E dopo lo sciopero? Lo stralcio

10/04/2002

 
   




 
E dopo lo sciopero? Lo stralcio
LO SCONTRO Cofferati spiega la tattica dei sindacati: via l’articolo 18 e riforma vera degli ammortizzatori sociali. Buttiglione: «Non ci fa paura»
Blitz parlamentari Il relatore della delega Tofani (An) annuncia che sarà stralciata la parte sul collocamento. Domani il decreto al consiglio dei ministri

P. A.

Il primo punto all’ordine del giorno dopo lo sciopero generale si chiama stralcio. «Ci siederemo al tavolo di confronto con il governo, ma porremo subito la questione dello stralcio dell’art.18». Il segretario della Cgil, Sergio Cofferati, lo ha ribadito ieri durante la trasmissione
Radio anch’io, spiegando agli ascoltatori un concetto molto semplice: «Sarebbe davvero singolare – ha detto Cofferati – dimenticare che questo, cioè lo stralcio, è il motivo per cui abbiamo chiesto a milioni di persone di non andare a lavorare». E mentre all’interno della maggioranza si continua a bisticciare più o meno apertamente sul bastone del comando, o meglio sulla sedia del regista tra An e alcuni esponenti della Lega che temono una diminuzione del loro potere relativo (essendo il ministero del lavoro e del welfare nelle mani di Maroni), i sindacati confederali mandano al massimo le macchine organizzative in vista delle otto ore di blocco della produzione e di tutti i servizi per martedì 16 aprile. I sindacati, che hanno terminali in tutto il paese, scommettono sulla massima riuscita dello sciopero generale unitario, il primo dopo venti anni (era il 1982). E lo sciopero non sarà solo una dimostrazione di forza, ma inciderà sulla produzione e indirettamente anche sulla formazione del Pil. Lo sciopero riuscirà e avrà dei costi, sia per i lavoratori che lo faranno, sia per tutto il sistema. Per questo il segretario della Cgil non si aspetta grandi «mutamenti di linea» da parte della Confindustria, ma sostiene che siccome gli industriali danno la giusta attenzione ai problemi veri, è anche possibile che dopo lo sciopero generale «il muro che divide le ragioni dei sindacati da quelle del mondo imprenditoriale possa cominciare a sgretolarsi». Un discorso analogo si potrebbe fare sulla tenuta del governo, ma né Cofferati, né gli altri leader sindacali si sbilanciano in previsioni, avendo tra l’altro specificato più volte la natura «sindacale» di questa battaglia. Nessuno vuole organizzare scioperi per far cadere i governi, hanno detto in più occasioni i tre segretari di Cgil, Cisl, Uil. Ma è chiaro che la politica del muro contro muro rilanciata anche dal vicepremier, Gianfranco Fini non porterà da nessuna parte. Comunque vadano le cose, è ormai chiaro che le posizioni «dialoganti» all’interno della maggioranza di governo sono oggi in forte crisi. Un esempio per tutti: Rocco Buttiglione, ministro delle politiche comunitarie. Lunedì ha proposto uno «scambio» con i sindacati tra ammortizzatori sociali e articolo 18. Ieri, dopo aver letto le reazioni di tutti i sindacati e dei commentatori più avvertiti, è tornato a indossare i panni del duro: Cofferati non pensi di farci paura – ha dichiarato – «di decidere lui l’ordine del giorno degli impegni dell’esecutivo e di esercitare un diritto di veto che la Costituzione non gli ha attribuito e che noi non gli riconosciamo». Una dichiarazione che tradisce nervosismo alla vigilia dello sciopero generale e che appare singolare in bocca a uno degli uomini che stanno cercando di cambiare la Costituzione formale e materiale del paese.

A proposito di regole è molto istruttivo seguire quel che sta succedendo sul piano legislativo. La delega sul mercato del lavoro (quella che comprende l’articolo 18 e la flessibilità dei contratti) è in votazione al senato e ieri i Ds hanno deciso di delegare ai gruppi parlamentari la scelta sui comportamenti da adottare in aula, ostruzionismo compreso. Nel frattempo però il governo accelera su tutto il resto. E’ stato già votato il decreto sullo scudo fiscale e domani sarà presentato al consiglio dei ministri un altro decreto che riforma il collocamento pubblico. E siccome di collocamento pubblico e privato si parla anche nella delega sul mercato del lavoro in votazione al senato, ieri il relatore Oreste Tofani (An) ha tagliato la testa al toro: dalla delega sul lavoro sarà stralciata la parte sul collocamento che sarà varata direttamente a palazzo Chigi. La notizia – anche a proposito di decisioni su possibilità di stralciare parti della delega – non ha bisogno di commento.

Intanto ci sono esponenti dell’opposizione, della Margherita per esempio, che parlano di un governo «diviso e confuso». In realtà sembra di assistere a una storia a più livelli. C’è il piano della comunicazione e c’è quello dei fatti. I veri duri sono quelli che stanno accelerando sui fatti, ovvero sulla modifica (in peggio) delle norme sul lavoro, il fisco e il welfare.