E Giacomelli per salvarsi chiama i fornitori

10/09/2003



      Mercoledí 10 Settembre 2003

      FINANZA E MERCATI


      E Giacomelli per salvarsi chiama i fornitori


      MILANO – L’amministrazione controllata è stata concessa il 29 luglio dal Tribunale di Rimini. Ma per il gruppo Giacomelli non è ancora tempo di tirare un sospiro di sollievo. Oltre al "giallo" del magazzino, per la catena di distribuzione di articoli sportivi quotata a Piazza Affari rimane l’incognita dei fornitori. Il 27 agosto scorso hanno infatti ricevuto una lettera (firmata dal presidente e amministratore delegato Maurizio Dorigo) in cui la società chiede loro di ripristinare le forniture affinché «la rete di vendita venga riattivata». Ma alcuni fornitori pare non siano così disponibili a riaprire i "rubinetti". La lettera è esplicita. «È a questo punto indispensabile e nell’interesse di tutti i creditori – si legge – che la rete di vendita del gruppo venga riattivata procedendo alle forniture necessarie a tutti i negozi». E poi: «Si confida che gli approvvigionamenti riprendano con effetto immediato». Il problema, a questo punto, è vedere quanti fornitori – molti dei quali hanno presentato nei mesi scorsi ben 23 istanze di fallimento – risponderanno all’appello. Alcuni pare l’abbiano fatto, trattando condizioni più o meno favorevoli. Altri ci stanno pensando. Altri, invece, storcono il naso. In effetti far ripartire le vendite significherebbe far tornare gli incassi al gruppo Giacomelli: condizione «essenziale per il risanamento dell’azienda», come la stessa lettera recapitata ai fornitori afferma. E questo è proprio lo scopo dell’amministrazione controllata: rimettere il gruppo in carreggiata e permettere la sua ripresa. Perché, dunque, alcuni fornitori dovrebbero storcere il naso? Per un motivo semplice. Giacomelli dovrà molto probabilmente utilizzare gli incassi delle vendite, riprese con le nuove forniture, innanzitutto per mantenere gli asset (dovrà dunque pagare gli affitti dei vari punti vendita) e i dipendenti (dovrà giustamente corrispondere stipendi e contributi). Per debiti pregressi – quelli cioè precedenti all’amministrazione controllata – potrebbe quindi rimanere ben poco. O nulla. Ecco perché più di un fornitore di Giacomelli potrebbe – e tanti lo stanno facendo – tirarsi indietro. Il problema non è da poco se si considera che ad ottobre si terrà la cosiddetta adunanza dei creditori: la maggioranza di loro dovrà esprimere parere favorevole alla procedura di amministrazione controllata. Ma quello dei fornitori è solo uno dei "nodi" che il gruppo Giacomelli deve sciogliere. A turbare i sonni c’è anche il problema del magazzino: secondo le verifiche effettuate d’intesa con i revisori della Kpmg – come riportato ieri dal «Sole 24 Ore» – mancherebbero all’appello oltre 100 milioni di euro. Secondo alcune fonti di mercato, se le stime finali delle verifiche saranno confermate, cadrebbe uno dei presupposti stessi dell’amministrazione controllata: patrimonio sociale inferiore a quello indicato.
      MY.L.