E da domani via alle 2 ore di stop

04/12/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Cgil, Cisl e Uil aprono la battaglia sull’articolo 18 – Ma l’unità ritrovata è fragile

    E da domani via alle 2 ore di stop
    Massimo Mascini
    ROMA – Il sindacato avvia da domani gli scioperi di due ore in tutti i posti di lavoro che gli serviranno per confrontarsi con i lavoratori, per spiegare loro la rottura avvenuta con il Governo e per avere dai loro interlocutori un mandato ad andare avanti per questa strada. Ma più che alle assemblee, che in fin dei conti sono solo routine per i sindacalisti, tutta l’attenzione dei vertici di Cgil, Cisl e Uil è concentrata sull’incontro in programma oggi per le pensioni. Perché la scelta di "rompere" sull’articolo 18, ma allo stesso tempo continuare a trattare sulle pensioni è stata considerata una decisione molto adulta dallo stesso sindacato, attento al merito dei problemi aperti e non alle posizioni politiche sottostanti. Ma adesso si arriva al momento della verità. «Noi – spiega Pier Paolo Baretta, segretario confederale della Cisl – abbiamo mostrato di non essere uno strumento bipolare, adesso è il Governo che deve farci capire quale politica intende svolgere nei nostri confronti». Una vera scelta tra il dialogo e il conflitto non è infatti stata ancora assunta, perché, se si stralcia il riferimento all’articolo 18, sul resto il Governo non si era posto in posizione conflittuale con il sindacato. Tutto il Libro bianco sulla riforma del mercato del lavoro era stato costruito per cercare quanto meno il consenso di ampie parti del mondo sindacale. E la decisione di concentrarsi su cinque punti specifici per quanto si riferisce alle pensioni rientra in questa linea di dialogo. Adesso però, affermano i sindacalisti, sul tavolo, accanto alla riforma del mercato del lavoro, c’è l’intervento sulle pensioni e dalla linea che il Governo terrà a questo secondo tavolo si comprenderà se è stata fatta o meno una scelta precisa a favore della contrapposizione. «Noi – dice Betty Leone, segretario confederale Cgil – andiamo all’incontro moderatamente sospettosi, perché sappiamo che potrebbe essere il momento per un accordo, ma tutto potrebbe anche precipitare. La filosofia dell’intervento che ci è stato prospettato per la previdenza ci vede d’accordo». I sindacalisti negano comunque che ci sia un collegamento concreto tra i due tavoli di trattativa sui quali si sta consumando il confronto con il Governo. Un eventuale accordo per la riforma previdenziale non comporterebbe un ripensamento per l’articolo 18. «Quel diritto – ricorda Adriano Musi, vicesegretario generale della Uil – non è negoziabile, quindi noi non potremmo mai tornare indietro». Ma è evidente che una rottura anche sul tema previdenziale cambierebbe il quadro generale dei rapporti con le parti sociali. Le due ore di sciopero in programma questa settimana non basterebbero più, si dovrebbe passare a un’azione più drastica. Il problema che si apre adesso riguarda semmai l’unità del fronte sindacale. Sull’articolo 18 le tre confederazioni hanno ricompattato le loro posizioni, superando antiche difficoltà. Anzi, sono andati avanti, riaprendo il tema della possibile unità, che non veniva ripreso da moltissimo tempo. La situazione però è estremamente fluida, perché si tratta di materia molto difficile e le posizioni possono anche cambiare. Il fatto che sulla previdenza finora tutto il sindacato abbia espresso posizioni uguali ha comunque un significato.
    Martedí 04 Dicembre 2001
 
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