E’ fittizia una collaborazione su tre

11/11/2003

ItaliaOggi (Focus)
Numero
267, pag. 4 del 11/11/2003
di Teresa Pittelli


Emerge dal rapporto Cnel sul lavoro. Intanto partono i primi accordi collettivi sulla legge Biagi.

E’ fittizia una collaborazione su tre

Mezzo milione di co.co.co. sono di fatto lavoratori subordinati

Un rapporto di lavoro parasubordinato su tre potrebbe essere fasullo. Su 1,3 milioni di iscritti attivi alla gestione separata dell’Inps, infatti, 500 mila appartengono a quella fascia grigia di lavoro ´dalla qualificazione giuridica controversa’, che può nascondere altri tipi di rapporto, per esempio subordinato. E quasi la metà di questi lavoratori, circa 600 mila persone, sembra avere redditi fino a un massimo di 5 mila euro all’anno, come risulta dai versamenti contributivi, inferiori ai 500 euro.

Questi i risultati dell’analisi sulle collaborazioni coordinate e continuative, contenuta nel ´Rapporto sul mercato del lavoro 2002′ appena pubblicato dal Cnel. Per il Cnel il basso livello di contribuzione all’Inps 2 è una conferma del fatto che l’universo parasubordinati comprende, sì, ´un enorme ventaglio di situazioni e posizioni’, ma ´sbilanciate verso le due estremità della scala sociale’.

Da una parte, un’area di figure tradizionali ad alto reddito, tra le quali spiccano gli amministratori di società, o di professionalità specifiche ancora in cerca di regolamentazione. Dall’altro, il lato oscuro del boom dei parasubordinati, e cioè i 5-6% collaboratori individuati dal Cnel come appartenenti alla ´fascia grigia’, quella non qualificabile con certezza, quella che può nascondere lavoro subordinato mascherato da co.co.co., cioè elusivo delle norme fiscali e contributive, a scapito delle casse statali, e dei contratti collettivi, a scapito dei diritti.

- I co.co.co. e l’Inps. Secondo il rapporto i co.co.co. iscritti alla gestione separata dell’Inps toccavano i 2,4 milioni all’inizio del 2002. Una crescita spaventosa, se si considera che il fondo parasubordinati è nato nel ’96. L’incremento è stato significativo soprattutto per i collaboratori veri e propri, sostanzialmente quelli senza partita Iva, cresciuti dai 900 mila nel ’96 a oltre 2,1 milioni nel 2002.

Professionisti e collaboratori professionisti, invece, sono cresciuti meno velocemente, passando (sommati) da 126 mila a 230 mila. Da queste cifre potrebbe trarsi la conclusione che l’insieme dei co.co.co. rappresenti il 10% dell’occupazione complessiva, visto che nel 2002, secondo l’Istat, ammontava a quasi 22 milioni di unità. Secondo il Cnel, però, bisogna considerare che non tutti gli iscritti alla gestione sono attivi, in quanto quelli contribuenti, effettivamente occupati, secondo le ultime informazioni disponibili basate su dati del ’99 ammontano a 1,3 milioni, pari al 70% degli iscritti. Circa la metà dei co.co.co. (il 45%), cioè quasi 600 mila, versa importi contributivi inferiori ai 500 euro, ai quali corrisponde un imponibile massimo di circa 5 mila euro. Un po’ più di un quarto (26%) versa contributi per un importo compreso tra i 500 e i 1.500 euro, cui corrisponde un reddito tra i 5 mila e i 15 mila euro. E il restante quarto ha invece redditi superiori ai 15 mila euro. Tra i professionisti vi sono ovviamente quote più elevate di contribuenti sopra questa soglia (36%). Quanto all’età, il Cnel fa notare che i collaboratori ´puri’, cioè quelli che non hanno altre fonti di reddito, decrescono nettamente man mano che si alza l’età: si passa da oltre il 90% tra i giovani al 32% tra gli anziani. All’aumentare dell’età, quindi, corrisponde un forte incremento di co.co.co. doppio-lavoristi o pensionati.

- I co.co.co. e il ministero delle finanze. I co.co.co. contribuenti secondo l’anagrafe tributaria nel 2002 risultano 861.517. Mancano all’appello, secondo l’Inps, circa 300 mila soggetti. Secondo il Cnel questi si identificano nei lavoratori a reddito più basso, non tenuti a presentare alcuna dichiarazione, mentre la parte dell’universo co.co.co. conosciuto alle finanze è ´quella più ricca’. Ciò che emerge dai dati di via XX Settembre è un reddito medio complessivo di circa 37 mila euro, dei quali, però, solo la metà imputabili all’attività specifica di co.co.co. Un dato che fa capire l’enorme rilevanza dell’associazione con altri tipi di reddito dei proventi da co.co.co. Non solo. Ma la quota di reddito da co.co.co. decresce al crescere del reddito complessivo: nelle fasce più basse arriva al 75%, mentre in quelle oltre i 15 mila euro si aggira sul 45%. Secondo il Cnel i dati del tesoro confermano il forte peso degli amministratori, da un lato, e dall’altro il fatto che ´il variegato profilo dei co.co.co. è composto da soggetti non solo eterogenei, ma nettamente polarizzati’.

- Il peso del Nord e delle metropoli. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, i co.co.co. sono una realtà più diffusa nel Nord e nelle realtà urbane, come dimostra la preminenza della Lombardia e del Lazio. In generale, due terzi dei co.co.co. sono attivi nelle regioni del Nord, il 24% al Centro e solo il 10% al Sud o nelle isole. ´Le co.co.co. sono comunque più presenti in tutte le metropoli, dove meglio fioriscono i nuovi lavori terziari’, spiega il rapporto.

- La riforma del mercato del lavoro. Una situazione, quella descritta, con la quale adesso intende fare i conti la riforma del mercato del lavoro diventata da poco operativa attraverso il dlgs 276/03, che cancella le co.co.co. in favore dei nuovi contratti a progetto caratterizzati dall’autonomia del lavoratore. Autonomia che, se non provata, ai sensi della legge dovrebbe portare alla conversione del contratto in rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato.