E’ guerra sul bonus pensioni

23/09/2004


            giovedì 23 settembre 2004

            PROTESTANO GLI ESCLUSI
            E’ guerra sul bonus pensioni

            ROMA
            Il numero verde dell’Inps ieri è stato tempestato di richieste: 2500 chiamate in un giorno. Ma sul superbonus previdenziale è già guerra. A 48 ore dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del ministro del welfare Roberto Maroni, che consente ai lavoratori «pensionandi» per anzianità del settore privato di ottenere in busta paga un aumento del 32,7% dello stipendio lordo in cambio del prolungamento della permanenza in servizio, si apre un acceso dibattito sulla convenienza o meno di scegliere questa opzione a seconda del numero degli anni dei contributi versati (oltre 38 anni ci si guadagna, fino ai 37 ci si perde) e sui prevedibili contraccolpi sulle future pensioni che, nel caso di adesione, restano congelate agli attuali livelli. Si contesta anche il fatto che l’opzione a favore del superbonus previdenziale sia impostata come una strada senza ritorno: cioè, chi fa la scelta del prolungamento dell’attività di lavoro in cambio del superbonus non potrà più tornare indietro e chiedere il ripristino del versamento dei contributi destinati a far crescere l’entità della futura pensione.


            Ma, indipendentemente dalla valutazione degli aspetti non trascurabili dell’effettiva convenienza in rapporto alle singole situazioni e del non ritorno al passato, tutti i settori esclusi dal provvedimento scendono in campo e ne reclamano l’immediata estensione, a cominciare dal vasto comparto del pubblico impiego, forte di 3 milioni e mezzo di lavoratori statali, degli enti locali (Comuni, Province e Regioni), delle Asl, degli enti pubblici non economici, come Inps, Inail ecc. «Non c’è dubbio – afferma il segretario generale della Uil Luigi Angeletti – che anche i pubblici dipendenti devono essere inclusi. Il bonus è l’unica cosa buona che c’è nella riforma. Perchè devono essere esclusi? Ora ci aspettiamo che il governo ci chiami prima di firmare il decreto attuativo sulle pensioni per verificare alcuni punti importanti». In discussione pure l’applicazione o meno nelle aziende in crisi (il ministro Maroni ritiene di sì, ma in Parlamento c’è un ordine del giorno che impegna il governo ad escludere il bonus per le imprese in crisi) e in altri enti previdenziali «liberalizzati», come l’Inpgi dei giornalisti.


            Nell’area pubblica, inoltre, la contestazione sulla mancata ammissione al bonus si intreccia con le vertenze contrattuali e sulla previdenza complementare, contribuendo a costituire un mix «esplosivo» che prelude ad una estesa mobilitazione e alla sollecita definizione di un articolato programma di azioni sindacali. Il segretario confederale della Uil Antonio Foccillo preannuncia un pacchetto di ore di sciopero gestito dalle categorie e il segretario confederale della Cgil-funzione pubblica Carlo Podda precisa che la proposta della Uil sarà esaminata, insieme ad altre, in un apposito incontro all’inizio della prossima settimana fra i vertici delle confederazioni e delle categorie. Al centro, con i contratti e il bonus, il nodo della previdenza integrativa, dopo la cancellazione da parte dell’Aran (che tratta a nome del governo) delle riunioni già programmate per definire l’avvio dei fondi integrativi nei comparti pubblici a causa della mancanza delle risorse necessarie sostenuta dal ministro dell’economia Domenico Siniscalco. «C’è da parte del governo nei confronti dei pubblici dipendenti – sottolinea Podda – un accanimento incredibile. Che la linea dell’esecutivo sia quella di smantellare i servizi pubblici e il lavoro pubblico ci è chiaro. E’ bene che sia altrettanto chiaro che contrasteremo con una lotta durissima queste scelte inique e sbagliate».