E adesso tocca all’articolo 18

18/02/2003


18 febbraio 2003



            E adesso tocca all’articolo 18
            Inizia oggi l’iter della «848bis»: il governo punta ad abolire la storica tutela
            ANTONIO SCIOTTO


            E adesso tocca all’articolo 18. Nonostante l’impegno natalizio di Berlusconi – il premier aveva detto che il tema non era più in agenda, promesse da marinaio – la «modifica sperimentale» prevista dal patto per l’Italia approda oggi in Senato. Tecnicamente si chiama 848bis, testo stralciato dalla delega 848 approvata una decina di giorni fa e che introduce innumerevoli nuovi contratti precari. La discussione inizia in commissione lavoro, ma si può supporre che il governo, prima di farla approvare, tenga la 848bis in
            stand-by, aspettando il voto del referendum sull’estensione dell’articolo 18. Il tema, come si può intuire, è lo stesso, solo che i due testi – la delega del governo e il quesito referendario – vanno in due direzioni specularmente opposte: la prima estende la «scopertura» dei diritti da sotto la soglia dei 15 verso l’alto (sperimentazione per tre anni: articolo 18 sospeso per tutte le aziende che, assumendo, superino la dimensione dei 15 dipendenti), mentre il secondo estende le tutele da sopra verso sotto. Se il governo facesse approvare la 848bis prima del voto, accetterebbe di esporsi al rischio che essa venga abrogata da una vittoria del sì, subendo una sonora batosta. Al contrario, tenendola «in caldo», se vince il no può risfoderarla già qualche giorno dopo, facendola approvare trionfante: e qui la batosta non sarebbe solo per il comitato promotore – cosa abbastanza ovvia – ma anche per la Cgil, che ancor oggi viene associata alla grande manifestazione del 23 marzo scorso, quando portò in piazza tre milioni di persone e ottenne la marcia indietro di governo e Confindustria proprio sulla modifica dell’articolo 18.

            Per il momento, comunque, la Cgil non si è ancora pronunciata sul referendum: sta stringendo i tempi per la presentazione della propria proposta di legge sull’estensione dei diritti (il direttivo dovrebbe votarla il 24 febbraio), successivamente prenderà posizione sul referendum, e come «antidoto» alla 848bis prevede la presentazione di un apposito quesito referendario, risfoderando i 5 milioni di firme raccolte l’anno scorso; anche se tale voto, causa elezioni europee, rischia di slittare oltre la primavera 2004.

            «Il referendum sull’estensione dell’articolo 18 è a nostro parere l’unica via ormai praticabile per mettere definitivamente in soffitta i progetti di modifica del governo – dice Gigi Malabarba, senatore del Prc – Con la vittoria del sì verrebbe spazzata via, approvata o no, la delega 848bis, oltre a qualsiasi ipotesi di inciucio su proposte come quella di Ichino-Uil, che introducendo l’arbitrato abbatte la soglia ma abbassa le tutele per tutti. La stessa proposta della Cgil, a mio parere, non servirà ad evitare il voto, perché non estende efficacemente le tutele sotto i 15 dipendenti. Entro marzo il comitato promotore del referendum formulerà anche una proposta di estensione dei diritti ai lavoratori non subordinati, da accoppiare alla campagna referendaria».