Due Italie sempre più distanti

16/10/2002




          16 ottobre 2002

          ITALIA-POLITICA
          Due Italie sempre più distanti

          Istat - Il Mezzogiorno frena: si accentua nel 2000 il divario dal Settentrione
          R.Boc.


          ROMA – Anche un anno di boom come è stato il 2000 ha visto profonde differenze di sviluppo tra le Regioni italiane. Lo documenta l’Istat, che con quasi due anni di ritardo (ma un lag di 24 mesi è appunto quello previsto dai regolamenti europei) ha diffuso i conti economici delle Regioni italiane. Il contributo maggiore alla crescita economica è venuto dal l’area nord-orientale, con un aumento del Pil pari al 3,9 per cento. Resta indietro il Mezzogiorno, anche se per paradosso statistico la regione più brillante nel 2000 è risultata il Molise, con un incremento del Pil pari al 5,5%, un aumento dei consumi del 2,7% e un +24,1% degli investimenti. Proprio gli investimenti, tuttavia, hanno fatto registrare il sorpasso del Nord-Ovest (+10,2% nel 2000, contro il +5,7% del ’99) sul Nord-Est (rispettivamente +4,9 e 9,9 per cento). Quanto al Pil pro-capite, in cima alla classifica rimane il Trentino-Alto Adige, con 26.839 €, mentre la maglia nera spetta alla Calabria, con 12.427.
          Nord-Ovest. Nel 2000 il valore aggiunto della ripartizione Nord-occidentale è cresciuto del 2,3% e ha mostrato in tutti i comparti una dinamica più modesta rispetto alla media, ad eccezione del settore delle costruzioni. L’aumento dell’industria in senso stretto è dell’1,3% (a fronte del 2,7% nazionale) del 3,1% nel terziario (+3,5% a livello Italia) e c’è una flessione del 3% nel settore agricolo. Sul versante della domanda interna, i consumi finali delle famiglie sono stati pari al 2,3% (il dato nazionale è 3,1%) mentre crescono gli investimenti fissi lordi (+10,2%, 3,7% in più rispetto alla media nazionale).
          Nord-Est. Il forte aumento del Pil è il prodotto di andamenti positivi in tutti i settori. Il valore aggiunto cresce dello 0,5% in agricoltura,del 3,3% nell’industria in senso stretto, del 6,7% nelle costruzioni, del 4,6% nei servizi. La spesa delle famiglie aumenta del 3,7% e gli investimenti salgono del 4,9%. Gli incrementi più forti, spiega l’Istat, si sono registrati in Trentino-Alto Adige e in Emilia-Romagna (pari rispettivamente a +4,5% e a +4,3%). La domanda interna ha avuto dinamiche differenziate: una spesa della Pa molto elevata nel Trentino-Alto Adige (+6,7%) e in Friuli-Venezia Giulia (+3,3%); una spesa elevata da parte delle famiglie in Veneto (+4,2%) e in Emilia-Romagna; un forte incremento di investimenti in Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (rispettivamente, +9,8 e +12 per cento).
          Centro Italia. Le Regioni centrali sono più allineate con la media nazionale e la crescita del Pil è stata del 2,8 per cento. Le Regioni più dinamiche sono state Toscana e Umbria, con una crescita del Pil rispettivamente del 4,6% e del 4,7%; le Marche si attestano su un livello di crescita medio alto (+3,3%) mentre decisamente più fiacca è stata l’evoluzione del Lazio (+1,2 per cento). In compenso nel Lazio i consumi hanno esercitato una spinta propulsiva sull’economia, visto che sono cresciuti del 4,8 per cento.
          Mezzogiorno. Nel 2000 le Regioni meridionali hanno rallentato la marcia, dopo tre anni nei quali il ritmo di crescita della ripartizione meridionale si era mantenuto superiore a quello registrato per il resto del Paese. L’incremento del Pil è stato del 2,8%, per effetto di un calo sensibile dell’agricoltura (il cui valore aggiunto è diminuito del 5%), di una crescita modesta nelle costruzioni (+1,7%) e di una tenuta un po’ affannosa del terziario (+3,3% contro il +3,6% nazionale). I risultati nettamente più favorevoli si sono avuti nelle Regioni della fascia adriatica: il Pil è cresciuto del +3,7% in Abruzzo, del 5,5% in Molise e del 3,2% in Puglia; anche la Sicilia ha avuto un ritmo di crescita del 3 per cento. Più modesti, invece gli incrementi in Campania (2,7%) Basilicata (+1,3%), Calabria (+1,8%) e Sardegna (+1,5 per cento)