Due riforme sui co.co.co. Diverse

04/11/2003

ItaliaOggi (Focus)
Numero
261, pag. 4 del 4/11/2003
di Daniele Cirioli


La prima disciplina è nella riforma Biagi, la seconda nel maxi-emendamento alla Finanziaria.

Due riforme sui co.co.co. Diverse

Oltre i 5 mila euro è lavoro a progetto. Anzi, è occasionale

Sulle co.co.co. il legislatore ha voluto esagerare, ingegnandosi non in una ma addirittura due azioni di riforma. La prima, in vigore dal 24 ottobre 2003, giudica i rapporti di lavoro con compensi oltre i 5 mila euro collaborazioni da inquadrare nel nuovo contratto di lavoro a progetto; la seconda, che sarà vigente dal prossimo 2004, paradossalmente reputerà lo stesso rapporto con lo stesso compenso una prestazione occasionale. Senza contare, peraltro, che per almeno un altro anno, le co.co.co. potranno continuare a vivere alla vecchia maniera.

La riforma lavoro

Quella delle collaborazioni coordinate e continuative è una delle novità più interessanti della riforma lavoro. Operata con il preciso intento di porre fine all’abuso delle co.co.co. quale espediente per mascherare rapporti di lavoro subordinati. La legge delega (n. 30/03), in merito, ha previsto che fosse data una precisa disciplina alle collaborazioni coordinate e continuative con una differenziazione rispetto ai rapporti di lavoro meramente occasionali. Ciò è avvenuto con il dlgs n. 276/03, in base al quale, dal 24 ottobre 2003, le co.co.co. vanno inquadrate necessariamente nel nuovo rapporto di lavoro a progetto (salvo il periodo transitorio di un anno o più mediante accordi collettivi per le collaborazioni in essere al 23 ottobre 2003), mentre restano escluse dalle nuove regole le ´prestazioni occasionali intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare non sia superiore a 5 mila euro, nel qual caso trova applicazione la disciplina del rapporto di lavoro a progetto’.

Le novità del maxi-emendamento

La disciplina sulle co.co.co. e le prestazioni occasionali sembrano assumere una connotazione diversa da quella appena descritta a seguito delle novità introdotte nel maxi-emendamento al dl n. 269/03 (si veda ItaliaOggi del 30 ottobre 2003). In particolare, una modifica all’articolo 44 stabilisce che a decorrere dal prossimo anno i soggetti esercenti attività di lavoro autonomo occasionale e gli incaricati alle vendite a domicilio devono essere iscritti alla gestione separata Inps solo qualora il reddito annuo derivante da dette attività sia superiore a 5 mila euro. Con tale norma, in altre parole, è stata reintrodotta una disciplina ad hoc per le ´prestazioni occasionali’ che, invece, sembrava essere stata definita (ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 30/03) dalla riforma lavoro nell’articolo 61 del dlgs n. 276/03.

Le conseguenze

La comprensione della norma del maxi-emendamento relativa alle prestazioni occasionali si presenta complessa. La difficoltà deriva dal fatto che l’articolo 61 del dlgs n. 276/03, in vigore dal 24 ottobre 2003, già prevede un simile obbligo, seppure in via indiretta. Infatti, in base a tale norma, per prestazioni occasionali, che sono le prestazioni escluse dalle nuove norme sul lavoro a progetto (riforma delle co.co.co.) e quindi dalla contribuzione all’Inps, devono intendersi i rapporti non superiori a 30 giorni nell’anno solare con lo stesso committente e compensi fino a 5 mila euro. Una volta violata una di queste condizioni scatta l’obbligo d’inquadrare la prestazione nel lavoro a progetto, rapporto per il quale vige l’obbligo d’iscrizione all’Inps. Ciò premesso, possono farsi due ordini di riflessioni. La prima suggerisce che la nuova norma del dl n. 269/03 è superflua, perché l’obbligo è già previsto e, peraltro, in vigore dal 24 ottobre 2003.

La seconda ha effetti paradossali perché porta a sconvolgere le novità di riforma del lavoro, operate dall’articolo 61 del dlgs n. 276/03.

Infatti, per dare valore alla nuova norma del dl n. 269/03 si deve ritenere che l’articolo 61, piuttosto che definire le ´prestazioni occasionali’ (come richiesto dall’articolo 4 della legge n. 30/03), ha introdotto una nuova tipologia di prestazioni, ulteriore e di natura fiscale diversa da quella autonoma: una sorta di ´mini-co.co.co.’. Per queste prestazioni vale lo stesso regime fiscale e previdenziale previsto per il lavoro a progetto (cioè per tutte le ´collaborazioni’), mentre le novità riguardano il solo rapporto contrattuale (tra committente e collaboratore). Per intenderci, dal 24 ottobre 2003 abbiamo:

a) il lavoro a progetto, cioè le nuove co.co.co. soggette a Inps (gestione separata) e i cui redditi sono fiscalmente assimilati al lavoro dipendente;

b) le ´prestazioni meramente occasionali’ (mini-co.co.co.), cioè i rapporti prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione di durata non superiore a 30 giorni con lo stesso committente e fino a 5 mila euro che sono soggette all’Inps, gestione separata (perché restano nell’ambito delle collaborazioni e, quindi, nella previsione dell’articolo 2 della legge n. 335/95), e i cui redditi sono fiscalmente assimilati al lavoro dipendente.

Praticamente, in tal caso, le differenze rispetto alla precedente categoria (le nuovo co.co.co.) consisterebbe in una più semplice procedura di instaurazione della collaborazione, senza necessità di atto scritto e rispetto delle ulteriori condizioni imposte dal nuovo lavoro a progetto;

c) le prestazioni occasionali, cioè le prestazioni derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente (come previsto all’articolo 81, lettera l del Tuir), con redditi soggetti a ritenuta d’acconto e, dal prossimo anno, soggette a Inps (gestione separata) qualora producano un reddito annuo superiore a 5 mila euro.

Questa seconda conclusione (specificata anche in tabella) può senz’altro valere, al prezzo però di vanificare le finalità per le quali è stata intrapresa invece la battaglia di riforma delle co.co.co.