E all’Arel si discute sull’applicazione della riforma Biagi

12/05/2003


            Sabato 10 Maggio 2003
            E all’Arel si discute sull’applicazione della riforma Biagi


            ROMA – La legge Biagi e il modello di mercato del lavoro che i decreti attuativi disegneranno. All’Arel, guidato da Enrico Letta, ex ministro dell’Industria nella scorsa legislatura e ora responsabile economico della Margherita, si è discusso della seconda fase della legge di riforma da pochi mesi approvata in Parlamento. Una fase delicata, impegnativa, visto che si tratta di una legge delega e che, quindi, affida al Governo il compito di tracciarne i confini concreti. Nella riunione a cui hanno partecipato esponenti della Margherita (Roberto Pinza, Tiziano Treu) ma anche sindacalisti (Giorgio Santini della Cisl), studiosi (Carlo Dell’Aringa) e rappresentanti del mondo dell’impresa (tra cui anche Manpower, società di lavoro interinale coinvolta direttamente dalle nuove regole), ha tenuto una lunga relazione Michele Tiraboschi consulente del ministero del Welfare ed estensore dei decreti attuativi che verranno presentati a giugno. Il tentativo è stato quello di cercare, in un luogo al riparo dalla querelle politica, la via più costruttiva per applicare una legge che cambierà l’organizzazione del lavoro nelle aziende ma, più in generale, il mercato del lavoro. Una riflessione che ha tenuto insieme i diversi punti di vista, quello politico, dei sindacati e delle imprese, degli esperti di diritto e che ha messo in luce tre punti. Il primo: il tema del rinvio alla contrattazione. È quello più sentito dai sindacati ma anche dal mondo politico vista la tensione di questi giorni. L’azione negoziale, con le divisioni in corso, attraversa un periodo faticoso e, per questa ragione, il rinvio della legge agli accordi collettivi deve essere un punto da rispettare. Per non lasciare che si riducano gli spazi delle parti sociali nelle scelte che più da vicino riguardano la loro attività. La legge, insomma, non può fare tutto erodendo spazi vitali a relazioni industriali già messe a dura prova. I nuovi contratti, sono stati il secondo momento di riflessione: c’è stato un giudizio comune nel puntare a valorizzare soprattutto il part-time. Uno strumento indispensabile per recuperare tassi di attività e partecipazione delle donne nel mercato del lavoro, ma anche dei lavoratori più anziani. Una flessibilità, dunque, da usare più di tutte in chiave di recupero di chi resta ai margini. Ma la discussione ha toccato anche quello che ancora non c’è e, su cui, sia maggioranza che opposizione (sono stati presentate tre proposte di legge) si sono esercitate. Cioè, un nuovo Statuto che estenda le tutele al mondo dei lavori atipici, delle collaborazioni coordinate e continuative. Garanzie più estese anche attraverso la ricerca di un nuovo equilibrio tra costi del lavoro: lo scarto tra le aliquote contributive degli atipici e dei lavoratori dipendenti continua a essere troppo alto (circa 20 punti). A danno non solo del futuro previdenziale dei lavoratori ma anche della scelta corretta degli strumenti di flessibilità in campo. LI.P.