Due ipotesi per evitare lo scontro

18/01/2002
La Stampa web





retroscena
Roberto Giovannini
(Del 18/1/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
CENTRISTI E DESTRA SOCIALE IN PRESSING. ALLO STUDIO DAL TAGLIO DI 3-5 PUNTI PER I NEOASSUNTI ALL´1% PER TUTTI
Due ipotesi per evitare lo scontro
Decontribuzione più leggera e subito il Tfr in titoli di Stato

PER tutta la giornata di ieri i protagonisti di questa difficile partita a scacchi su lavoro e pensioni hanno cercato di valutare nella loro giusta portata le affermazioni di Maroni. Frutto dei colloqui al Quirinale? Segnale del disagio della maggioranza e dell´Esecutivo, che inizierebbe una «ritirata strategica»? Semplice mossa tattica in una contesa che si annuncia come ancora lunga e ricca di colpi di scena? Sono possibili tutte le interpretazioni. È senza dubbio vero che ieri il ministro del Welfare Roberto Maroni per la prima volta ha affermato che c´è disponibilità («qualora mi convincano») a modificare la norma sui licenziamenti contenuta nella delega sul lavoro. Tuttavia, sia nel merito che nei toni, Maroni non cambia rotta poi di molto. Al ministero, si chiarisce che ora non si pensa nemmeno lontanamente a uno stralcio o a un accantonamento della riforma dell´articolo 18. Semmai, si può discutere alcuni aspetti, come la platea di lavoratori coinvolti, magari concentrandosi sui lavoratori «sommersi» o su quelli delle Regioni meridionali. Quanto ai toni, in un´intervista a «Panorama» oggi in edicola Maroni accusa di nuovo il leader Cgil Sergio Cofferati di «giocare con carte truccate, alimentando un conflitto sociale che non ha ragione d’essere», con l’obiettivo «squisitamente politico di portare il sindacato a surrogare la sinistra parlamentare sperando di far cadere Berlusconi». Tuttavia, evidentemente c´è l´intenzione di rispondere alle (vaste e reiterate) sollecitazioni a riaprire un canale di trattativa, puntando a una soluzione negoziata del conflitto. Ad esempio, ieri al ministero del Lavoro è stato dato (in un´atmosfera iperconcertativa) il via libera a due direttive europee, su agenti chimici e comitati di azienda. Anche perché il pressing su Maroni c´è, e si vede. In Parlamento il Ccd-Cdu lavora ventre a terra per una «mediazione», in collaborazione con la «destra sociale» di Alleanza Nazionale. In prima linea c´è il capogruppo del Ccd a Montecitorio Luca Volontè, che in queste settimane ha avviato una sorta di «concertazione ombra», sondando riservatamente i segretari dei sindacati, Confindustria e qualche ministro. E che ieri ha salutato con entusiasmo le dichiarazioni di Maroni. Il progetto di Volontè è quello di mettere intorno a un tavolo governo e parti sociali: «mi attendo a stretto giro una convocazione delle parti dal governo – dice – ci sono venti giorni prima che il Senato arrivi a discutere dell´articolo 18». L´altra «colomba» è il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Domenico Benedetti Valentini, di Alleanza Nazionale: Benedetti Valentini parla di «riformulazione in altra sede» della norma sui licenziamenti, e apre all´altra richiesta dei sindacati: una revisione della proposta di taglio dei contributi previdenziali. Posizioni isolate? Pare di no: nella maggioranza, in Parlamento, si fa strada l´idea di evitare a ogni costo lo scontro sociale. Tanto più che – si dice – un sondaggio riservato in mano al Cavaliere dimostrerebbe che sui licenziamenti «la gente» non starebbe dalla parte del governo. E ci sono i governatori delle Regioni, che chiedono «un tavolo istituzionale» sul lavoro. Per ora, tra i ministri, prevalgono ancora i sostenitori della «linea della fermezza» con Cgil-Cisl-Uil. Tuttavia, anche sulle pensioni nel governo si comincia a pensare a qualche modifica di rilievo. In linea di principio, si ragiona nei ministeri, al sindacato si potrebbe sempre proporre uno scambio: marcia indietro sui licenziamenti in cambio del «sì» sulla previdenza. La prima questione in ballo è quella della decontribuzione per i giovani. Ieri Maroni e il viceministro Baldassarri hanno replicato duramente alle perplessità del presidente dell´Inps Paci e del Ragioniere Generale Monorchio sulla tenuta dei conti della previdenza. Ma i dubbi – già manifestati da tutti gli addetti ai lavori, oltre che dai sindacati – sui rischi finanziari per il sistema sono fortissimi: li condivide anche il Governatore di Bankitalia Antonio Fazio, che intende farvi cenno alla prima occasione utile. E al Welfare sono stati messi al lavoro i tecnici per valutare soluzioni alternative e di «consenso». Ad esempio, sostituire il taglio del 3-5% dei contributi per i nuovi assunti con una riduzione (sempre a carico dello Stato, e sempre senza effetti sulle prestazioni) dell´1% del costo del lavoro aziendale per tutti i lavoratori dipendenti. C´è poi il progetto del ministro Tremonti per varare una maxi-cartolarizzazione da 25-30 milioni di euro del flusso di liquidazioni che verranno maturati nei prossimi cinque-sei anni. In sostanza, i fondi pensione partirebbero subito con una imponente massa di risorse da investire, magari nelle future privatizzazioni, ponendo il superministro Tremonti al centro di una operazione senza precedenti nella storia del paese. E il sindacato? Qualunque sia il senso della mossa di Maroni, in queste ore i leader sindacali si sentono più forti. Gli scioperi stanno andando benissimo, affermano, e i segnali provenienti da governo e maggioranza lasciano intendere che le possibilità di portare a casa il risultato pieno (stralcio di licenziamenti e decontribuzione) stiano aumentando col passare dei giorni. Anche in questa chiave va letta la durissima replica di ieri a Maroni del solitamente «dialogante» leader cislino Savino Pezzotta. «È un bel pasticcio – commenta il numero due della Cisl Pier Paolo Baretta – lasciamo che il Presidente Ciampi incontri lunedì i vertici di Confindustria, e poi vedremo. Delle deleghe abbiamo discusso a Palazzo Chigi; data la complessità della situazione, sarebbe bene ripartire a dialogare proprio da lì».

 

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