Duello Fassino-Epifani, il divario tra le due sinistre diventa di sostanza

09/05/2003




              Venerdí 09 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA


              Duello Fassino-Epifani, il divario tra le due sinistre diventa di sostanza


              ROMA – Ciascuno si fa scudo della propria rappresentanza. Chi per sostenere «la non partecipazione al voto» come fa il leader ds, Piero Fassino, chi per sostenere il «sì», come fa Guglielmo Epifani segretario della Cgil. Al di là della differenza, ora scontata, tra un partito e un sindacato si confrontano due idee diverse di ciò che la sinistra deve esprimere e sostenere. Anche, o soprattutto, sul tema dei diritti e delle tutele dei lavoratori. Fassino sceglie una linea più pragmatica, un punto di vista più largo che media le ragioni dei lavoratori con quelle della piccola impresa. Epifani, invece, tiene la posizione solo su un punto di vista, in coerenza, come ha ripetuto nel direttivo Cgil, delle battaglie fatte in nome dell’articolo 18. Eppure anche il numero uno della Cgil giudica il referendum sbagliato e non lo considera l’obiettivo strategico della sua organizzazione. È mancata la conseguenza logica al giudizio negativo: ma questo è determinato, a sentire Epifani, dalle persone e le opinioni che lui deve rappresentare. Mantenere e allargare i consensi è compito di una leadership ma forse anche orientarli nel senso più coerente lo è. Scegliendo tra le diverse "sinistre" che oggi affiorano con il referendum. Insomma, vale la rappresentanza ma anche la sostanza. Il botta e risposta, molto a distanza, tra Piero Fassino e Guglielmo Epifani riassume questa distanza sul merito. Ben al di là dei diversi mestieri in cui sono impegnati. «Per noi è un referendum sbagliato, inutile e dannoso. La Cgil – ha detto Fassino – che ha una rappresentanza diversa dalla nostra, ha assunto una posizione a favore del sì. Mentre noi riteniamo che la strada giusta sia di rendere inutile il referendum, invitando a non votare». Epifani sceglie invece una ragione che esula dal merito di quel quesito tirando in ballo la partecipazione, la libertà e i danni che porta l’astensione. Citando una canzone di Giorgio Gaber. «Nella storia della sinistra e della Cgil la partecipazione – ha detto il leader Cgil – è un valore fondamentale. Ecco perché la canzone di Gaber "libertà non è stare sopra a un albero ma partecipare" è stata così amata. Perché racchiude un nocciolo di verità». Per questa ragione, secondo Epifani, l’appello di «un grande soggetto collettivo» a far fallire il referendum «ha un problema: che in questo modo, non raggiungendo il quorum, forse si riduce il danno, ma se ne crea un altro. A quel cittadino che non è più libero, non di scegliere, ma che la propria scelta abbia un risultato, un senso». LI.P.