E alla Cisl scoppia la guerra del cappuccino

22/04/2005

    Lunedì 18 aprile 2005

      E alla Cisl scoppia la guerra del cappuccino
      I dipendenti devono timbrare «anche nel corso della giornata». Bnl-Bbva, Comisiones obreras in visita a Roma

      Enrico Marro

      Qualcuno a via Po, sede della Cisl, già la chiama la «guerra del cappuccino». È successo che il segretario organizzativo, Sergio Betti , ha firmato una circolare sull’orario di lavoro per i dipendenti, circa 200, del palazzo che ospita i vertici della confederazione, stabilendo che, «a partire dal primo aprile 2005, tutti gli operatori e i quadri, nei giorni di presenza in sede, devono timbrare l’entrata e l’uscita anche nel corso della giornata». È proprio quest’ultima disposizione («anche nel corso della giornata») che ha mandato su tutte le furie i lavoratori che, ora, anche per andare al bar, dovrebbero registrare la momentanea assenza. Per questo «la commissione», cioè la rappresentanza sindacale interna di via Po, ha scritto una lettera di protesta al segretario generale Savino Pezzotta e a tutta la segreteria: «L’aver voluto invitare tutti i lavoratori, indistintamente, a una timbratura reiterata nel corso della stessa giornata (…) viene letta come mera attività di controllo». La vertenza, se così si può chiamare questo contenzioso con il datore di lavoro che è un sindacato, si inserisce in un braccio di ferro ben più importante che riguarda il nuovo inquadramento. Si tratta del passaggio di livello per molti dipendenti, con conseguente miglioramento dello stipendio, che oggi oscilla tra i mille e i 1.500 euro. Non molto, ma per un orario anch’esso leggero. 36 ore settimanali per 5 giorni: dalle 9 alle 19 per tre giorni, con intervallo di un’ora per il pranzo; dalle 9 alle 13.30 per due giorni.

        Il sindacato spagnolo dei bancari aderente alle Comisiones obreras è venuto in missione nei giorni scorsi in Italia per incontrare i colleghi italiani e rassicurarli sul fatto che loro si battono perché un’eventuale acquisizione della Bnl da parte del colosso iberico Bbva non sia dannosa per i lavoratori italiani. Al segretrio confederale della Cgil, Nicoletta Rocchi , la leader del Comfia, Maria Jesús Paredes Gil , ha detto che anche il sindacato spagnolo chiede garanzie sul mantenimento dell’occupazione in Bnl, aggiungendo che con Bbva si possono avere buone relazioni industriali. E la Rocchi ha risposto che, secondo la Cgil, i dipendenti della banca italiana «si difendono meglio in un grande gruppo europea che sotto un’eventuale cordata di palazzinari».

          È bastata solo l’ipotesi, subito tramontata, che Antonio D’Amato potesse tornare sulla scena, con l’incarico di ministro per il Mezzogiorno, a riaprire le vecchie ferite tra Cgil e Cisl. «D’Amato sa cosa è il Sud e sa cosa è l’impresa meridionale e dovrebbe ripartire dagli accordi firmati da Confindustria e sindacati proprio sul Mezzogiorno» ha commentato il segretario confederale della Cisl, Raffaele Bonanni . Gli ha immediatamente replicato Paolo Nerozzi per la Cgil: «Dopo aver annullato il tema del Mezzogiorno da presidente della Confindustria, non vedo come possa fare il ministro».

            «Giorgio fa il furbo». Non sono pochi a pensarla così nella segreteria della Cgil dopo i due giorni di dibattito a porte chiuse che hanno avviato la discussione congressuale. Giorgio è Cremaschi , leader della sinistra Fiom e aspirante capo della sinistra Cgil. Finito il seminario Cgil, Cremaschi ha dichiarato che «non ci sono le condizioni» per un documento congressuale unitario, come proposto da Guglielmo Epifani, perché per la Fiom bisogna abbandonare la politica dei redditi. Nel suo intervento al seminario, però, Cremaschi è stato più cauto. Forse, prima di lanciare un suo documento, vuole capire quante truppe ha.

              «Il sindacato sta sparendo dai giornali». La discussione è arrivata ai piani alti delle confederazioni. Secondo Paolo Pirani , segretario confederale della Uil, e figlio di un big del giornalismo, «vai sui giornali quando incidi nella realtà». È giù una stoccata alla Cgil: «È stato esiziale aver abbandonato il tavolo con la Confindustria e non aver fatto la riforma dei contratti. Era un momento magico, non averlo colto ci ha lasciato in una situazione dove il sindacato si trova sempre a inseguire».

                emarro@rcs.it