E’ boom delle pensioni di vecchiaia

23/04/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
096, pag. 3 del 23/4/2003
di Teresa Pittelli



La fotografia della previdenza nella relazione generale sulla situazione economica del paese.

E’ boom delle pensioni di vecchiaia

Trattamenti a +2,2%. In calo invalidità e indennità infortuni

Sono le pensioni di vecchiaia quelle che pesano di più sulla spesa previdenziale. Secondo l’analisi statistica dei dati del bilancio Inps riferito al 2001, contenuta nella ´Relazione generale sulla situazione economica del paese’ diffusa dal ministero dell’economia (che ha scomposto i dati forniti dall’Inps per tipologia di beneficiari), le pensioni di vecchiaia nel 2001 sono cresciute del 2,2% rispetto al 2000. Mentre il loro importo medio è aumentato del 4,1%, a fronte di una crescita generale degli assegni pensionistici del 4,6% (in media pari a 11.096 euro, circa 925 al mese). Un notevole calo si registra, invece, sul versante delle pensioni di invalidità (-6,5%) e di indennità (-5,4%). I titolari di queste ultime sono diminuiti a causa di condizioni più restrittive per l’accesso a questo tipo di trattamenti, introdotte dal dlgs 38/2000.

In tutto, al 31 dicembre 2001 i pensionati in Italia sono 16.453.933 (+0,4% rispetto al 2000). La maggior parte (47,2%) titolare di sole prestazioni di vecchiaia.

- Gli importi delle pensioni. Per quanto riguarda gli importi medi delle pensioni erogate nel 2001, il più elevato è pari a 16.995 euro all’anno, ed è erogato ai pensionati che cumulano più pensioni pro capite (in media tre). I trattamenti più bassi, invece, spettano ai pensionati con sole prestazioni indennitarie (infortuni sul lavoro e malattie professionali, circa 2.459 euro all’anno) e ai titolari si sole pensioni assistenziali (4.377 euro). Per quanto riguarda il genere, i beneficiari delle pensioni sono più frequentemente di sesso femminile (53%), vista anche la maggiore longevità delle donne. Ma gli uomini, nonostante siano di meno (47% dei pensionati), percepiscono il 56% dei redditi pensionistici, a causa del maggiore importo medio delle loro entrate previdenziali (oltre 13 mila euro contro i 9.270 delle donne).

- Differenze territoriali. La maggior parte dei pensionati risiede al Nord (47%), mentre meno di un terzo (29,5%) abita al Sud. Nelle regioni settentrionali si registra però un maggior numero di pensioni di vecchiaia (53,8%), mentre nel Mezzogiorno sono relativamente più frequenti i titolari di pensioni assistenziali (20,6% in più rispetto alla media nazionale) e di pensioni di invalidità (+20,1%). Al Sud c’è, inoltre, il maggiore carico dei pensionati in rapporto a chi lavora. Su 100 occupati, infatti, i pensionati sono 80, contro i 70 del Nord. Differenze territoriali si rilevano anche con riguardo agli importi medi dei redditi pensionistici. Che sono infatti più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali (106% rispetto alla media nazionale), e inferiori nelle regioni del Mezzogiorno (circa 87% rispetto alla media nazionale).

- La distribuzione della ricchezza pensionistica. L’importo medio delle pensioni più elevato è percepito dai pensionati che hanno tra i 40 e i 64 anni di età (11.877 euro all’anno, valore del 7% superiore a quello generale). Per i pensionati ultresessantacinquenni, invece, gli importi medi hanno valori molto vicini a quelli del complesso dei beneficiari (11.080 euro), mentre i pensionati in età inferiore a 40 anni non raggiungono il 50% della media. Secondo la relazione di via XX Settembre, il gruppo più numeroso di pensionati (5,4 milioni di individui, pari al 32,6% del totale) ha una o più pensioni per un importo mensile complessivo che va dai 500 ai 1.000 euro. Mentre il secondo gruppo per numerosità (5,2 milioni, pari al 31,7% dei pensionati) percepisce meno di 500 euro mensili. Un ulteriore 20,5% di persone, poi, detiene redditi da pensione compresi tra i 1.000 e i 1.500 euro, mentre solo il 15,3% della popolazione considerata supera i 1.500 euro con la pensione.

In rapporto all’età, comunque, la relazione ricorda che la maggior parte dei beneficiari di trattamenti pensionistici è collocata nella parte alta della piramide anagrafica, in quanto il 65,8% dei pensionati ha più di 65 anni, e il 16% del totale è ultraottantenne.

Ma non manca una quota consistente di pensionati più giovani, tanto che il 30,9% dei percettori di pensione ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni.