E Cofferati superstar firma gli autografi

08/03/2002
La Stampa web





(Del 8/3/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
E Cofferati superstar firma gli autografi
«Il governo è confuso, la Cgil va avanti»: al Colosseo di Torino un boato per il leader

TORINO

Un delirio di emozioni, una adesione incondizionata alla linea. Ieri mattina al teatro Colosseo di Torino quello che doveva essere un pragmatico attivo dei delegati della Cgil, per preparare la manifestazione del 23 e lo sciopero generale del 5 aprile, si è trasformato in un tributo di consenso per il segretario generale Sergio Cofferati e per la sua scelta di portare la confederazione – ancorché per la prima volta da sola dal lontano Sessantotto – allo sciopero generale. Una folla entusiasta ed allegra di oltre 1.600 lavoratori ha saturato il locale al punto che i vigili del fuoco hanno consigliato di sprangare gli ingressi mentre fuori almeno altri 6-700 persone si stringevano per ascoltare l´intervento trasmesso dagli altoparlanti. E Cofferati dice quello che i delegati vogliono sentire: non c´è alcuna novità nella posizione del governo; senza fatti concreti, cioè lo stralcio delle modifiche all´articolo 18, non cambia nulla; lo sciopero si fa il 5 aprile. E al segretario generale della Uil Angeletti – che dal congresso della sua organizzazione aveva proposto di cercare un modo per scioperare tutti insieme – risponde: «Sono sempre disponibile a discutere con le altre organizzazioni sindacali. Se c´è da fare una riunione di segreterie unitaria, la Cgil è pronta. A quella riunione, però, la Cgil va con le sue decisioni che sono state prese dal nostro organismo dirigente e che corrispondono alla nostra idea del rapporto con il governo». E spiega pedagogico: «Non bisogna sottovalutare che per decidere cosa fare insieme prima bisogna decidere quali sono gli obiettivi». Nel grande teatro accade un fatto che non accadeva da anni: i militanti porgono al segretario le tessere della Cgil per un autografo e chi non l´ha in tasca usa un foglietto, un volantino, una cartolina. Venti minuti a firmare, come accadeva ai monumentali dirigenti sindacali e di partito degli anni duri quando distribuivano abbracci, non sono cosa da poco. Come non è usuale che il teatro venga scosso da un autentico boato di applausi di lavoratori in piedi per oltre un minuto all´annuncio «la parola ora al compagno Cofferati». Che sornione consiglia: «Grazie per la fiducia, ma per prudenza è sempre meglio aspettare dopo l´intervento per applaudire». A questi uomini e donne di generazioni diverse – legati dallo stesso timore per il futuro e dallo stesso stupore per il ritrovarsi a difendere diritti antichi – Cofferati impartisce una lezione nel classico stile pci Anni Cinquanta: dalla situazione internazionale (adesso si chiama globalizzazione) all´Europa per planare sul quadro nazionale (il governo e le sue politiche) e atterrare infine al quotidiano dello scontro sindacale. Cofferati è netto: la scelta delle deleghe fatta dal governo impoverisce il ruolo delle parti sociali e mortifica il parlamento. Per il segretario Cgil le norme ipotizzate su fisco, scuola, sanità, previdenza, mercato del lavoro sono sbagliate e contro tutte queste la Cgil sciopera. La riforma fiscale vuole «togliere ai ricchi per dare ai poveri» rischiando di far saltare i conti dello stato sociale; quella previdenziale – con la decontribuzione per i nuovi assunti – «minaccia le pensioni di chi è già pensionato e di chi lo sarà nei prossimi anni oltre a garantire una pensione inferiore del 40% ai ragazzi di oggi»; il ministro Moratti «reintroduce l´idea che ad alcuni sia riservata l´istruzione alta e agli altri quello che serve per andare in fretta a lavorare; un´idea, come si sarebbe detto un tempo, di classe». E infine i diritti – che «non sono contrattabili» – e l´articolo 18 che magari non riguarda molte persone all´anno, ma «ha un valore deterrente» e la cui modificazione «aprirebbe una falla e al peggio come è noto non c´è limite». Alla sua platea Cofferati regala una orgogliosa consapevolezza: «Sono convinto che il governo abbia dei timori crescenti, prodotti dalle iniziative della Cgil, sia dalla manifestazione del 23 marzo che dallo sciopero del 5 aprile. Le divisioni, le differenti valutazioni, anche le parole a volte immediatamente contraddette dell´uno o dell´altro ministro, sono il sintomo di una confusione visibile su molti temi, in particolare l´articolo 18. Sono il sintomo anche di un timore che cresce, perché hanno visto che intorno alle posizioni del sindacato cresce un consenso rilevante».

Marina Cassi


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