E Calisto non ha pagato il conto al ristorante

02/02/2004



lunedì 2 febbraio 2204



A COLLECCHIO

E Calisto non ha pagato il conto al ristorante

Il proprietario del «Villa Maria Luigia»: la famiglia Tanzi mi deve 7.000 euro, non li vedrò mai più

      DAL NOSTRO INVIATO COLLECCHIO (Parma)
      - Un debituccio da settemila euro, circa quattro mesi di arretrati da saldare: colazioni d’affari, cene di famiglia, nel ristorante più chic di Collecchio, «Villa Maria Luigia», una stella Michelin; table habillée , con tovaglie bianche, candelabri e sottopiatti d’argento. «Temo proprio che non vedrò neppure un euro», sospira il patron Giancarlo Ceci, amico da una vita di Calisto Tanzi. «Amen. Il fatto è che, dopo il crac, anche qui non gira più come prima – spiega -. Qualche settimana fa, sono venuti a pranzo Stefano Tanzi ed Enrico Bondi. Ero tentato di dirgli: "commissario, cerchi di portare un po’ di gente alla mia tavola…". Non ho osato; comunque, da allora non s’è visto più nessuno, né della vecchia né della nuova Parmalat». Spariti tutti. Qualcuno è finito in prigione, altri stanno rintanati in casa, altri tengono il basso profilo. E dire che la famiglia Tanzi, Tonna, i banchieri Silingardi e Gorreri, i manager e gli ospiti della Parmalat e di Parmacalcio, erano i migliori clienti del locale, aperto dal 1961 nell’ex residenza di caccia della duchessa di Parma. Piatti della cucina tradizionale, via via soppiantati da una gastronomia raffinata e innovativa. Superba lista dei vini.
      «Ma Calisto non toccava alcolici – racconta Ceci -. Talvolta, per far piacere ai commensali, portava il bicchiere alle labbra e le inumidiva appena. La moglie Anita, invece, un buon bicchiere di vino lo gradiva. Gusti? Tanzi era fissato con il culatello e gli anolini. Era rimasto un ragazzo di paese. Solo recentemente – sorride il patron – ero riuscito a sgrezzarlo un po’. Si era appassionato al medaglione di tonno dorato, in salsa di zucchine, su un letto di frutta e verdure, con marinata di capperi e olive taggiasche. Ecco, questo piatto era la sua trasgressione». «Stefano, un tipo schivo e introverso – continua – andava a pesce, insalata e frutta. Ed acqua, naturalmente. Idem Francesca, la pazzerella dei figli. Laura, la piccola, qui non si vedeva mai». «I conti? Beh, quelli venivano pagati a scadenze dilazionate. Ci ero abituato. Certo, mai avrei immaginato che la Parmalat fosse al tracollo. A novembre fu l’ultima volta che vidi Calisto Tanzi nel mio ristorante. Era tranquillo. Anche allora chiese il solito tonno».
Marisa Fumagalli


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