Duello Cgil-Confindustria sul lavoro al Nord

15/01/2001
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Sotto tiro anche Salvi per le strategie e la flessibilità
Duello Cgil-Confindustria sul lavoro al Nord
di Roberto Ippolito

ROMA A caccia del colpevole. Per il segretario della Cgil Sergio Cofferati all’origine della carenza di manodopera al Nord e di posti di lavoro al Sud ci sono gli errori di programmazione delle imprese e i mancati investimenti al Sud. Per il direttore generale della Confindustria Stefano Parisi invece le responsabilità sono dello stesso Cofferati e del ministro del lavoro Cesare Salvi accusati di aver bloccato nuove regole a favore della flessibilità del lavoro e degli investimenti.

Lo scontro tra Cofferati e Parisi, tra la Cgil e la Confindustria caratterizza la dilagante polemica sul caso della Franco Tosi, l’azienda meccanica milanese che non riesce a trovare i 1.500 operai necessari mentre nelle regioni meridionali la disoccupazione è ancora alta. Si è sviluppata «una falsa polemica», sostiene il ministro dell’industria Enrico Letta per il quale «non c’è nessuna contraddizione tra gli interventi per il Mezzogiorno e la necessità di manodopera al Nord». Letta, impegnatosi a favorire la mobilità dal Sud Nord per fronteggiare le esigenze più acute di personale, puntualizza che «gli investimenti nel Sud ci sono». La tesi è quindi questa: insieme alla proposta per la mobilità c’è l’impegno per portare il lavoro nel Mezzogiorno.

Ma la questione lavoro è ormai incandescente. Cofferati attacca il mondo industriale: «Non credo che un’azienda possa scoprire da un momento all’altro di avere fabbisogni occupazionali rilevanti». Il segretario della Cgil insiste nel lamentare l’inadeguatezza degli investimenti al Sud: «Quando c’è bisogno di aggiungere attività si deve dare priorità al Mezzogiorno; bisogna sapere programmare anche i flussi interni degli italiani che possono decidere liberamente di muoversi, oltre a quelli degli stranieri che vogliono venire a lavorare da noi».

Ma Parisi ribalta le critiche: «Noi industriali abbiamo posto la questione della flessibilità e degli investimenti nel Mezzogiorno a novembre e siamo stati bloccati proprio da Salvi e Cofferati che ora ci chiedono di portare le imprese al Sud». E ancora: «Sono stati proprio loro – aggiunge Parisi – a vietarci di avere una flessibilità e un regime fiscale che aiutassero le imprese a trasferire il lavoro nel Sud». La controffensiva del direttore generale della Confindustria investe poi in particolare Salvi il quale giovedì ha imputato alle imprese di pagare retribuzioni troppo basse. Obietta Parisi: «Pagare stipendi più alti comporterebbe grossi guai al sistema produttivo. Pagare di più porterebbe infatti ad aumentare la domanda di consumi con conseguente crescita dell’inflazione».

E la conseguenza sarebbero «un mercato del lavoro drogato» e l’«abbandono delle politica dei redditi». Incalza il presidente dell’Assolombarda Benito Benedini: i contributi sociali troppo alti sono «una vera piaga per le imprese». Insomma riaffiorano tutti i temi oggetto di accese discussioni negli ultimi mesi. E si continua a parlare dell’ipotizzata mobilità Sud-Nord. E’ critico Pietro Larizza, presidente del Cnel dopo essere stato segretario della Uil: «No a nuove migrazioni di giovani lavoratori di massa dal Sud. Così si accentua solo la divisione del paese».

Sergio Angeletti, suo successore alla Uil, crede che i problemi non si risolvano «incentivando i giovani ad andare al Nord». Sostiene monsignor Cosmo Francesco Ruppi, presidente della conferenza episcopale pugliese: «E’ il lavoro che deve scendere al Sud». Sul caso della Franco Tosi fa leva l’opposizione di centrodestra per attaccare il governo. L’assessore al lavoro della provincia di Milano Cosma Gravina lo definisce «una colossale montatura elettorale» di Letta che, occupandosi del problema, avrebbe compiuto una «ingerenza» negli affari locali.

La Lega, con Roberto Calderoli e Roberto Maroni, sostiene che la vicenda è solo «un petardo di Carnevale» e perciò secondo loro Letta dovrebbe dimettersi. L’ex segretario della Cisl Sergio D’Antoni afferma che i problemi dell’occupazione rivelano «gli errori che il centrosinistra ha fatto». Sull’ipotizzata mobilità Sud-Nord pesa comunque il problema dell’abitazione. Il ministro dei lavoro pubblici Nerio Nesi ha proposto l’assegnazione di un buono casa per agevolare il trasferimento di lavoratori meridionali. Ma il ministro delle politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio si dice «sorpreso e contrario all’ipotesi di costruire case al Nord per incentivare i lavoratori a trasferirvisi».

Anche per lui bisogna portare il lavoro «dove c’è la gente».La proposta di Nesi è bocciata dalla Cisl che la considera «un ulteriore intervento occasionale». Però Luigi Pallotta, segretario del Sunia, il sindacato degli inquilini, avverte che «l’altissimo costo della casa in affitto per i lavoratori che devono trasferirsi è una variabile che sta incidendo negativamente sulla soluzione dei problemi occupazionali». E Ivano Barberini, presidente della Legacoop, chiede un incontro a Nesi «per approfondire le modalità di attuazione delle sue proposte».

.(13 gennaio 2001)