E Fazio affronta il dossier-lavoro

31/05/2002


VENERDÌ, 31 MAGGIO 2002
 
Pagina 8 – Economia
 
LA BANCA D´ITALIA
 
Oggi le Considerazioni finali, il governatore ha voluto uno studio sull´art.18
 
E Fazio affronta il dossier-lavoro
 
 
 
L´anno scorso si parlava di "miracolo" in arrivo, oggi si attende il bilancio
Necessario il rigore nei conti pubblici per centrare gli obiettivi concordati a Bruxelles
 
ELENA POLIDORI

ROMA – Per tradizione e per stile non trapela mai nulla delle Considerazioni finali che il governatore della Banca d´Italia leggerà stamani: il «visto si stampi» arriva solo alla fine; quando c´era la lira si inseriva all´alba del 31 maggio l´ultima quotazione. Eppure stavolta qualche indiscrezione trapela. Sembra per esempio che Antonio Fazio, nella sua decima relazione, possa fare un accenno, sia pure senza nominarlo, al caso Fiat e al ruolo delle banche. Si dice anche che non mancherà un riferimento più o meno esplicito al contestato articolo 18, nell´ampio capitolo dedicato al lavoro.
Il governatore d´altra parte si è fatto preparare dall´ufficio studi un «appunto», destinato a lui e al Direttorio, tutto dedicato alle regole per la tutela del rapporto di lavoro. E´ un testo che non entra nel merito della polemica tra governo e sindacati. E´ un´analisi, basata sui raffronti internazionali, da cui risulta che l´Italia, in materia di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, è allineata ad Ungheria, Polonia, Grecia, Norvegia e Portogallo. Questo obbligo viceversa non esiste in Belgio, Francia, Svizzera, Regno Unito, Spagna, Finlandia. In paesi come l´Austria, l´Olanda, la Danimarca, la Svezia, gli Stati Uniti, il reintegro, se esiste, è raramente applicabile.
L´appunto di per sé non significa che la questione sarà inserita stamani nel discorso del governatore: l´ufficio studi sforna montagne di lavori preparatori. Però conferma l´interesse di Fazio per il mondo del lavoro. Da sempre, e anche nel discorso dell´anno scorso, il responsabile della Banca d´Italia chiede occupazione più flessibile, per eliminare quelle che chiama le «rigidità più gravi». Da anni, ormai, reclama salari differenziati e agganciati alla produttività; vuole contratti diversamente modulati; chiede di far emergere il sommerso, di abolire il lavoro nero e grigio. E le tutele, ci devono essere, certo, ma per forza di cose, in un mondo globalizzato, «non possono essere più quelle introdotte 50 anni fa». Bisogna pensare ad un «nuovo sistema di diritti e di doveri di solidarietà»; occorre eliminare «ogni impedimento all´accesso al lavoro».
La scorsa settimana Fazio ha definito «ampiamente condivisibile» la relazione del presidente della Confindustria D´Amato che, tra l´altro, parlava dell´articolo 18 come di «un sentiero stretto ma ineludibile» per riformare il mercato del lavoro.
Per capire cosa Fazio dirà stamani, comunque, non c´è niente di meglio che rileggersi le Considerazioni finali del 2001. Allora – ma poi quella parola non è più stata usata – Fazio espresse fiducia sull´economia e sull´operato del governo. Disse che il miracolo economico vissuto dall´Italia negli anni Sessanta poteva «essere ripetuto». «Possiamo e dobbiamo realizzarlo», era il monito. Tutti – lavoratori, sindacati, imprenditori, «uomini delle istituzioni – «siamo chiamati ad uno sforzo corale». Il paese ha «le risorse professionali, imprenditoriali, di lavoro giovanile, di risparmio, perché si possa attivare un rilancio della crescita».Servono però le riforme strutturali e serve rigore nella finanza pubblica per riuscire a rispettare il patto di stabilità: al momento, l´obiettivo pare lontano.
Nell´ultimo anno, certo, sono intervenuti fatti imprevedibili, a cominciare dagli attentati dell´11 settembre; pare tuttavia che Fazio non abbia perso il suo ottimismo.