E il Cavaliere decise di dare l´annuncio

24/07/2002







(Del 24/7/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
UNO STRAPPO ALLE REGOLE
E il Cavaliere decise di dare l´annuncio
retroscena
Aldo Cazzullo

dall´inviato a VERONA
        L’UNICO aspetto irrituale è che l’annuncio del messaggio alle Camere, il primo del settennato di Ciampi, non è venuto dal Quirinale ma da Berlusconi, che dal Colle era appena disceso dopo aver letto e controfirmato il testo. Come se il Cavaliere, come spesso accade quand’è in difficoltà, avesse deciso di anticipare l’avversario. Ma sarebbe fuorviante leggere le raccomandazioni al Parlamento a tutela del «pluralismo e dell’imparzialità» dell’informazione firmate dal Presidente della Repubblica come l’avvio di uno scontro politico, e ancor più superficiale considerarle una replica indiretta alle parole – che sul Colle hanno suscitato perplessità più sotto l’aspetto dello stile che sotto quello della sostanza – con cui Berlusconi si è candidato a succedere a Ciampi. I passaggi essenziali del messaggio ricalcano concetti già espressi dal capo dello Stato, su un tema che gli sta a cuore al punto da affrontarlo pubblicamente per undici volte in sei mesi, dal discorso tenuto a Genova nella redazione del «Secolo XIX» nei giorni della nomine Rai, a quello di qualche giorno fa alla consegna dei premi Saint-Vincent. Se Ciampi ha sentito la necessità di mettere per iscritto quei concetti e di sottoporli all’attenzione dei parlamentari, affidandosi a uno strumento considerato quasi desueto con l’avvento dei viaggi e delle esternazioni come il messaggio alle Camere, è per due motivi, che il presidente ha spiegato nelle sue conversazioni private. Perché, con il principale editore italiano alla guida del governo, un tema già di per sé di rilevanza costituzionale ed europea come l’editoria e la comunicazione acquista una dimensione ancora più importante, tanto da dover essere trattata con il massimo di ritualità. E in quanto, proprio perché il messaggio non è il casus belli di un conflitto tra Quirinale e Palazzo Chigi che dopo l’addio di Scalfaro mai c’è stato e mai ci sarà, Ciampi si attende che le sue parole non restino lettera morta. Il testo firmato dal capo dello Stato e controfirmato dal capo del governo è estremamente tecnico, quasi «operativo». Non enuncia (solo) principi; indica mezzi per attuarli, che non sono frutto di valutazioni soggettive di Ciampi, ma di direttive europee, norme costituzionali, sentenze della Consulta. C’è un apparato legislativo da innovare, e un progresso tecnologico di cui tener conto. Per questo il Quirinale considererebbe preoccupante se al termine del confronto in Parlamento non si arrivasse a un ordine del giorno, magari approvato sia dalla maggioranza sia dall’opposizione, che preveda in tempi ragionevoli l’esame dell’argomento e il varo di nuove norme. Ieri mattina al Quirinale, leggendo per la prima volta il messaggio, e apponendo seduta stante quella controfirma che Andreotti si era rifiutato di vergare in calce al messaggio di Cossiga sulle riforme istituzionali («ma con garbo…»), Berlusconi non vi ha trovato particolari motivi di allarme o di contrarietà. Adeguarsi alle esigenze dell’internazionalizzazione dei mercati, che implicano il superamento della legge Mammì e del veto per chi possiede tv di controllare giornali e viceversa, non urta certo l’impostazione del Cavaliere. L’estensione dei poteri di vigilanza parlamentare dalla Rai a Mediaset non sarebbe una novità traumatica. Resta l’insistenza su pluralismo e imparzialità, mai negata ovviamente da Berlusconi e dai nuovi vertici Rai a livello di dichiarazione di intenti, ma che è destinata ad animare il dibattito alle Camere. Così come l’indicazione ineludibile a favore del servizio pubblico. Altre giornate animate di cui il premier avrebbe fatto volentieri a meno; nulla di destabilizzante, però. Anche così si spiega l’annuncio fatto quasi con animo sollevato, prima che il segretario generale del Quirinale Gifuni avesse il tempo di consegnare il testo a Pera e a Casini, e quindi prima che dal Colle venisse la notizia che Ciampi si era rivolto per la prima volta alle Camere.