È ancora duello sulla riforma pensioni

15/09/2003


      Sabato 13 Settembre 2003


      È ancora duello sulla riforma pensioni

      Verso la Finanziaria – Bossi attacca e crescono le tensioni tra Lega e An, ma Berlusconi media – Maroni boccia il condono previdenziale


      ROMA – Le pensioni e la Finanziaria continuano ad agitare le acque nella maggioranza. E ieri è toccato nuovamente a Silvio Berlusconi richiamare la coalizione all’unità, nel corso del mini-vertice, svoltosi prima del Consiglio dei ministri, in cui è stato deciso di sottoporre la prossima settimana al Cdm il progetto di riforme costituzionali. Il premier, che chiede rigore sulla Finanziaria, ha così cercato di smorzare le tensioni tra Lega e An e Udc. I partiti di Fini e Follini erano infatti stati nuovamente chiamati in causa da Umberto Bossi in un’intervista alla "Repubblica" con l’accusa di voler andare all’assalto delle pensioni del Nord insieme a Confindustria per dare soldi al Sud. Intervista che ha provocato irritazione in An. Tanto è vero che i membri di Governo di An si sarebbero riuniti di prima mattina per esaminare la questione in vista del mini-vertice. Di fronte alla richiesta di chiarimenti di Gianfranco Fini, Bossi avrebbe detto che quello del quotidiano era un titolo forzato che egli stesso non aveva gradito. Ma intanto il Carroccio sembrava incassare un altro successo con l’annuncio da parte di Roberto Maroni di uno stop (almeno per il momento) al condono previdenziale, sostenuto dall’Udc e non del tutto mal visto dai tecnici del Tesoro nonostante Tremonti si dica contrario. «È un’ipotesi che è stata accantonata», ha affermato il ministro del Welfare aggiungendo che «è stata accantonata soprattutto dal ministero dell’Economia perché sarebbe inefficace e non darebbe gettito, data la cartolarizzazione Inps in atto. E – ha proseguito Maroni – anche per ciò che riguarda l’emersione del sommerso, non produrrebbe nessun elemento di efficacia». Bossi e Maroni avrebbero anche ribadito di non essere disposti ad andare oltre l’accordo di massima già raggiunto nella maggioranza su una riforma delle pensioni soft. In altre parole, un «no» preventivo a soluzioni mirate a far subito scattare dal 2008 l’innalzamento a 40 anni di contributi del canale contributivo per i pensionamenti di anzianità. Ma la partita è tutt’altro che chiusa sia sulle pensioni sia sulla Finanziaria.
      E le dichiarazioni del portavoce di An, Mario Landolfi e del viceministro Adolfo Urso lo stanno a testimoniare. «Quella della Lega» sulle pensioni e sulle misure per il Sud «è un’analisi completamente sbagliata, Bossi sta facendo di tutto per sostituirsi al sindacato e non credo che questo ruolo gli competa», dice Landolfi. Che aggiunge: il Carroccio deve cercare il dialogo. Ancora più diretto Urso: «È certamente positivo quanto è stato fatto dai saggi sulle riforme istituzionali che ora approdano al Consiglio dei ministri, ma è assolutamente necessario che ci sia altrettanta saggezza e capacità di mediazione sulle riforme delle pensioni e su quella che deve essere una Finanziaria per lo sviluppo». A questo punto occorrerà attendere il rientro di Tremonti dal vertice Ecofin. Sulla base delle indicazioni sul deficit (i margini di manovra attorno al 3%) e di dati più precisi sui conti pubblici, che attendono di conoscere An e Udc, la maggioranza dovrà prendere le decisioni definitive.
      I vertici. Due i mini-vertici di ieri: il primo sulla Finanziaria al quale avrebbero partecipato soltanto il premier, Tremonti, Bossi e Maroni; il secondo sulle riforme istituzionali con presenti anche Fini e il «saggio» Calderoli.
      Il premier: più "rigore". Berlusconi, oltre a mediare tra Lega e An, avrebbe invitato i leader della coalizione a evitare polemiche sulla stampa per evitare che qualcuno ne approfitti come – avrebbe detto il premier – nel caso «delle mie parole su Mossolini». Berlusconi avrebbe anche chiesto ai leader della Cdl rigore sulla manovra al fine di evitare un assalto alla diligenza in Parlamento per la Finanziaria.
      Maroni: serve l’emendamento-pensioni. Per Maroni occorre definire l’emendamento alla delega: sarebbe «la traduzione legislativa dell’accordo politico». Il ministro poi scommette su un’approvazione della delega entro la fine dell’anno essendo già un collegato alla Finanziaria. Quanto alla riforma e al confronto con le parti sociali, il ministro ribadisce: «acquisiamo le posizioni di tutti, poi deciderà il Governo».
      Riunione di Cgil, Cisl e Uil. I sindacati affilano le armi con Savino Pezzotta che afferma: io difendo tutte le pensioni non solo quelle del Nord. E mette in guardia da interventi troppo strutturali. Lunedì i leader di Cgil, Cisl e Uil si dovrebbero riunire per fare il punto su Finanziaria e pensioni.
      La manovra. Il sottosegretario Giuspeppe Vegas afferma che ad oggi si resta a 16 miliardi. Però è possibile "quota 18 miliardi".
      Ipotesi mini-ticket. Il Governo starebbe valutando l’ipotesi di un mini-ticket sui farmaci, di lieve entità, per responsabilizzare i cittadini al consumo e, al tempo stesso, per ridurre la spesa farmaceutica. Allo studio sarebbero anche le misure per il sommerso. Sempre allo studio sarebbe un intervento di razionalizzazione sulla pubblica amministrazione che potrebbe garantire circa 1,5 miliardi, soprattutto attraverso l’esternalizzazione di alcune strutture di media dimensione. In via di definizione è pure il pacchetto di misure pro-consumi.

      MARCO ROGARI