E Carrefour firma l’integrativo

08/04/2004


         
        8 Aprile 2004
        MONDO



        E Carrefour firma l’integrativo
        Il secondo big mondiale dei supermercati cede ai 24 mila dipendenti italiani

        AN. SCI.


        Tempi movimentati anche per le multinazionali di casa nostra.

        La Carrefour – secondo gruppo della distribuzione mondiale dopo Wal Mart – in Italia ha dovuto cedere, e ha concesso il primo contratto integrativo ai suoi 24 mila dipendenti. Il colosso francese ha 400 mila dipendenti nel mondo, distribuiti in Europa, Asia, America Latina e Australia. Nel nostro paese ha 37 ipermercati con il marchio Carrefour (9 mila addetti), 1500 supermercati a marchio Gs (13 mila addetti) e diverse centinaia di negozi di prossimità con l’insegna DiperDì (circa 2 mila lavoratori).
        Un buon risultato, ma con una «ingiustizia» di fondo, contestata dalla Cgil: i nuovi assunti sono discriminati rispetto ai più anziani, in quanto percepiranno un salario inferiore. Anche nel caso della Carrefour, come nella storia della Wal Mart descritta sopra, è stato decisivo un referendum: i sindacati di categoria Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs, infatti, in disaccordo sull’intesa di massima raggiunta, hanno deciso di sottoporre il documento al voto dei lavoratori. Importante, sicuramente, il fatto che la Cisl, di solito contraria, abbia accettato la consultazione. Ma l’esito non ha premiato la posizione della Cgil, anche se fino all’ultimo si è giocato un testa a testa: 55% a favore dell’intesa, 45% contro.

        Ecco quello che potrà succedere a due cassiere che lavorano fianco a fianco, e hanno dunque le stesse mansioni, ma sono state assunte in tempi diversi: quella che è entrata in Carrefour prima del 31 dicembre 2003, ottiene un salario fisso annuale, diviso in 14 mensilità, di 1300 euro. L’altra, assunta dall’1 gennaio 2004, riuscirà a maturare dopo quattro anni soltanto 680 euro. «Sono circa 90 mila delle vecchie lire al mese di differenza – denuncia Carmelo Romeo, segretario nazionale Filcams Cgil – Una discriminazione ancora più grave se si pensa che i nuovi assunti hanno spesso contratti precari, a termine o part time».

        E non basta, perché anche le indennità mensa sono riconosciute soltanto a chi le aveva già, mentre tutti i punti vendita che ne erano privi continueranno a essere discriminati rispetto all’intero gruppo. «Sono problemi sempre più comuni in caso di fusioni di catene che applicano trattamenti diversi per i dipendenti – conclude Romeo – Le aziende tendono a indebolire la rappresentanza sindacale, creando ex novo o perpetuando condizioni di disparità»

        Ma la Cgil non si perde d’animo: la Filcams annuncia infatti che metterà a frutto il 45% di no, facendolo valere in tutte le prossime trattative e nel futuro rinnovo.