“DS” Salvi: «non faremo un nuovo partitino»

23/04/2007
    lunedì 23 aprile 2007

    Pagina 10 – Politica/Oggi

    «Ma noi non faremo un nuovo partitino»

      Parla Cesare Salvi: «Vogliamo riunire la sinistra, non creare
      un soggetto marginale. Si evitino ritorsioni alle amministrative…»

        di Simone Collini/ Roma

        È questione di giorni, poi la sinistra Ds lascerà il partito per dar vita a un movimento politico autonomo. «Si darà una propria rappresentanza in Parlamento e in tutti i livelli istituzionali», spiega Cesare Salvi. Il quale respinge «rappresentazioni caricaturali» ascoltate al congresso: «Non sarà un nuovo partitino, perché nasce dichiaratamente con l’obiettivo di unire la sinistra». Riconosce che a Firenze si è respirato «un clima di civiltà», che conta di ritrovare anche tra qualche settimana: «Compagni che hanno sottoscritto la mozione sono nelle liste dei Ds o dell’Ulivo alle amministrative. Siamo sicuri che non ci saranno ritorsioni. Se ci dovessero essere, dovremo dare indicazioni di voto diverse rispetto ad esse».

        Fassino ha chiuso il congresso sottolineando che “democratico” non è aggettivo neutro ma vuol dire progressista, di sinistra.

          «Di per sé, la parola democratico è totalmente neutra. Comunque, i termini definitori mi interessano fino a un certo punto. Io non dubito delle buone intenzioni, ma bisogna distinguerle dai fatti. E i fatti dicono che si parte con una fusione con la Margherita, della quale conosciamo le posizioni assunte in questo anno di azione di governo. Quindi, al di là delle intenzioni, inevitabilmente il Pd non sarà di sinistra».

          Lei, Mussi e gli altri avete preso un’altra strada, ma al momento la prospettiva non è molto chiara.

            «Una cosa è chiara: c’è una grande richiesta in Italia di sinistra e di unità. In campo ci saranno due progetti politici: il Pd, che ha torsione più moderata e centrista, e l’unificazione di partiti e cittadini in una forza di sinistra di ispirazione socialista».

            Due progetti in competizione tra loro?

              «In competizione e alleati, perché è evidente che il Pd non colma l’intero campo dell’Unione ma lascia uno spazio politico a sinistra. C’è un vasto mondo che chiede di essere rappresentato nelle sue idealità e valori».

              Con quali forze politiche intendete lavorare?

                «Non voglio impiccarmi alle formule, perché questo è stato l’errore della “road map” del Pd. Le forze sono evidentemente quelle a sinistra del Pd. In ordine alfabetico: Comunisti italiani, al cui congresso nazionale sarò presente, Rifondazione comunista, Sdi e Verdi. Ma soprattutto ci interessa il popolo della sinistra, e soprattutto quella parte oggi delusa».

                Delusa da cosa?

                  «Dai rappresentanti politici e dall’azione del governo. Questo è stato il grande assente dei congressi, ne ha parlato solo Epifani del malcontento nei confronti del governo del centrosinistra. Oggi abbiamo anche questo compito, ridare speranza e fiducia a chi oggi è deluso».

                  Diceva che lavorerete con il Prc, anche se avete basato parte della battaglia sull’appartenenza al Pse e il Prc non ne fa parte.

                    «Ripeto, c’è una “road map” da evitare, ed è quella seguita dal Pd. Vedremo, approfondiremo ogni versante, cercheremo anche di immaginare forme della politica diverse da quelle tradizionali, che possano dare una risposta anche a problemi identitari che hanno un peso nella storia italiana».

                    Il primo passo?

                      «Daremo vita a un movimento autonomo, dotato di rappresentanze parlamentari e istituzionali a tutti i livelli».

                      Un nuovo partito?

                        «Questa di un nuovo partitino è una rappresentazione caricaturale, perché il movimento nasce dichiaratamente con l’obiettivo di unire la sinistra. Così come è una caricatura dire che è basato sulle nostalgie del passato, perché i temi che poniamo, dalle condizioni del lavoro alla nuova questione morale che sta esplodendo in Italia, parlano dell’oggi e del futuro. Pensiamo però che per parlare di questi problemi non si debba tagliare col passato».

                        Un movimento politico ha bisogno di strutture e risorse economiche per organizzare iniziative e quant’altro.

                          «Deve essere basato soprattutto sul volontariato. Poi sappiamo che servono anche risorse economiche, e vorremmo evitare la trappola in cui sono caduti i partiti, di ritenere che questi soldi vadano raggiunti e conseguiti sempre e comunque».

                          Contate di portar con voi una parte del patrimonio dei Ds?

                            «Queste sono cose che si vedranno con la consueta serenità con la segreteria del partito».

                            E per quanto riguarda le amministrative? Ci sono esponenti della vostra area candidati nelle liste dei Ds e dell’Ulivo?

                              «Ci sono, e noi siamo sicuri, visto il clima di civiltà con cui si è svolto il congresso che non ci saranno ritorsioni. Naturalmente se ci dovessero essere dovremo dare indicazioni di voto diverso, pur sempre all’interno del centrosinistra».

                              Avete il timore che non tutti quelli che hanno sostenuto la vostra mozione vi seguano?

                                «Abbiamo avuto come consenso degli iscritti circa 40 mila voti. Questa è certamente la base da cui partiamo. Riuniremo i nostri delegati sabato. Le dichiarazioni di posizioni diverse al momento si contano sulle dita di una mano».

                                Questo è il perimetro del movimento?

                                  «Faremo un comitato promotore aperto ad adesioni successive, perché ci rivolgiamo ovviamente in primo luogo alle compagne e ai compagni che ci hanno seguito in questa battaglia ma ci rivolgiamo anche contestualmente al più ampio mondo della sinistra dispersa che finora non ha avuto una sua rappresentanza politica. E che come si sa ha dimensioni anche abbastanza consistenti».