E i cortei furono 11

05/07/2002


5 luglio 2002



In sciopero ieri la Toscana, la Sicilia, il Lazio, l’Abruzzo, il Molise
E i cortei furono 11

A Firenze il presidio si trasforma in marcia. E’ un successo lo sciopero toscano, che ha raccolto ancora più adesioni del 16 aprile


RICCARDO CHIARI


FIRENZE
Non hanno resistito. In cinquemila hanno lasciato i presidi organizzati nelle piazze fiorentine (San Marco, Signoria, San Giovanni), per un corteo spontaneo fin sotto gli uffici dell’Assindustria in via Valfonda. Così le dieci manifestazioni organizzate in Toscana dalla Cgil sono diventate undici. Con decine di migliaia di lavoratori che hanno sfilato tingendo di rosso le vie principali di otto dei dieci capoluoghi, oltre che di Piombino e San Giovanni Valdarno. Solo a Pistoia e a Livorno la consegna del presidio è stata rispettata. Ma che fatica restarsene fermi, quando tutti gli altri se ne vanno in corteo. «Sono state le parole di Berlusconi – racconta Alessio Gramolati – che hanno dato un’ulteriore spinta allo sciopero. Qui alla Camera del lavoro sono arrivate telefonate su telefonate. Tutti a dire "dovete fare di più, i soli presidi non sono sufficienti". E’ andata a finire che la manifestazione c’è stata anche qui a Firenze». Mentre nelle aree industriali dell’Osmannoro, di Campi Bisenzio, di Scandicci e del resto della provincia, altre migliaia di lavoratori sostavano davanti alle fabbriche e ai centri commerciali, rimasti fermi per le quattro ore dello sciopero generale regionale al pari degli uffici pubblici, dei grandi alberghi, di gran parte delle banche e dei musei cittadini, compresi gli Uffizi, l’Accademia e San Marco.

«Abbiamo bissato il 16 aprile, l’adesione allo sciopero è stata complessivamente superiore all’80%». Parola di Luciano Silvestri, di ritorno dalla manifestazione di Prato. «L’oscuramento mediatico delle nostre iniziative imposto da Berlusconi – aggiunge il segretario regionale della Cgil – non può cambiare la realtà. Anche in Toscana centinaia di migliaia di lavoratori hanno incrociato le braccia, perché condividono la nostra battaglia contro la politica economica di questo governo, in difesa dei diritti e per estenderli anche a coloro che non li hanno. Tutto l’opposto di quello che sta facendo l’esecutivo, purtroppo in accordo con le altre organizzazioni sindacali». Ma dalle fabbriche (Piaggio in testa) e da altre realtà produttive arriva la notizia che in molti casi gli iscritti e perfino i delegati di Cisl e Uil hanno scioperato insieme alla Cgil. E così Silvestri unisce in un abbraccio di ringraziamento «tutti i nostri delegati e quadri. E gli iscritti, anche quelli delle altre organizzazioni sindacali, che condividono la nostra piattaforma, e le iniziative di lotta che abbiamo messo e metteremo in piedi per sostenerla».

Si sono fermate compatte anche le realtà industriali che stanno vivendo momenti delicati. Le precentuali di adesione allo sciopero che arrivano dalla Fiom di Firenze parlano del 90% alla Gkn, dell’85% alla Matec, del 90% alla Gilbarco. E poi Nuovo Pignone (80%), Gets (85%), Galileo Avionica (85%), Zanussi (92%). Alla Pirelli di Figline Valdarno ha incrociato le braccia l’80% dei lavoratori, alla Magona di Piombino il 90%, alla Solvay l’85%, alla Breda di Pistoia l’84%, all’Ipercoop di Montecatini il 95%. Ai Cantieri Orlando di Livorno, nonostante la crisi che ha portato alla richiesta di amministrazione controllata, lo stop è stato del 100%, così come alla Sammontana di Empoli e alla Coop Toscana Lazio. Mentre alla Piaggio la percentuale è stata dal 90% così come alla Buitoni di Sansepolcro e alla Tioxide di Scarlino. Nel comprensorio empolese-valdelsa l’adesione è stata addirittura superiore a quella del 16 aprile scorso: «Qui si sono fermati più impiegati – spiega Gramolati – di quanti non avessero aderito allo sciopero del 16 aprile scorso. E anche in questo caso ci hanno detto che erano indignati per le parole di Berlusconi contro Cofferati e la Cgil». A ruota Andrea Bettarini: «Chi pensa di isolare la più grande organizzazione sindacale del paese con la denigrazione e gli accordi separati, oggi è stato sconfitto».

Le uniche ombre arrivano dal settore edile, regno del subappalto che porta ad autentiche forme di caporalato anche in alcuni grandi cantieri. E di subappalto si parla anche per il grave incidente sul lavoro accaduto nel tratto dell’alta velocità ferroviaria di Sesto Fiorentino, dove è rimasto seriamente ferito e a rischio di paralisi il dipendente di un’azienda metalmeccanica, impegnata in opere di impiantistica per conto del consorzio Cavet.