E a Milano tornano i “libretti del pane”

10/12/2004

    venerdì 10 dicembre 2004

      Pagina 11 – Economia

        LA CRISI DEI CONSUMI

          Ripristinata una consuetudine dei primi anni Cinquanta: un altro segnale delle difficoltà economiche di tanti italiani
          E a Milano tornano i "libretti del pane"
          Sempre più famiglie chiedono di pagare la spesa a fine mese

            Il fornaio: prima i clienti mi chiedevano di "segnare" per comodità, ora perché non hanno i soldi, e lo dicono apertamente
            Ci sono le persone, soprattutto anziane, che vivono da sole ma anche donne con i figli e il solo stipendio del marito

              JENNER MELETTI

                Ormai la signora B. non ha più bisogno di chiedere. «Signor Eraldo, facciamo come al solito». Il signor Eraldo Pizzochero, o suo figlio Francesco, sanno cosa fare. Prendono il libro dallo scaffale e scrivono.
                «9 dicembre, o,35». La signora B. infila il sacchetto con due michette nella sporta. «È così comodo, poter pagare a fine mese. Il signor Eraldo lo sa che noi, quando è ora di saldare il debito, non ci facciamo certo pregare».

                Nella grande Milano sono tornati i «libretti del pane» e la signora B. è una delle 2.054 persone che, dall´inizio dell´anno, hanno fatto resuscitare, dopo cinquant´anni, quelli che erano chiamati anche i libretti della miseria. Si andava a fare la spesa e si comprava l´indispensabile: pane o farina, latte o zucchero, poi con un po´ di vergogna si allungava il libretto al bottegaio: «Me lo segna, per favore?».

                Via Bixio, a porta Venezia, è a una decina di minuti a piedi da piazza San Babila. Il forno «Le cose buone» dei signori Pizzochero vende pane, pizza e anche piatti pronti. La signora B. e gli altri come lei possono però soltanto sognare i «cannelloni di magro con ricotta» a 25 euro al chilogrammo. «Tutto è cominciato – dice il fornaio Eraldo – circa un anno fa. I libretti del pane erano spariti già quando nel forno c´era mio padre, nei primissimi anni ?50. Poi si sono fatte vive le prime signore. "Signor Eraldo, ho dimenticato i soldi a casa, posso pagare domani?". Si sa, nei negozi come il nostro si viene per fare la spesa ma anche per fare due chiacchiere. E poi c´è confidenza, non siamo in un supermercato dove al massimo dicono buongiorno o buonasera consegnando lo scontrino. Con alcuni clienti ci conosciamo da trent´anni. E così salta fuori la verità. C´è la signora che racconta di non avere più un soldo in tasca. C´è il pensionato che mi spiega che, con cinquecento euro al mese, non sa più dove sbattere la testa. Duecento euro fra luce, gas, telefono, Ici e tutto il resto. Con i 300 che restano, deve vivere con 10 euro al giorno. Un minimo inconveniente, come un tubo rotto o l´assicurazione da pagare, e non restano nemmeno i soldi per il pane. E allora fanno il debito, giorno dopo giorno. Io segno tutto nel libro, e al cliente consegno lo scontrino. Alcuni lo conservano per fare i conti, ma i più si fidano di me».

                Fa impressione, il libro dei debiti del forno Pizzochero. Si capisce che anche qui, in questo pezzo di città senza case popolari e dove pochissimi non hanno la casa in proprietà, c´è chi vive giorni e giorni senza un euro nel portafogli. «Signor G.: 0,51. Signora F.: 1,05. Signor M.: 0,60». «Ci sono persone – spiega il fornaio – che vengono ogni giorno a comprarsi le due michette e magari un pezzetto di focaccia e fanno segnare. Alla fine del mese hanno in tutto un debito di 20 euro, che saldano il giorno stesso in cui ritirano la pensione. I primi che facevano "segnare" parlavano sottovoce, o mi facevano solo un segno. Adesso no, parlano apertamente. Ognuno di loro – solo nel mio forno sono più di una decina – sa di non essere solo a chiedere questo favore. A noi fornai questo ritorno dei libretti non dispiace troppo. Dopo le prime tre settimane del mese, quando in molte case inizia la crisi dei soldi, quelli che hanno il debito con me cominciano a comprare non solo il pane ma anche mezzo chilo di pasta, una scatola di pomodori? Il motivo è chiaro: al supermercato, senza soldi, non ti danno nulla. E qui c´è già il "libretto"».

