, «serve un grande piano di lavori pubblici» finanziato dallo Stato e con particolare attenzione al Sud e all’ambiente». Un piano che si è già tradotto in una proposta di legge di iniziativa popolare. E sui salari Rifondazione non ha dubbi nel riproporre meccanismi di adeguamento automatici all’inflazione: «È un elemento minimo di giustizia sociale». Della sinistra Ds, infine, una proposta di legge datata 13 giugno, con primo firmatario Alfiero Grandi, che punta, attraverso «il contratto per conto terzi», a estendere ai collaboratori coordinati e continuativi «tutte le garanzie previste dal diritto del lavoro», adeguandoli di fatto ai lavoratori dipendenti. Il Patto di Natale. Durissimo, e straordinariamente simile a quello della sinistra Ds, il documento messo on-line da Rifondazione comunista: «Manomette l’articolo 18 e apre la strada alla sua abolizione, dando una mano alla Confindustria che vuole far saltare i contratti nazionali di lavoro (…). Trasforma i sindacati "disponibili" in agenzie parastatali col compito di dividere i lavoratori per conto del Governo (…). Toglie soldi alla sanità e allo Stato sociale (…). È una truffa. Il centro-sinistra deve schierarsi chiaramente con la Cgil». Una condanna senza mezzi termini, dunque. Come quella contenuta nell’ordine del giorno del Correntone bocciato dalla Direzione dei Ds la settimana scorsa. Eccolo: «L’attacco della destra ai diritti di chi lavora è diretto e brutale. È parte dell’attacco più generale allo Stato sociale. Si vuole minare la forza collettiva del mondo del lavoro. Occorre fermare l’azione antipopolare del Governo non solo con la mobilitazione sindacale, ma con un impegno straordinario di tutte le opposizioni. È in gioco il ruolo del sindacato che l’Esecutivo vuole far diventare un pezzo dello Stato e una funzione del Governo». Stessi temi, stessi argomenti. Welfare. La chiave è il salario sociale. «Ai giovani disoccupati – sostiene il Prc – e ai disoccupati di lunga durata va garantito un salario sociale di un milione al mese, un accesso gratuito alla sanità, all’istruzione per sé e per i propri figli, ai trasporti». Per Salvi e i Verdi non basta. In una proposta di legge presentata a inizio giugno alle Camere si propone un sussidio statale di mille euro al mese per chi è senza lavoro, oltre a tram e altri servizi pubblici gratis. Altolà comune, infine, di Rifondazione e della sinistra Ds, sulle pensioni di anzianità e sostegno a un aumento dei trattamenti minimi, sociali e di invalidità
Fabrizio Forquet