«È arrivato il momento della lotta»

12/07/2004




domenica 11 luglio 2004

LA RIVOLTA contro la manovra

«È arrivato il momento della lotta»
Assemblee e manifestazioni dei sindacati. Confindustria: confronto sul Dpef

Roberto Rossi

DALL’INVIATO
BIELLA Presidi, fermate, assemblee. In una parola: lotta. Contro la politica economica del governo che non promette nulla di buono, per tutelare pensioni e contratti immolati sull’altare delle illusioni di una coalizione che non c’è quasi più, i sindacati cominciano a mobilitarsi. Una mobilitazione lunga in vista della Finanziaria di settembre.

«A partire da lunedì – ha dichiarato il segretario della Cisl, Savino Pezzotta – svilupperemo le necessarie iniziative per programmare presidi nelle città, assemblee e fermate nei luoghi di lavoro, da svolgere nello stesso giorno in cui il Parlamento approverà la legge delega sulle pensioni. La riteniamo iniqua e sbagliata, come tale giudichiamo la manovra correttiva».

Più duro il segretario confederale della Cgil, Gian Paolo Patta, che ha intimato il governo a prevedere fondi adeguati per il rinnovo dei contratti pubblici per evitare conflitti nel prossimo autunno. «Gli scioperi riprenderanno a settembre – ha dichiarato Patta – se nel documento non si prevedono indicazioni per la Finanziaria che tengano conto delle nostre richieste». Che poi secondo Patta sono quelle di tutte le sigle sindacali, comprese le sigle autonome, pronte a chiedere, per il pubblico impiego, incrementi retributivi, dell’8% per il rinnovo del biennio economico 2004-2005. Assai di più, dunque, all’offerta del 3,6% del governo, secondo il quale le retribuzioni di fatto sono cresciute nel periodo 1999-2003 del 17% a fronte di un’inflazione effettiva del 12%.

Tutto questo mentre Confindustria invita il governo al dialogo, al confronto con le parti sociali. Come ha fatto ieri Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria. Da Biella, davanti a 1.500 persone circa riunite nel palazzetto locale per chiedere a gran voce la difesa del made in Italy e di fronte a Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, Bombassei ha di nuovo allargato il solco della concertazione aperto dal cambio di guardia in Confindustria.

«In questi giorni – ha detto Bombassei – alcuni membri del governo hanno dato questa apertura verso le parti sociali. Mi auguro che questa sia una realtà». «Il nostro obiettivo – ha commentato Bombassei – è fare un memorandum sulla condivisione di alcuni temi che sono di interesse comune e quindi avere una voce più autorevole verso il governo». Quanto il solco sia largo, comunque, lo si vedrà tra pochi giorni, il prossimo 14 luglio, quando parti sociali e vertici di viale Astronomia si incontreranno per discutere dei principali problemi di politica economica.

L’invito di Bombassei non è passato sotto traccia. È stato pesato dalle tre controparti. «Quando si parla di concertazione – ha commentato Guglielmo Epifani della Cgil – siamo in presenza di una condivisione di obiettivi e di una messa in comune di volontà. Questo non annulla le responsabilità e le funzioni di ciascuno di noi. La concertazione è uno strumento, tanto più necessario quando ci sono problemi di trasformazione, ma essendo uno strumento da solo non li risolve. Aiuta però a trovare una soluzione».

Secondo Pezzotta, la concertazione «o c’è qualcuno che decide o se la facciamo tra di noi è un patto tra gentiluomini». «Chi deve decidere – ha aggiunto – è la politica. La concertazione ha bisogno di tre soggetti. Se non ci sono tre soggetti – ha detto – si tratta di negoziazione e non concertazione». Il segretario della Uil Luigi Angeletti ha invece sottolineato che «l’idea del sistema è vincente, nessuno riesce a guidare un paese da solo. Il sindacato – ha precisato – ha interesse che la macchina produttiva riprenda a correre o perlomeno a camminare con discreta velocità».

Quella che manca al distretto tessile del Biellese, famoso per creare manifatture di eccellenza, in crisi da qualche anno per colpa della globalizzazione, per poca innovazione e per una cronica mancanza di infrastrutture. «Dobbiamo puntare – ha detto Epifani che all’ingresso del Palazzetto è stato accolto da un lungo applauso – alle priorità che sostengano lo sviluppo del sistema industriale ed evitare che si impoverisca ulteriormente. Senza un’industria di qualità non c’è futuro per il Paese».
«C’è un accordo sulla competitività siglato da Confindustria e sindacati un anno fa – ha aggiunto il leader della Cgil – che è stato dimenticato da Palazzo Chigi e sul quale il governo non ci ha mai convocati». Una buona base di partenza anche per Bombassei. «Il documento firmato lo scorso anno, anche a 12 mesi di distanza, ha contenuti innovativi per il rilancio del nostro sistema industriale. È vero che è rimasto fermo in qualche cassetto, ma rispolverandolo e aggiornandolo credo possano nascere proposte e prospettive molto positive».