Due settimane di stop, dal 22 febbraio al 7 marzo, in tutti gli stabilimenti del gruppo.

27/01/2010

Ecco lo scenario della galassia Fiat a 48 ore dal vertice azienda-sindacati-enti locali al ministero dello Sviluppo. Non uno scenario apocalittico, ma sicuramente allarmante: e per il Lingotto che non vede ancora l’uscita dalla crisi e per le organizzazioni dei lavoratori che temono il progressivo smantellamento (quanto meno un ridimensionamento) dell’apparato industriale del gigante torinese. Preoccupato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: «Quella della cig è una decisione a freddo che interrompe il filo del dialogo sociale, ci auguriamo di ricucirlo presto al tavolo». La riunione di venerdì al dicastero dello Sviluppo però verosimilmente non farà cambiare idea al progetto industriale di Sergio Marchionne: Termini chiuderà nel 2012; al tavolo il ministro Claudio Scajola dovrebbe ufficializzare l’interessamento di alcune società per lo stabilimento siciliano con il confronto limitato esclusivamente al suo futuro. Ieri l’azienda ha ufficializzato chiusura e relativa cassa integrazione per due settimane per tutti gli stabilimenti, cioè Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Sevel, Cassino e Pomigliano. «Dopo il periodo di fine 2009 – ha spiegato il Lingotto in una nota – gli ordini che si stanno raccogliendo in Italia a gennaio si stanno drasticamente ridimensionando ad un livello ancora più basso di quello registrato nel gennaio del 2009 quando il mercato era in grave crisi. Prevedendo che questo andamento negativo continui, è quindi necessario adeguare i livelli produttivi alla domanda».
Dice il leader della Fiom, Gianni Rinaldini: «La ripresa è lontana, ma c’è anche la pressione dell’azienda per ottenere gli incentivi e acquisire più liquidità possibile». Intanto a Termini Imerese un gruppo di operai dell’indotto ha bloccato l’ingresso dei Tir che trasportano materiale di assemblaggio mentre continua la protesta dei 13 operai della Delivery Mail che hanno trascorso l’ennesima notte sul tetto della fabbrica. Stabilimento paralizzato. Non meno drammatica la situazione di Pomigliano d’Arco: una quarantina di ex lavoratori sono saliti sul tetto del municipio minacciando di darsi fuoco, poi sono scesi nella stanza del sindaco e, infine, hanno protestato per le vie cittadine dando vita ad un corteo.