“Ds” vertice drammatico: accuse, litigi, indignazione

13/06/2007

    mercoledì 13 giugno 2007

    Pagina 4 – Interni

      la Quercia

      Lo sfogo di Fassino. Veltroni: politica debole

        Accuse, litigi, indignazione
        vertice drammatico in casa ds

          Il segretario sbotta contro Reichlin. E Ranieri attacca Latorre sui rapporti con Ricucci

            GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – Volevano indebolire i Ds. «Queste intercettazioni hanno un solo obiettivo: colpire la Quercia», sibilava Massimo D´Alema lunedì pomeriggio. Ma è molto peggio di così. Al Botteghino va in scena il dramma del tutti contro tutti, un canovaccio che mescola difficoltà elettorali, governo in affanno, campagna mediatica, presunti complotti giudiziari e al fondo una grande profonda diffidenza reciproca. I verbali accelerano la crisi. E può succedere che Piero Fassino si scagli contro un personaggio più defilato per dire agli altri, ai tanti leader dei Ds che la misura è colma. Di prima mattina si riunisce l´ufficio di presidenza della Quercia. Sul tavolo ci sono i giornali con i titoli sul caso Unipol sparati in prima pagina. Fassino apre il vertice, più avanti prende la parola Alfredo Reichlin. Il segretario, al congresso di Firenze, lo aveva salutato come il suo mentore sulla strada del Partito democratico. Si erano abbracciati, sono amici. Reichlin però è abbastanza severo. Dice che il partito oggi si deve occupare di tre questioni: la zoppìa dell´esecutivo, le telefonate con Consorte e le elezioni dell´assemblea del Pd che non possono essere ridotte a un puro «evento organizzativo, come dice Piero». Fassino sbotta e attacca: «Mi avete rotto, capito? Anche tu Alfredo, non potete pensare che solo voi capite di politica». A quel punto, Reichlin alza i tacchi e lascia il Botteghino.

            Il clima è bollente, le tensioni vengono allo scoperto. E i Ds non sanno come uscirne. Viene attribuita a D´Alema l´intenzione di sporgere una denuncia "contro ignoti" per la fuga di notizie dal tribunale di Milano. Ma è un´idea che perde consistenza con il passare delle ore. «La risposta in realtà – dice il ministro degli Esteri – dev´essere politica». Già, ma quale? Si può lavorare sul governo perché esca dalle secche, certo. Walter Veltroni, nella riunione del Botteghino, affonda il coltello nella piaga: «La storia delle intercettazioni è grave. Ma si lega a un vuoto della politica, a una sua debolezza. Per questo succedono certe cose. Basta guardarsi intorno: il Paese dà l´impressione di non essere governato, non si riesce mai a dare il senso di qualcosa di costruttivo». Un´altra risposta può essere quella di un rafforzamento dell´assetto politico. Ovvero, il Partito democratico. Per D´Alema è una strada: «Dobbiamo dare un valore politico all´elezione dell´assemblea costituente, tanto più se da lì emergerà il segretario del Pd. Perciò abbiamo bisogno di più liste per collegio, senza preferenze, che in pratica siano collegate a un candidato per la poltrona di leader». È lo schema opposto a quello appena illustrato da Fassino. Il leader ds infatti pensa a un listone che tenga insieme Ds e Margherita, da presentare su scala nazionale e votato con le preferenze. Ma è una posizione minoritaria dentro l´ufficio di presidenza, contestata da molti, per ultimo proprio da Reichlin. Ed è lì che i sentimenti di amicizia vacillano, il nervosismo di queste ore non si controlla più. Anche perché la riunione della presidenza, plasticamente, fa venire alla luce una nuova difficoltà. Con le intercettazioni spiattellate sui giornali, l´indebolimento della Quercia, una solidarietà di partito che viene meno, la corsa già accidentata di Fassino alla segreteria del Pd è sempre più in salita. Il punto allora è: cosa farà dopo il 14 ottobre il segretario dei Ds? Hanno parlato anche di questo Fassino e D´Alema nell´incontro a quattr´occhi di ieri mattina, 8,30 in punto?

            Con il titolare della Farnesina il confronto nella riunione è aspro, spigoloso. Fassino lo affronta a viso aperto. Le regole della Costituente sponsorizzate da D´Alema non aiutano il segretario. E questo il ministro degli Esteri non può non saperlo. Ma ce n´è anche per lui. E per il suo fedelissimo braccio destro Nicola Latorre. Fassino spiega ai dirigenti le telefonate con Consorte: «Le avete lette? Volevo solo essere informato di come andava le cose». Sembra a molti che il segretario voglia dire: per vedere chi ha avuto un ruolo attivo nella vicenda bisogna leggere altre conversazioni. Dopo la presidenza si riunisce la segreteria diessina. E per la prima volta dopo molti anni viene attaccato duramente D´Alema (attraverso Latorre). «Il caso Unipol lo conosciamo. Il fatto nuovo sono i rapporti con Ricucci. Io sono indignato – aggredisce il senatore Andrea Ranieri -. Quella telefonata mostra un´idea malsana del potere». Come obiettivo polemico, Latorre è certamente più abbordabile di D´Alema. «Parla troppo. E forse farebbe meglio ad evitare Porta a porta per qualche tempo», dice il tesoriere Ugo Sposetti. Fabrizio Morri lo tratta così: «Non l´ho certo nominato io vicecapogruppo del Senato».

            I veleni esterni dunque si sono impadroniti dell´organismo diessino. Lo scuotono e lo portano all´appuntamento con il Pd in situazione di estrema debolezza. Qualcuno commenta: «Stiamo regalando il Partito democratico a Rutelli». Si potrebbero concentrare gli sforzi sul cambio di passo del governo. Come ha fatto Fassino ieri sera incontrando Romano Prodi. Ma con quali risultati, finora? Su un punto, ieri mattina, i leader della Quercia si sono trovati d´accordo: il governo istituzionale non è praticabile, anche perché se cade Prodi Berlusconi ci porta alle elezioni. È l´ennesima via d´uscita che oggi ai Ds sembra preclusa.