Due ore di sciopero con la Cgil per dire no alla precarietà

17/09/2003





 
   
mercoledì 17 settembre 2003




 
LEGGE 30 – Prima le proteste nei territori, a fine settembre verrà fissata la mobilitazione nazionale. Pericolo «infiltrazione» nei rinnovi
Due ore di sciopero con la Cgil. Per dire no alla precarietà



ANTONIO SCIOTTO


Con l’autunno la Cgil riprende la battaglia contro la legge 30, «arricchita» dai decreti attuativi, che hanno chiarito (anche se non definitivamente) gli strumenti per moltiplicare la precarietà. Contro il lavoro a chiamata, la iperframmentazione delle aziende, il sindacato intermediatore di manodopera e certificatore (insieme alle imprese) di contratti capestro, è stata messa su una capillare campagna di scioperi e informazione che coinvolgerà soprattutto i lavoratori già «garantiti», indispensabili per sostenere la lotta dei new workers. Due ore di sciopero con assemblea in tutte le regioni, oggi parte il Lazio. Il calendario varia a seconda delle categorie, complicato dallo zig zag imposto dalla commissione di garanzia e dalle astensioni per i rinnovi. Manifestazioni che, dove sono state avviate, hanno avuto una buona risposta, ma che dovrebbero ricevere maggiore impulso dall’impegno diretto della Cgil nazionale, previsto per fine settembre. Si cerca di mettere a frutto gli oltre 5 milioni di firme raccolte dopo la grande manifestazione del Circo massimo, le quattro proposte di legge per estendere i diritti e la non facile prova del referendum sull’articolo 18 (oltre 10 milioni di sì che vanno «capitalizzati» e non dispersi). I frutti più avvelenati si sono visti nel contratto separato di Fim e Uilm, che ha recepito in pieno la legge 30, mentre la Fiom diffonde con successo crescente i suoi «precontratti», accordi alternativi che rifiutano esplicitamente tutte le nuove norme sulla precarietà. Più positivi i rinnovi di turismo e ferrovie, dove Cisl e Uil hanno fatto muro insieme alla Cgil, rigettatando la legge 30. Così è accaduto con un’altra legge, la 368 che ha liberalizzato i contratti a termine, anch’essa unitariamente rifiutata nel rinnovo degli statali. E adesso? Ad esporre i prossimi passi del sindacato di Corso d’Italia è Claudio Treves, coordinatore del dipartimento politiche del lavoro Cgil: «Gli scioperi regionali sono stati pensati per avviare una capillare informazione dei lavoratori e una prima forma di protesta. L’appuntamento in cui si potrebbe decidere un’iniziativa nazionale è fissato il 26 settembre, quando si riuniranno tutti i responsabili nazionali delle categorie. La stessa legge prevede poi l’apertura di un "tavolo interconfederale", con tutte le parti coinvolte al ministero del lavoro, per discutere quanto non definito nei decreti: sarà avviato non prima di metà ottobre. E infine, non ultimi per importanza, ci sono i rinnovi, perché molte parti della legge sono demandate proprio alla contrattazione. Al momento sono in ballo le vertenze di commercio, edili e tessili: le piattaforme rifiutano unitariamente l’applicazione della legge 30, ma è fondamentale che questo assunto formale venga poi concretizzato». «La Cgil si siede a discutere con le parti – conclude Treves – ma resta centrale la nostra opposizione culturale e politica all’impianto generale della legge».

La legge 30 rischia di aggravare, in particolare, la condizione dei co.co.co.: per loro, il governo Berlusconi ha introdotto i «contratti a progetto». Il rischio è che vengano rigettati definitivamente nel campo degli autonomi, dovendo aprire una partita Iva e, questa volta, con minori garanzie rispetto al passato di aprire una vertenza per il riconoscimento del lavoro subordinato: a blindare i datori di lavoro, sarà infatti non soltanto il particolare tipo di contratto, che prevede una forma di autocertificazione del lavoratore (in pratica, una rinuncia a fare causa), ma anche il nuovo status del sindacato, chiamato anch’esso a certificare attraverso gli enti bilaterali, a mettere insomma «un bollino» sul nuovo sistema di ingiustizie.