È il boom delle persone-imprese

17/03/2004


MERCOLEDÌ 17 MARZO 2004

 
 
Pagina 29 – Economia
 
 
Ottavo censimento dell´Istat: la dimensione delle aziende italiane diminuisce, il 15% formato da un solo lavoratore
È il boom delle persone-imprese
Cala il peso dell´industria tradizionale, salgono servizi e costruzioni
          La miglior performance in termini di aumento di aziende ha riguardato il nord-est (+1,7%). In calo il Nord-ovest (-8,9%)
          ROBERTO MANIA


          ROMA – E´ l´Italia post-industriale quella che fotografa l´Istat nell´ottavo censimento dell´industria e dei servizi. Un´Italia fatta di imprese sempre più piccole, tendenzialmente individuali; di lavoro flessibile e atipico, ma anche di capillare – e sorprendente – impegno sociale nel non profit. Un paese in movimento, per quanto frammentato, con accenni di vitalità, ma ancora frenato da vecchi problemi, come il tradizionale divario nord-sud. «Dal censimento 2001 – ha detto ieri il presidente dell´Istat, Luigi Biggeri – emergono alcune conferme e altre novità. Le conferme riguardano il fatto che la dimensione media delle imprese è diminuita perché è aumentato il numero delle aziende e delle istituzioni. Ed è cresciuta notevolmente anche l´occupazione. Sono aumentate le imprese unipersonali, il che vuol dire che sono arrivati nuovi imprenditori, soprattutto giovani». In tutto le imprese italiane, che occupano circa 20 milioni (esattamente 19,4 milioni) di persone, sono oltre quattro milioni, con un vero boom di quelle non profit: oltre 235 mila rispetto alle 61 mila del 1991, con un incremento degli occupati del 75%.
          Il made in Italy declina e sposta le sue produzioni, lasciando il posto alle costruzioni, ai servizi alle imprese e alle persone. Nel decennio 1991-2001, l´industria manifatturiera – certifica l´Istat – ha visto scendere il numero dei suoi addetti a quattro milioni 900 mila, con un calo percentuale del 6,1%. Una contrazione che ha interessato soprattutto i tradizionali settori di forza del nostro apparato produttivo: il tessile ha perso 94 mila addetti (-23,4%), l´abbigliamento 121 mila addetti (-28,8%) e le calzature 37.500 (-15,4%). Soffre anche il commercio (-4,5%), mentre decolla l´occupazione nei servizi in senso stretto con un +36,2%.
          Quello analizzato dall´Istat è il decennio delle persone che «si fanno impresa». Il peso delle aziende con un solo addetto (liberi professionisti, consulenti, lavoratori autonomi, ecc.) è passato dal 10,9% al 15,2%. Un dato che incide sul numero medio di addetti per impresa che, infatti, ha registrato una ulteriore diminuzione rispetto al 1991, passando da 4,4 a 3,8 dipendenti.
          La performance migliore, in termini di incremento del numero di aziende, l´hanno fatta registrare le regioni del nord-est: +11,7%. Buono il risultato del centro, con un +10% dovuto prevalentemente alla crescita dei servizi. Debole (+7,5%) quello del sud. L´Istat registra anche la trasformazione in atto nel nord-ovest, area a lenta deindustrializzazione (le imprese industriali sono calate dell´8,9%) compensata da una forte crescita (+39,9%) degli altri servizi. Ma sono queste regioni che si aggiudicano il primato dell´occupazione con il 32% degli addetti, contro il 23% del nord-est, il 21% del centro, il 17% del sud e il 7,5% delle isole.
          A trainare nel decennio l´occupazione sono stati i servizi. Ciò è accaduto in particolare nei comuni di media grandezza con un incremento complessivo superiore al 9% contro una media nazionale dell´8%. Sotto questo livello è stata la crescita nei comuni con meno di 10 mila abitanti (7,4%) e nei grandi comuni (5,2%). Tra questi ultimi gli aumenti più consistenti si sono verificati a Roma (14,3%) e a Verona (13,5%).
          I nuovi occupati sono stati oltre un milione e 400 mila. L´industria ha perso 176 mila posti. Quelli appena trascorsi sono stati i dieci anni dei co.co.co e dei lavoratori interinali: 827 mila i primi, 119 mila i secondi. Per l´80% concentrati nel centro-nord e in maggioranza giovani. Per questo il responsabile del Lavoro dei Ds, Cesare Damiano, ha lanciato ieri la proposta di un nuovo patto generazionale per tutelare i diritti di tutti i lavoratori. Le donne, infine, sono passate dal 34,9% al 38,4% dell´occupazione complessiva.