                Nel «discorso alla città», alla vigilia di Sant´Ambrogio, il cardinale Dionigi Tettamanzi ha detto che «le difficoltà della gente aumentano». «Anche quella che era definita la classe media si trova oggi pericolosamente vicina alla povertà». La prova è arrivata il giorno dopo, quando l´Associazione dei panificatori ha distribuito gratis 3 quintali di panini (confezione da tre pezzi) in una strada periferica, via Ripamonti. «Quando siamo arrivati alle 10 del mattino – dice Beatrice Mosca dell´associazione – c´era già la fila dei pensionati. Si è fermato anche il traffico sul viale: i genitori scendevano dall´auto con i bambini e facevano anche loro la fila». «L´ultimo libretto del pane – dice Antonio Marinoni, presidente dei "prestinai", cioè i panettieri milanesi – l´avevo visto nel 1953. Nel mio forno c´era una cassettiera, con i libretti in ordine alfabetico. Erano gli anni in cui una famiglia di quattro persone comprava due chili di pane al giorno, perché si mangiava pane e latte. Poi pane e gorgonzola, pane e bistecca, ed è arrivato il boom. A dare il primo colpo ai forni sono state le mense delle fabbriche. L´operaio che si portava il pranzo da casa mangiava quattro michette e poco companatico. La mensa ha messo sul tavolo il piatto di pasta, il secondo con contorno, e una michetta bastava».

                «Oggi a Milano si mangiano appena 150 grammi di pane al giorno, 170 in Italia. Sono tornati i libretti di debito, e questo vuol dire che sono tornati i poveri, quelli pieni di dignità che non accettano elemosine ma cercano solo la maniera di arrivare a fine mese. Non si perde un soldo, con queste persone. Ma anche in passato era così. Ricordo che negli ultimi tempi della guerra, a Induno Olona di Varese, paese di arrotini ambulanti (la mia famiglia era sfollata lì per i bombardamenti) quasi tutte le famiglie avevano il libretto. Gli arrotini capi famiglia tornavano a casa a gennaio, e le donne andavano subito al forno e in bottega a pagare i debiti».

                Leonardo Vietri ha la sua «Forneria caffè» a Sesto San Giovanni. «Anche da me – racconta – le prime richieste di "segnare" sul libretto sono arrivate un anno fa. Ci sono le persone, soprattutto anziane, che vivono da sole ma anche le donne che hanno due o tre figli e il solo stipendio del marito. "Posso comprare il pane – mi dicono – solo se lei può aspettare per il pagamento. Appena arriva la busta paga di mio marito, le faccio l´assegno". Nel mio negozio c´è anche il bar, e adesso a chiedere di pagare dopo sono anche i ragazzi. "Leonardo, segnami la pasta e il caffè, pago a fine mese, che è più comodo". Poi mi spiegano, prendendomi da parte, che non hanno soldi in tasca, ma che presto cominceranno uno di quei lavori che durano un mese e due e al primo stipendio pagheranno tutto. Certo, io accetto questo "contratto" solo con le persone che conosco e devo dire che fino ad oggi mi è andata bene».

                  Sui marciapiedi di corso Buenos Aires passano signore già sommerse dai pacchi regalo. Altre signore guardano soltanto le vetrine. Forse stamattina, ai signori fornai Eraldo e Leonardo, hanno chiesto di «segnare» centesimi 35 per il pane. «Come al solito. E scusi il disturbo».