Dubbi su Covip e Isvap

29/06/2005
    mercoledì 29 giugno 2005

      ITALIA-POLITICA – pagina 11

        PREVIDENZA COMPLEMENTARE

          Dubbi su Covip e Isvap,
          riforma ancora in forse

          Nuova polemica tra Maroni e le banche sulle misure si compensazione Domani altro vertice

            ROMA • La partita sulla previdenza integrativa è ancora aperta. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, conferma che il decreto attuativo sul Tfr approderà venerdì al Consiglio dei ministri per il primo via libera. Ma per essere certo di varcare il portone di Palazzo Chigi il testo dovrà prima essere " ispezionato" da una task force ministeriale, probabilmente composta dallo stesso Maroni e dai ministri Siniscalco, Alemanno, Baccini e La Loggia, nel corso di un mini vertice che dovrebbe essere convocato al più tardi domani.

            Il passaggio al Consiglio dei ministri, insomma, non appare del tutto scontato. Anzi il rinvio comincia ad essere più di un’ipotesi. Anche perché restano da sciogliere alcuni nodi. A cominciare da quelli del ruolo di Covip e Isvap e della copertura finanziaria per il prossimo anno. Ieri il ministro La Malfa ha detto che il provvedimento sarà varato «tra qualche giorno» . Intanto sale la tensione tra Maroni e le banche sulle compensazioni da garantire alle imprese in termini di accesso agevolato al credito.

            In discussione è soprattutto la questione dell’automaticità. « Noi — ha detto il ministro — pensiamo di usare il Tfr » per sviluppare la previdenza integrativa, « ma il decollo è subordinato all’individuazione di misure compensative che permettano alle imprese, in particolare a quelle medie e piccole, di accedere al credito per smobilizzare lo stesso Tfr. A tale riguardo — ha aggiunto Maroni— incontriamo resistenza da parte delle banche ingiustificata e ingistificabile, ma mi riprometto di vincere questa resistenza » .

            Dichiarazioni, quelle di Maroni, che hanno subito provocato la reazione dell’Abi: « Siamo stupiti delle parole del ministro, proprio in un momento in cui stiamo collaborando con il Governo per trovare le soluzioni più adeguate al necessario sviluppo della previdenza complementare ». La replica dell’Associazione Bancaria non si esaurisce qui: «Nonostante le considerazioni del ministro continueremo a collaborare. Le banche italiane hanno già condiviso il progetto del Fondo di garanzia pubblico»

            Il clima, insomma, è tutt’altro che sereno. Ed è battaglia anche tra Governo e sindacati. Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, torna a criticare il provvedimento preparato da Maroni: « Non ci siamo, il giudizio è negativo sia per il metodo sia per la sostanza » . Ed Epifani aggiunge: « Non so se il Governo si accorge che con il giudizio negativo dei sindacati il decollo » della previdenza integrativa «diventa molto improbabile. Temo che sarà un’occasione perduta».

            Dura è anche la Uil, che visto l’atteggiamento del Governo non disponibile a recepire in toto l’avviso comune raggiunto dalle parti sociali, è pronta a chiedere un rinvio di sei mesi del varo del decreto.
            «Dal silenzio assenso alla governance, dalla fiscalità alle compensazioni non c’è un tema che abbia raccolto le indicazioni di sindacati e imprese», spiega il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi. Che aggiunge: tanto vale «chiedere la proroga della scadenza della delega ».

              A chiedere una risposta ufficiale a Maroni è anche la Cisl: « Mi aspetto che il Governo ci convochi— afferma Pier Paolo Baretta— e ci dica se questo testo è coerente con l’avviso comune ». E Renata Polverini (Ugl) dice a chiare lettere: Maroni faccia conoscere il testo del suo decreto e avvii un confronto serio.