E i centristi della maggioranza puntano a riscrivere la delega

06/03/2002






Buttiglione: «Carta bianca alle parti sociali». Prudenza di Fini e Letta. Tremonti: sbagliato cambiare posizione

E i centristi della maggioranza puntano a riscrivere la delega

      ROMA – Governo e maggioranza cercano, con grande fatica, una via d’uscita sull’articolo 18 (procedure dei licenziamenti). Il congresso della Uil, di fatto, ha frantumato lo schema messo a punto qualche settimana fa dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dal suo vice Gianfranco Fini e dal ministro del Welfare, Roberto Maroni: due mesi di trattativa «senza rete» affidata alle parti sociali. Nel centrodestra si rimettono in moto spinte contrastanti. Tra oggi e domani, per cominciare, i gruppi parlamentari del Biancofiore (Ccd-Cdu) formalizzeranno una proposta che di fatto elimina dal testo ogni riferimento all’articolo 18. Rocco Buttiglione (Cdu), ministro delle Politiche comunitarie, proporrà addirittura al governo di «azzerare i temi del negoziato – ha detto in tarda serata – e dare carta bianca alle parti sociali in modo da riscrivere alla fine della trattativa la delega sul lavoro». In un primo tempo era circolata l’ipotesi che i centristi potessero presentare un emendamento secco per cancellare ogni riferimento all’articolo 18. Una mossa che avrebbe avuto un effetto dirompente: il fronte anti-delega sarebbe diventato maggioritario in Parlamento. Ma ieri pomeriggio Luca Volontè, capogruppo dei deputati centristi, ha spiegato al ministro del Welfare Roberto Maroni che l’iniziativa non andava interpretata come «un atto di rottura», bensì come il tentativo di sbloccare «tutti insieme» la situazione di stallo.
      Di segno completamente opposto è, invece, il giudizio del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: non ci sono ragioni perché il governo cambi posizione. Il mercato del lavoro ha bisogno di flessibilità per aumentare l’occupazione: la modifica dell’articolo 18 dello Statuto è uno degli strumenti a disposizione. Lo stesso Tremonti, comunque, non è contrario a un qualche aggiustamento del testo. Già nelle scorse settimane aveva suggerito di applicare la nuova versione dell’articolo 18 (indennizzo per chi viene licenziato senza giusta causa) solo in due casi: passaggio dal contratto a tempo determinato a uno a tempo indeterminato, lavoratori che emergono dal sommerso. Ma al Welfare pensano che sarebbe meglio, piuttosto, togliere il vecchio articolo 18 per le imprese che superano la soglia dei 15 dipendenti.
      In realtà, in questa fase, ogni soluzione tecnica appare un semplice esercizio di scuola. Davanti al governo c’è un nodo politico che precede il merito del negoziato. Confindustria da una parte, Cisl e Uil dall’altra ora chiedono con forza un chiarimento: si tratta o no sull’articolo 18?
      Per il governo, insomma, il quadro si va complicando ora dopo ora. Nell’esecutivo tutti attendono la proposta che Maroni dovrebbe portare al Consiglio dei ministri di domani. In un primo giro di contatti si è deciso che sarà proprio il ministro del Welfare l’unico interlocutore ufficiale di sindacati e industriali. Ieri Fini, protagonista della trattativa sul pubblico impiego, si è mostrato alquanto prudente. Di fatto la Cgil (e ora forse anche Cisl e Uil) hanno già bruciato la prima mediazione di Palazzo Chigi. Ora il vice premier e il sottosegretario Gianni Letta attendono che si dissolva l’effetto del congresso Uil. Poi cominceranno i contatti informali con sindacalisti e industriali, allargando il confronto ad altri temi (a cominciare dagli ammortizzatori sociali).
      Intanto Palazzo Chigi terrà d’occhio quello che succede in Parlamento. Nel governo c’è chi guarda con favore alla proposta del Ccd-Cdu: l’azzeramento dell’articolo 18 imposto dalla base parlamentare potrebbe offrire a Berlusconi e Fini lo spunto per «sacrificare» il tema dei licenziamenti, in nome d ella coesione nel Polo.
Giuseppe Sarcina


Economia