E’ già sparita l’indennità di disoccupazione

18/12/2002

18 Dicembre 2002


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SOSTIENE BOERI.
WELFARE ASIMMETRICO, IL TAGLIO ALLE RISORSE PER TAPPARE LA FALLA FIAT
E’ già sparita l’indennità di disoccupazione

Anche sull’indennità di disoccupazione, primo abbozzo di una riforma degli ammortizzatori sociali,
cala, di fatto, il sipario. Dei già insufficienti 700 milioni di euro previsti per il 2003 nella Finanziaria
e concordati nel Patto per l’Italia dello scorso mese di luglio, ne resteranno non più di 300.
L’emergenza, ora, si chiama Fiat ma, in realtà, l’emergenza costante è rappresentata dalla carenza
di coraggio riformatore del governo. Ritorna anche in questo caso una cultura vecchia che nel sistema
delle tutele sociali si è spesso tradotta in interventi selettivi, una tantum. Senza progetto. «Non solo
non si fanno le riforme – spiega in una conversazione con il Riformista, il professor Tito Boeri,
dell’università Bocconi – ma si accentuano le asimmetrie nel sistema. Per questa via si tolgono risorse
utili per le riforme. Questo modo di operare finisce per creare dei precedenti e, inevitabilmente, avvia
una spirale di rincorse che conducono ad ulteriori asimmetrie. E’ ovvio che ne arriveranno altre.
E questa è una tradizione molto radicata nella storia italiana dello stato sociale. Stiamo ricadendo
in pieno nel passato». E’ come – domandiamo – se si dimostrasse che in Italia è impossibile fare le
riforme? «No, non è vero. Questo governo ha la forza parlamentare per poter realizzare interventi
riformatori. Ma quando non si trova il coraggio di iniziare, si continua a far sì che le risorse finiscano
per finanziare ulteriori misure selettive». Un circolo vizioso. D’altra parte basta guardare a cosa
serviranno le risorse stornate al finanziamento dell’indennità di disoccupazione. Agli Lsu (i cosiddetti
avoratori socialmente utili ereditati sotto varie forme dalla prima Repubblica) della scuola andranno
297 milioni di euro; a quelli dei Comuni ne andranno 80. Il resto andrà alla Fiat e alla imprese dell’indotto.
Si tamponano le falle.
La stessa logica, e, forse, cultura di governo, che ha ispirato il pacchetto di condoni che il parlamento

si appresta ad approvare nel rush finale sulla Finanziaria. «E’ un approccio miope – osserva Boeri -,
sono manovre di brevissimo respiro che rischiano di avere conseguenze pesanti. L’unica condizione che,
dal punto di vista economico, "ammette" il condono è quella nella quale si riesce a dimostrare che il
condono sancisce una rottura netta con il passato. In sostanza quando si dice: "Abbiamo cambiato regime
normativo e ora condoniamo il passato". Quello che sta per essere varato in questi giorni non potrà mai
essere venduto come tale. Ha ben altre caratteristiche: è soprattutto un provvedimento reattivo, definito
in corso di discussione della legge Finanziaria, in stretto collegamento con l’arrivo dei dati, negativi,
sull’autotassazione. I quali, peraltro, potrebbero essere letti proprio come un anticipo del condono.
Insomma come se il condono anticipasse se stesso. Il fatto, poi, che la regolarizzazione venga prevista
già in corso d’anno, alla vigilia della trimestrale di cassa, dimostra che le finanze pubbliche sono con
l’acqua alla gola. Gli effetti sull’opinione pubblica? La chiara percezione che ogni qual volta le cose non
andranno bene si ricorrerà ai condoni».
Con l’ennesima riforma rinviata, rimane un sistema di ammortizzatori e di tutele sociali con tratti di ingiustizia

ed elementi di inefficacia. «Innanzitutto – sostiene Boeri – manca un istituto generale di trattamento di base,
uguale per tutti. Il primo passo per ridurre tutte le asimmetrie. Ciò non esclude che ciascuno o ciascuna
categoria professionale possa integrare il trattamento di base con strumenti autoalimentati». Boeri rilancia
la proposta del reddito minimo di inserimento (Rmi), la cui sperimentazione è stata tacciata di assistenzialismo
dal ministro del Welfare, Roberto Maroni. «Non è molto peggio – ribatte .- di ciò che fanno con gli interventi
selettivi». Come sempre, quando si ragiona di riforme delle prestazioni sociali, si impone la correzione
della spesa previdenziale. «Non c’è dubbio anche perché, impropriamente, le pensioni svolgono una
funzione di ammortizzatore sociale». Ma questo è un altro discorso che, però, prima o poi sarà promosso
ad emergenza.