“DS” «Una morte sofferta, ma nascerà il Pd»

20/04/2007
    venerdì 20 aprile 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    «Una morte sofferta, ma nascerà il Pd»

      Fassino: «L’ approdo è il Partito socialista europeo». L’ultimo appello al Correntone

        DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
        Roberto Zuccolini

          FIRENZE — L’attesa c’è. E anche un po’ di agitazione per i 1.550 delegati diessini, al loro ultimo congresso prima di quello che sarà del Partito democratico. Prendono posto alla spicciolata nel parterre del Nelson Mandela Forum. E cominciano a sedersi anche i politici invitati. Franco Giordano, visibilmente contrariato per essere finito troppo indietro con la delegazione di Rifondazione comunista, viene richiamato in prima fila, dove condivide la postazione con i presidente di Camera e Senato, Bertinotti e Marini. Ci sono Rutelli, Franceschini, Fioroni, a rappresentare la Margherita. E appare il leghista Maroni, dopo l’ingresso «trionfante» di Silvio Berlusconi.

          Per Piero Fassino è il giorno più importante. Tocca a lui decretare la morte «sofferta» della Quercia e la nascita, altrettanto «sofferta», del Pd. Tocca a lui soprattutto contenere i «guasti» dell’annunciata scissione di Fabio Mussi, sul palco a due metri da Massimo D’Alema. Fa ingresso nella penombra di una sceneggiatura accurata sulle note di Over the Rainbow. Il PalaMandela applaude, mentre lui passa tra le file degli ospiti per salutarli uno ad uno. Poi, dopo l’inno di Mameli, e quello europeo (l’Inno alla Gioia di Beethoven), viene proclamato segretario per effetto di quel 75,5% registrato dalla sua mozione.

          E comincia. Parlerà per un’ora e 38 minuti. La cosa più importante è rispondere alle critiche di chi considera il nuovo soggetto unitario come una semplice somma tra due formazioni già esistenti: «Il Partito Democratico è una necessità storica. Non è un’esigenza dei Ds, della Margherita o di un ceto politico. È un partito nuovo per un secolo nuovo, non moderato o centrista, bensì progressista, riformista e riformatore». E servirà a «ridisegnare la geografia politica» italiana, senza essere la fine di una storia: «Non arrotoliamo le nostre bandiere».

          Poi il segretario della Quercia affronta i temi più spinosi e controversi. Sui Dico sostiene che occorre un «confronto senza contrapposizioni ideologiche» e una discussione «con spirito laico», ma allo stesso tempo assicura i cattolici: «Non guardiamo con ostilità al Family Day». Rivolge un nuovo, ennesimo appello ai socialisti di Borselli: «Il Pd è anche la vostra casa». E affronta l’argomento che sta mandando in fibrillazione i partiti «minori», cioè la legge elettorale: «È una priorità», se si vuole evitare il referendum. Si restringe il «Pantheon» del Pd, secondo Fassino. Non c’è più Craxi. Ci sono invece due sindacalisti come Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama nonché Enrico Berlinguer, a cui la platea tributa il più lungo dei 57 applausi concessi. E arriva il momento dedicato a Fabio Mussi. Fassino gli chiede di restare. Alla prima citazione, Mussi si commuove, ma in realtà le parole che lo riguardano sono anche di sfida: «Chi ha votato la sua mozione ci ripensi: prevalgano unità e coesione».

          Ma ad essere garante dell’unità chiama ad un certo punto, in modo forte, Massimo D’Alema, che le voci della vigilia davano come incerto sul restare alla presidenza della Quercia: «Chiederò alle più autorevoli personalità del nostro partito di essere ancora di più al mio fianco in questo passaggio così cruciale. A partire da Massimo D’Alema». Passaggio che vorrà dire Assemblea costituente e scelta del nuovo leader del Pd, da fare con il metodo «una testa, un voto», entro la primavera del 2008. E il Pse? «Il nostro progetto va realizzato insieme ai socialisti europei. I nostri amici della Margherita — assicura — stanno cambiando».