E Fazio decise per il blitz

23/09/2003

 

martedì 23/9/2003
Pagina 7 – Economia
 
 
    IL RETROSCENA

    E Fazio decise per il blitz
    «È stata la zampata dell´orso»
    Cosa ha spinto il governatore a ingaggiare il duetto sulla previdenza con il ministro Tremonti
      "Quasi la metà del debito pubblico è dovuta agli squilibri pensionistici". Niente polemiche sulla durata del mandato
      "Innalzare a 40 anni l´età contributiva va bene ma non basta: occorre aumentare anche quella anagrafica
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      DAL NOSTRO INVIATO
      ELENA POLIDORI


      DUBAI – «Una zampata». Del leone no, perché il governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio, non può essere assimilato ad una fiera. Gli piacerebbe di più, semmai, «dell´orso». Del resto Alvito, il suo paese natale, non è neanche troppo lontano dal parco nazionale d´Abruzzo dove vivono gli orsi marsicani. Però domenica a Dubai, sul tema caldo delle pensioni, Fazio ha colpito, intervenendo a sorpresa sulla riforma del ministro Tremonti: «E´ solo un primo passo». E oggi, mentre passeggia per le sale del Trade center, insiste: se sia «un passetto o un passone» potrà dirlo solo quando avrà visto «le carte». Ma la convinzione di fondo resta immutata: «Alzare l´età contributiva non basta». Se possibile, bisogna anche elevare l´età pensionabile.
      Fazio si definisce «un tecnico» e non cessa mai di dire che i suoi sono appunto solo «pareri tecnici». Però non gli sfugge il significato politico di quest´uscita, alla vigilia dell´incontro governo-sindacati, e per di più dal palcoscenico internazionale del G7 da dove era venuto il pressing al governo per fare la riforma. In realtà, ci teneva proprio a dire – in questo particolare contesto – che sulle pensioni la pensa diversamente e non da oggi. Se poi i politici il suo intervento lo inquadrano «in un certo modo», beh, «pazienza». Quel che per Fazio conta è che il suo pensiero in materia di previdenza, la sua «Weltanschauung», come ama chiamarla, sia sempre coerente.
      Così, all´indomani del duetto con Tremonti, si è messo a ricordare con i suoi collaboratori più fidati tutte le volte in cui diceva basta, bisogna intervenire sulla previdenza in modo serio, «strutturale», con una riforma basata su due pilastri: il pubblico, gestito a ripartizione e quello integrativo privato, gestito a regime di capitalizzazione. Gli tornano in mente i passaggi in cui, mese dopo mese, spronava i vari governi a «a fare di più»: un intervento pubblico del 93, per esempio, un´audizione del 99, l´assemblea dell´Abi del 2002, le ultime Considerazioni finali. «Sono almeno dieci anni che ne parlo». Rileggendoli, quei discorsi, vengono fuori anche delle cifre significative. Per esempio che tra il ’70 e il 2000, escludendo le prestazioni di natura squisitamente assistenziale, gli squilibri tra la spesa per le pensioni e gli oneri sociali hanno contribuito per oltre il 30% all´attuale consistenza del debito pubblico. O anche che, includendo i prepensionamenti, l´effetto degli squilibri nelle gestioni della previdenza pubblica si può valutare nel 40%.
      Tutte stime che lo confortano nella sua convinzione, ribadita ben bene anche a Tremonti, l´altro giorno: il ministro diceva «i 40 anni di contributi dal 2008 vanno bene» e Fazio ripeteva sì, meglio di niente, «ma questo è solo l´inizio». C´è stato pure uno scambio – «nel 2008 magari andrà in pensione anche lei, magari con 40 anni» – che con qualche malizia potrebbe essere interpretato come un accenno alla durata del mandato, che si sa, non ha limite. E chi vorrebbe mettercelo è proprio la maggioranza di governo. Ma Fazio non vuole «fare polemiche» e quasi scansa con un gesto della mano il problema, mentre cerca di proteggersi dal caldo asfissiante di Dubai. In altre occasioni, quando la storia del mandato è venuta a galla, ha dato ben altre «zampate». Oggi gli preme la riforma. E ricorda la prima «parziale» correzione del ’92, quando venne alzata l´età di vecchiaia e riviste verso il basso le prestazioni. Rimugina sui ritocchi del ’95, con effetti significativi «nel breve e medio periodo». Troppo poco, in un paese in cui «quasi la metà del debito pubblico è dovuta agli squilibri pensionistici». Bisogna appunto «fare di più».