E a Rimini il «popolo di Sergio» riscoprì il suo orgoglio

10/02/2002






E a Rimini il �popolo di Sergio� riscopr� il suo orgoglio

Sono mancati i riconoscimenti espliciti al ruolo svolto dal sindacalismo �bianco�

      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      RIMINI –
      E’ stato il congresso dell’identit� e dell’orgoglio Cgil.
      Arrivati a Rimini per discutere il futuro del lavoro, i delegati della maggiore confederazione sindacale italiana hanno parlato pi� di s� e della propria voglia di lottare che di quanto dovranno fare nei prossimi anni. E persino Sergio Cofferati lo ha ammesso. �Lo strumento ha cancellato l’obiettivo – ha detto dal palco -. Si � parlato molto di sciopero e poco dei motivi per cui lo facciamo�.
      Le ragioni della mobilitazione contro il governo Berlusconi hanno avuto, dunque, la meglio e il segretario le ha abilmente fuse con frequenti riferimenti ai sacri principi del sindacalismo rosso. �Abbiamo fatto un congresso – � ancora lui che parla – con prassi antiche e liturgie faticose, mostrando orgoglio per la nostra storia e i nostri simboli�.
      Cofferati � cosciente di quanto il suo popolo sia smarrito, vuoi perch� i processi di mondializzazione rendono pi� difficile anche la sola identificazione dell’avversario, vuoi perch� la sua rappresentanza politica � allo sbando. E di conseguenza � attentissimo a proporre un alfabeto di valori solido quanto tradizionale. Dalle sue parole emerge la proposta di una democrazia tutta orizzontale, fatta di negoziati, regole, mediazioni, pratiche positive, pari opportunit� e chi pi� ne ha pi� ne metta. E anche il suo continuo rimando ai poeti, ne cita con regolarit� certosina uno ad ogni intervento, � la comunicazione di un valore antico e allo stesso tempo pregiato.
      Pu� accadere che questa sottolineatura dell’identit� possa minare l’unit� sindacale appena resuscitata? Sicuramente non la aiuta. E’ vero che Cofferati non rompe mai con Cisl e Uil ma fa capire chiaramente che considera la sua Cgil come la guida del sindacato. C’� stato un passaggio della relazione che rappresenta quasi un lapsus freudiano, quando il Cinese ha scandito �continueremo a cercare di convincere i nostri amici e compagni della Cisl e della Uil� dei pericoli insiti nei provvedimenti del governo. Quella che ne viene fuori � una visione paternalistica dell’unit� sindacale. Non emerge, invece, una ricognizione pi� attenta del travaglio che le leadership di Cisl e Uil stanno vivendo. Una parte consistente degli iscritti alle due confederazioni ha votato per il centro-destra ed � pi� che evidente che i gruppi dirigenti in qualche maniera ne debbano tener conto, se non altro perch� il governo lo ricorda loro a ogni pi� sospinto.
      Ma se le piazze �bianche� di Treviso, Verona, Vicenza, Brescia e Bergamo si sono riempite durante gli ultimi scioperi vuol dire che la Cisl � stata protagonista e che le contraddizioni esistono anche nell’ampio blocco sociale che ha portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Un pezzo della confederazione �bianca� ieri si attendeva da Rimini un riconoscimento pi� esplicito del pluralismo sindacale e del ruolo che ha rappresentato nella storia sindacale. Cofferati non l’ha concesso. Eppure dalla Cisl sono venute negli anni alcune delle innovazioni concettuali che hanno permesso lo sviluppo del movimento (la contrattazione articolata) e l’avvio di una moderna politica dei redditi (grazie a Pierre Carniti).
      Rimini, dunque, � servita pi� a riscaldare i cuori del �popolo cigiellino� che a produrre nuove analisi. In qualche momento la ricerca delle alleanze � sembrata privilegiare Vittorio Agnoletto – vedi l’ampio spazio che i temi della globalizzazione �democratica� hanno trovato nelle conclusioni del leader – piuttosto che Savino Pezzotta. Ed � paradossale che ci� sia avvenuto nello stesso giorno in cui Cofferati ha fatto capire che a breve lascer� la Cgil, seguendo cos� nel giro di meno di un anno l’uscita di scena degli altri due protagonisti del ciclo della concertazione, Sergio D’Antoni e Pietro Larizza. Dovrebbe essere sostituito da Guglielmo Epifani, un dirigente sindacale che non ha mai avuto in tasca la tessera del Pci. A lui toccher� raccogliere un’eredit� scomoda. Dovr� tener alta la bandiera dell’identit� ma anche riprendere pazientemente il filo dell’elaborazione contrattuale e rivendicativa. E soprattutto dovr� far capire che, comunque vada, la sua Cgil non potr� fare a meno dell’unit� sindacale.
Dario Di Vico


Economia