Duello su Tfr, fondi e tagli contributivi

04/04/2003


            Venerdí 04 Aprile 2003
            I TEMI «CALDI» DEL CONFRONTO
            Duello su Tfr, fondi e tagli contributivi


            ROMA – Un taglio ai privilegi fiscali e "normativi" che favoriscono ancora il pensionamento prima del limite di "anzianità". Un meccanismo ad hoc per salvaguardare il Tfr dei lavoratori da destinare obbligatoriamente alla previdenza integrativa nel caso di chiusura o fallimento del fondo pensione. Una parità meno rigida tra fondi chiusi e aperti. E, forse, una proposta alternativa di decontribuzione imperniata su una riduzione del costo del lavoro da realizzare con il passaggio a carico dello Stato (assistenza) degli assegni familiari e magari anche di una parte della cassa integrazione. Sono queste le carte che il ministro del Welfare, Roberto Maroni, sembra intenzionato a giocare al tavolo del confronto "bis" sulla delega pensioni. Carte che però potrebbero non essere sufficienti a dare una soluzione alle questioni aperte.
            La decontribuzione. Su questo punto Maroni non sembra disposto a cedere. Lo stesso Maroni nei giorni scorsi si è fatto garante del ripristino della soglia minima del 3% per la decontribuzione sui nuovi assunti (il limite massimo è del 5%) che è stata cancellata dalla Camera suscitando grande preoccupazione da parte di Confindustria. Ma proprio sulla decontribuzione si gioca gran parte della partita con i sindacati. Per questo il ministro potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi, gradita ai sindacati, di passare dal taglio delle aliquote contributive per il pensionamento alla fiscalizzazione degli assegni familiari e forse anche di una parte della Cig con l’obiettivo di ridurre il costo del lavoro.
            Il Tfr. Per Maroni il Tfr futuro deve essere obbligatoriamente destinato alla previdenza integrativa. Ma l’obbligatorietà non piace ai sindacati, mentre per Confindustria sono necessarie compensazioni certe. Maroni, comunque, ha già preparato un emendamento che introduce un meccanismo ad hoc per salvaguardare il Tfr nel caso del fallimento del fondo pensione e per consentire ai lavoratori di continuare a utilizzarlo anticipatamente (mutui casa e spese sanitarie). Parità tra fondi. Il ministro è disposto ad andare incontro alle richieste dei sindacati rendendo meno rigido il principio della delega che sancisce la parità tra fondi chiusi e aperti. Su questo fronte c’è anche un altro nodo da sciogliere: quello degli sconti fiscali per la previdenza integrativa.
            Taglio ai privilegi. Il Welfare sta completando una ricognizione (che si dovrebbe tradurre in un emendamento) su tutte le disposizioni fiscali e le altre norme che di fatto ancora "incentivano" i pensionamenti prima della soglia di "anzianità". L’incognita "contributivo". Maroni ha ripetuto a più riprese che non saranno introdotti disincentivi sulle "anzianità", tanto meno sotto la forma di estensione a tutto campo, del metodo "contributivo". E, in questo caso, l’orientamento del ministro collima con quello di Cgil, Cisl e Uil. Confindustria invece ha sempre considerato preferibile la soluzione degli incentivi accompagnati da disincentivi. E proprio l’estensione a tutti i lavoratori del metodo contributivo continua ad essere considerato un valido accorgimento dai tecnici del Tesoro. Questa ipotesi, dunque, resta ancora in piedi come quella di ricorrere a un super-bonus per rafforzare gli incentivi già previsti nella delega per favorire la prosecuzione dell’attività lavorativa dopo il raggiungimento dei requisiti di "anzianità".
            M.ROG.