È già caduto il tabù dell’orario fisso

18/05/2005
    mercoledì 18 maggio 2005

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      Accordi apripista / Tra le opportunità anche gli interventi tempestivi
      È già caduto il tabù dell’orario fisso
      Chimici, tessili e alimentaristi concordano l’impiego a seconda dei picchi produttivi

        SERENA UCCELLO

        MILANO • Banche delle ore o " flessibilità tempestiva". Riposi a " scorrimento" o produzione a " ciclo continuo". Percorsi diversi per tipologie contrattuali differenti. Mentre i meccanici discutono di flessibilità e orario di lavoro, l’argomento ha già preso forma nei contratti collettivi di tessili, chimici e nel comparto dell’alimentare. Il filo conduttore comune è la normativa che fissa l’orario " normale" di lavoro in 40 ore settimanali, con la possibilità di arrivare a una durata massima ( comprese le ore di lavoro straordinario) di 48 ore settimanali medie, calcolate su un periodo di quattro, sei o dodici mesi.

        Fissato il perimetro, ogni contratto ha scelto il percorso più adeguato alle proprie esigenze produttive. Esigenze spesso articolate come quelle del tessile, che è caratterizzato dalla presenza massiccia di lavoratrici. Sfruttando la lunga tradizione di relazioni sindacali particolarmente costruttive, il contratto del tessile è riuscito a realizzare un modello in cui tutte le modifiche e le variazioni all’orario sono negoziate dall’azienda con il sindacato.

        Nel dettaglio, la gestione dell’orario è divisa in due aree: la cosiddetta area " certezza" e l’area " convenzienza".

        La prima stabilisce l’orario giornaliero in otto ore per 5 o 6 giorni. La seconda area prevede invece una serie di possibilità alle quali possono far riferimento le aziende. E sono la possibilità di ricorrere al lavoro domenicale, l’orario plurisettimanale, la possibilità cioè di lavorare più di 40 ore in alcune settimane e meno in altre purché però si mantenga la medie delle 40 ore. A questa opportunità si deve aggiungere quella che i tecnici definiscono " flessibilità tempestiva": quando ci sono particolari esigenze produttive l’azienda può decidere di modificare l’organizzazione degli orari, avvertendo i lavoratori e il sindacato con 5 giorni di preavviso. In questo caso, qualora il sabato dovesse passare da giorno di riposo a giorno lavorativo, scatterebbe il riposo a scorrimento: il giorno di pausa sarà cioè usufruito in un altro momento della settimana. I lavoratori tessili possono accumulate le prime 32 ore di straordinario, depositarle in una banca delle ore per maturare così permessi aggiuntivi.

        Un meccanismo simile è previsto anche dal contratto dei chimici che prevede l’opportunità di far confluire gli straordinari, tutti o per il 50%, in una banca ore. La novità dei chimici è che queste ore possono essere anche utilizzate per svolgere attività formative. Più in generale, stabilendo in partenza che non esiste una distribuzione del lavoro giornaliero standard, il contratto dei chimici mette nero su bianco più opzioni che possono anche integrarsi e alternarsi nel corso dell’anno. Di fatto i chimici possono lavorare a giornata o a turni, su 4, 5, 6 giorni settimanali, con orari settimanali fissi ( compresi tra 37,45 e 40 ore), o con orari pluriperiodali che raggiungano l’orario annuo come media.

          Quindici, diciotto, ventuno: nel contratto dell’alimentare è l’articolazione caratteristica dell’orario e sta per 15 turni settimanali ( tre turni per cinque giorni) o 18 ( tre per sei giorni) o 21 ( tre su sette giorni). Un sistema, questo, individuato perché ben si adatta a un comparto che raggruppa aziende con esigenze ( dalla panificazione alla conservazione della frutta ad esempio) produttive diversificate nel corso dell’anno. La peculiarità dell’alimentare, punto peraltro controverso tra sindacati e imprese, è che il tetto delle 48 ore non è considerato come numero medio ma come tetto massimo.