E Camaldoli “benedice” Cofferati

15/07/2002


DOMENICA, 14 LUGLIO 2002
 
Pagina 19 – Interni
 
IL CASO
 
I prodiani apprezzano la "frenata" del leader sindacale. Letta: la coalizione ha evitato una piccola Hiroshima
 
E Camaldoli "benedice" Cofferati
 
Rutelli: nell´Ulivo c´è posto per lui. Ma Amato lo critica
 
 
 
L´ex premier: sicuri che sull´art.18 la posizione sia quella giusta per gli italiani?
Tiziano Treu: la storia del leader della Cgil è certamente quella di un riformista
 
DAL NOSTRO INVIATO
UMBERTO ROSSO

CAMALDOLI – L´eremo benedice Cofferati. E nel nome del Grande Ulivo il segretario della Cgil entra di diritto fra i pesi massimi della coalizione. In che ruolo, e in che ticket, si vedrà. La strada è ancora lunga. Anche se i prodiani doc in conclave a Camaldoli a questo punto scommettono sull´accoppiata fra il presidente della Ue e il Cinese, placata la tempesta fra il sindacalista e l´Ulivo. La svolta è maturata, come racconta Enrico Letta, nelle ultime 72 ore, «per il centrosinistra poteva essere un Hiroshima». Invece la coalizione ha garantito opposizione dura sull´articolo 18, Sergio ha tolto il piede dall´acceleratore e non insiste più sul referendum, «siamo usciti tutti vivi e vegeti dalla bufera». Il laboratorio dei "dehoniani" sull´appennino ha così distillato un´altra volta una nuova alchimia politica. Prodi e Rutelli ne hanno parlato a lungo, a tu per tu nella sala del refettorio. Al colloquio si è poi aggiunto anche l´ex ministro Treu. E alla fine anche il coordinatore in carica della coalizione non può che aprire la porta al nuovo, ingombrante ospite in arrivo: «La storia di Cofferati è da riformista piuttosto che da massimalista. La sua linea in ogni caso la sceglie lui, non io». Ma nel Grande Ulivo c´è posto anche per le forze più radicali. Spiega Rutelli infatti che «l´Ulivo è e sarà sempre riformista ma deve fare un accordo che vada oltre, che sia molto più largo, un compromesso con le forze più radicali. Che è la visione che aveva Prodi fin dall´inizio e con la quale sono molto d´accordo». Insomma, ci sono due anime nell´Ulivo e devono convivere, trovare un punto d´intesa. Messaggio, molto più che a Bertinotti, indirizzato proprio al Cinese.
Tutti d´accordo? Non tutti. Giuliano Amato, invitato al pensatoio dei prodiani nella sua veste di vicepresidente della convenzione europea, lascia cadere domande retoriche che tradiscono le riserve dell´ex premier sulla strategia di Cofferati. «Siamo sicuri che la linea della Cgil sull´articolo 18 sia quella giusta per la maggioranza degli italiani? Non sarà invece che si rivolge solo ad una minoranza orgogliosa?». Le barricate alzate dal sindacato rischiano insomma il vicolo cieco. In controluce sembra di vedere gli stessi, identici dubbi di D´Alema. Chi si aspettava un ruolo da pontiere del dottor Sottile è rimasto deluso. Eppure, ricostruiscono nei corridoi del laboratorio, la new entry Cofferati nell´olimpo ulivista è frutto della ricucitura dello strappo con Fassino. Il tour di incontri dei giorni scorsi con i ds è andato bene, il Cinese – sempre secondo il resoconto di fonte ulivista – ha tirato il freno. Con la successiva pubblica rassicurazione del segretario Cgil: sono per il Grande Ulivo, e non penso affatto né ad un partito del lavoro né ad una scissione. Il ghiaccio si è rotto, la Quercia con il coordinatore Chiti ricambia subito offrendo il seggio che Berlinguer lascerà vacante a Pisa proprio al capo della Cgil. Amato in compenso delizia i vip cattolico-democratici con un paio di battute delle sue, che fanno sorridere persino monsignor Nicora, l´ambasciatore politico in Europa del Vaticano: «Spero che in Italia non finisca come in Inghilterra, dove il governo nomina il primate della chiesa anglicana. Sarebbe un bel rischio, vista la sperimentazione sull´articolo 18…». Ovvero, che Berlusconi licenzi il papa e si autospedisca al soglio di Pietro. Pat Cox, il presidente del parlamento europeo, scherza anche lui ringraziando gli ospiti italiani, «saluto monsignor Nicora, il cardinale Amato, il papa Prodi».
Ma è il giorno della benedizione di Cofferati e del Grande Ulivo. «Ben vengano – dice l´ex ministro Treu ala destra della Margherita – a patto che non si pensi di trasformare la nostra coalizione in un partito del lavoro». E l´altro professore di Camaldoli, Arturo Parisi, la butta in botanica: «Qui in montagna l´Ulivo rinvigorisce, a valle è moscio». Ora diventerà Grande? «Lo vogliamo grandissimo ma non ci perdiamo in dispute: è tempo di fare».