E Billè annuncia: si può chiudere l’accordo

04/05/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Nel commercio dopo lo sciopero di Pasqua toni più concilianti e confederali possibilisti

    E Billè annuncia: si può chiudere l’accordo

    Vincenzo Chierchia

    MILANO. L’appuntamento è fissato per lunedì prossimo. Riparte, dopo lo sciopero a ridosso di Pasqua , il confronto sul contratto nel settore commerciale. I toni delle parti, dopo l’agitazione determinata dalla rottura sulla parte economica appaiono assai concilianti. «Ci sono le condizioni per avviare il confronto finale – ha detto a chiare lettere Sergio Billè, presidente di Confcommercio -. Due settimane fa c’è stato uno sciopero della categoria. Riassorbito questo ora penso si possa tornare seriamente al tavolo». «Valutiamo positivamente l’invito a ritornare al tavolo della trattativa rivoltaci in questi giorni da Confcommercio – sottolinea Ivano Corraini, segretario generale della Filcams-Cgil -. È un segnale importante, credo che ci sia tutta la volontà di chiudere presto la partita del rinnovo contrattuale. Occorrerà però valutare la disponibilità al confronto sulle cifre».
    In effetti la rottura di aprile era stata determinata prevalentemente dalla distanza sull’entità del rinnovo. Confcommercio aveva offerto 70mila lire, i sindacati (Filcams, Fisascat e Uiltucs) insistevano per 115mila lire.
    Il nodo da sciogliere è dunque relativo al tema dell’inflazione e al recupero del potere di acquisto dei salari, nell’ambito dell’accordo che riguarderà almeno 1,6 milioni di persone. È probabile che nei prossimi giorni le posizioni si avvicinino, è forse ipotizzabile una chiusura intorno alle 90-95mila lire.
    Le retribuzioni nel settore commerciale si sono mosse negli ultimi anni al di sopra del tasso di inflazione (indice Nic). Come sottolinea una rilevazione effettuata dall’Ufficio studi della Confcommercio l’indice dei prezzi al consumo (intera collettività, base 1995=100) è risultato pari a 108,1 nel ’98, a 109,9 nel 1999 e a 112,7 nel 2000. Nello stesso periodo l’indice delle retribuzioni orarie per dipendente (base 1995=100) è passato da quota 112,4 a 114,8 e poi a 117,1 con incremento tendenziale rispettivamente del 2,2%, del 2% e del 4,2 per cento. Nel settore commerciale, sempre nell’arco degli stessi anni, l’occupazione è passata da un milione e 393mila a un milione e 498mila per poi raggiungere quota un milione e 593mila addetti alla fine dello scorso anno. Nel triennio ’98-2000 l’occupazione è aumentata di 200mila unità nell’ambito del lavoro dipendente.
    Nei servizi la struttura della retribuzione vede una quota del 63,5% come base diretta, mentre gli oneri sociali si attestano sul 32,5 per cento.
    Analizzando la retribuzione in un addetto al 4° livello del contratto nazionale del terziario si evidenzia che la retribuzione netta è di un milione 655mila lire a fronte di un lordo di due milioni 140mila lire. A livello annuo il lordo è di 29 milioni e 963mila lire e il netto 22 milioni e 997mila. Il costo aziendale complessivo – secondo Confcommercio – si attesta a quota 2 milioni e 940mila lire mensili per un totale su base annua di 41 milioni e 167mila lire. Si evidenzia dunque una disparità tra i 41 milioni di costo aziendale, i circa 30milioni di retribuzione lorda e i 23 milioni di retribuzione netta in busta paga per il lavoratore.
    Vincenzo Chierchia
    Venerdì 4 Maggio 2001
 
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