“Ds” Rossi: «Il mio strappo rimane»

11/01/2007
    giovedì 11 gennaio 2007

      Pagina 12 – Primo Piano

      Incontro Rossi-Fassino
      «Il mio strappo rimane»

        L’economista: un ripensamento non era nelle cose «Il riformismo? Poggia sulla convinzione dei leader»

          ROMA — Un colloquio «piacevole», secondo la testimonianza dei protagonisti, ma che non poteva portare a un ripensamento della decisione di Nicola Rossi di non rinnovare la tessera dei Ds, con la motivazione che il partito avrebbe smarrito la bussola riformista. Anche perché Piero Fassino gliel’aveva già chiesto per telefono appena venuto a conoscenza delle sue intenzioni. Ma senza risultati. E il faccia a faccia di ieri non avrebbe potuto cambiare la situazione. Né le rispettive posizioni. Fassino ad ammettere comunque le difficoltà che la linea riformista incontrerebbe in una maggioranza dove la sinistra radicale ha un forte potere di condizionamento, testimoniato dalle reazioni che ha avuto la sua recente intervista nella quale chiedeva di accelerare proprio sulle riforme. Ma anche a sostenere la necessità di non provocare strappi nella maggioranza. E Nicola Rossi a ripetere, punto per punto, le sue tesi, ampiamente illustrate lunedì in un lungo articolo sul Corriere.
          Facendo pure presente, al segretario dei Ds, che la scelta di non provocare adesso tensioni nella maggioranza, avrebbe probabilmente la conseguenza di provocarne comunque in un prossimo futuro: soltanto, molto più devastanti. Quando è uscito dal Botteghino, l’ex consigliere di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi ha detto soltanto: «È stata una piacevolissima chiacchierata su temi anche rilevanti. Un mio ripensamento non era nelle cose. Non ho nulla da aggiungere anche per rispetto del mio interlocutore».

          L’incontro di ieri fra l’esponente riformista e il segretario della Quercia aveva avuto un antipasto a Radio 24 e al Gr Parlamento. Dove Rossi aveva detto quanto poi avrebbe confermato successivamente anche a Fassino: «Resterò nel gruppo dell’Ulivo, la prova che continuo a pensare che obiettivo di fondo sia il Partito democratico». Cioè quella creatura che secondo l’economista riformista starebbe però nascendo fragile. «E mi preoccupa che non nasca solida proprio per affrontare quel deficit di riformismo di cui ho parlato. Con la mia decisione volevo lanciare un allarme per il modo in cui avviene la costruzione del partito. Alla fine potremmo non avere lo strumento di cui abbiamo bisogno per il Paese».

          Come aveva già fatto nell’articolo sul Corriere, Rossi ha poi sottolineato la questione del deficit di classe dirigente. Con queste parole: «Il riformismo e la modernizzazione di un Paese poggiano sulla convinzione delle classi dirigenti e sulla loro capacità di spiegarlo, di promuoverlo e di caricarselo sulle spalle. Questo è il problema principale che vedo».

            Il segretario di Rifondazione Franco Giordano, anch’egli presente al dibattito a Radio 24 con il senatore Ds Nicola Latorre e lo stesso Rossi, lo ha accusato di non aver rinnovato la tessera dei Ds «perché non condivideva l’impianto del programma con il quale il centrosinistra si è presentato alle elezioni». Sentenziando: «Ora propone un altro consesso politico più vicino alle sue idee». Chiaro riferimento al cosiddetto tavolo dei Volenterosi, di cui Rossi è uno dei fondatori, e al quale hanno aderito economisti, intellettuali e politici, fra cui anche esponenti del centrodestra. «Che coerenza è questa?», ha concluso Giordano.

            Con argomentazioni diametralmente opposte a quelle del diessino Gavino Angius, secondo il quale «le posizioni di Rossi non possono essere liquidate facilmente. Rossi è un liberal democratico di sinistra. Se uno come lui dice "grazie, me ne vado", è una sconfitta di tutti e indica che c’è qualcosa che non va. Non a caso Rossi dice che il Partito democratico sta nascendo sulla sabbia. Se l’avessi detto io…»

            S. Riz