E a Verona Sirchia fa schedare i veterinari

31/07/2002

31 luglio 2002

E a Verona Sirchia fa schedare i veterinari
Il ministro chiede ai dirigenti dell’amministrazione i nomi di chi ha scioperato per il rinnovo del contratto

ROMA Sulle liste nere del ministero finiscono
anche i veterinari della pubblica
amministrazione che hanno aderito
agli scioperi indetti dalla Cgil. La denuncia
arriva da Verona e a rendere
pubblica l’ennesima schedatura è Emilio
Viafora segretario generale del settore
nuove identità di lavoro (Nidl) della
Cgil. «Attraverso un dirigente – ha spiegato
Viafora – il ministero della Salute
ha fatto richiedere i nominativi di coloro
che hanno scioperato il 24 giugno
scorso. Per ora abbiamo elementi per
dire che questo sia avvenuto per l’ufficio
di Verona, il cui dirigente non si è
potuto sottrarre alle continue sollecitazioni,
ma pensiamo che lo stesso sia
avvenuto in tutta Italia».
Una prima lettera contenente la
comunicazione, ha spiegato la Cgil scaligera,
era partita dal ministero ed il
mittente era un dirigente della Direzione
generale della sanità pubblica veterinaria,
degli alimenti e della nutrizione.
La comunicazione era rivolta ai «direttori
degli uffici centrali e periferici».
Questa prima lettera, ha raccontato Paolo
Seghi della Nidl di Verona, chiedeva
i nominativi di quei professionisti
che avevano aderito allo sciopero, ma
uno dei dirigenti che l’aveva ricevuta
(in servizio all’Uvac di Verona, una
struttura di controllo amministrativo
nell’alimentare) si era in un primo momento
rifiutato di inoltrarli, spiegando
che quei nomi sarebbero stati comunque
deducibili dai fogli presenza.
Dopo quasi un mese di continue insistenze,
però, il dirigente ha dovuto cedere
e consegnare i nominativi.
Allo sciopero avevano aderito sia
gli Uvac (Uffici veterinari per gli
adempimenti comunitari), sia i Pif (Punti
d’indagine frontaliera). I coadiutori veterinari
operanti in queste strutture lavorano
in settori di punta dell’emergenza
alimentare, come l’attività di
controllo sul morbo Bse. In particolare,
gli Uvac sono addetti ai controlli
amministrativi incrociati attraverso la
banca dati europea, mentre i Pif compiono
ispezioni in porti e aeroporti.
Secondo quanto comunicato dall’organizzazione
sindacale, la mobilitazione
era stato indetta per sollecitare la corresponsione
della retribuzione «che non
veniva data da oltre 5 mesi e dopo che
per 4 volte erano andati falliti tentativi
di conciliazione presso il ministero del
Lavoro per un atteggiamento di chiusura
da parte del ministero della Salute»,
ha spiegato Emilio Viafora. La sciopero,
ha sottolineato, il primo «che abbia
coinvolto i coadiutori del ministero,
aveva fatto registrare l’adesione di
circa il 90% dei veterinari interessati,
ovvero poco meno di un centinaio. Il
ministero – ha spiegato – ha cercato di
limitare l’azione sindacale chiedendo
agli uffici periferici competenti l’elenco
nominativo degli aderenti allo sciopero.
È sconcertante che, su un diritto
tutelato dalla Costituzione ed esercitato
per difendere interessi vitali, venga
disposta una censura e una pressione
che, in vista del prossimo rinnovo contrattuale
di dicembre, cerca di intimorire
i lavoratori e di dissuaderli dall’intraprendere
ulteriori azioni rivendicative».
Nel tentativo di spegnere gli allarmi
sulla vicenda, nella serata di ieri, è
arrivata poi una nota del ministero della
Salute in cui si spiegava che la direzione
della sanità pubblica veterinaria,
alimenti e nutrizione «ha chiesto i nominativi
dei coadiutori che hanno aderito
allo sciopero il 24 giugno scorso al
solo scopo di effettuare le trattenute
alle retribuizioni spettanti agli sciope
ranti». Una precisazione che non ha
affatto convinto i sindacalisti della Nidl.
«Anche nelle email dirette al dirigente
Uvac di Verona – ha ribattuto
Paolo Seghi – il ministero ha avanzato
in un secondo tempo la giustificazione
formale che i nominativi servivano ad
operare le detrazioni necessarie. Ebbene,
si tratta di una questione di lana
caprina. Gli stessi dati si potevano desumere
dalle comunicazioni quantitative
del numero dei veterinari aderenti
allo sciopero e dal numero di ore di
assenza – ha proseguito – e comunque,
essendo queste figure in regime di collaborazione
professionale, non avrebbero
nessun dovere o necessità di timbrare
il cartellino, in quanto lavorano
per obiettivi, il che significa che dal
punto di vista normativo non dovrebbero
essere soggette ad orari. È questa
la doppia ragione per cui – ha concluso
Seghi – la richiesta del ministero non
può che avere altri significati».