“Ds” «Non possiamo permetterci altri strappi»

19/01/2007
    venerdì 19 gennaio 2007

    Pagina 11 – Primo Piano

    «Non possiamo permetterci altri strappi»
    E il leader sacrificò Angius alla sinistra

      Tensione al Botteghino: dubbi sulle mozioni, Epifani pensa di non firmare

        ROMA — E alla fine Piero Fassino ha preferito tornare sui suoi passi pur di evitare la rottura con il Correntone, anche se non è detto che il «sacrificio» del segretario Ds serva a scongiurare la futura scissione. Ma una lacerazione adesso, dopo che Nicola Rossi se n’è andato e Peppino Caldarola e Mercedes Bresso hanno annunciato che non parteciperanno al dibattito congressuale era un lusso che i vertici della Quercia non potevano permettersi. Non ora, certo, che l’incertezza regna al Botteghino, tanto che anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani potrebbe non sottoscrivere la mozione della maggioranza. «Potrei non firmare — ha spiegato nei giorni scorsi a più di una persona il leader sindacale — potrei non firmare niente. Non mi convincono queste mozioni blindate».

        Perciò Fassino e D’Alema hanno pensato che l’unica strada possibile per tenere in piedi la «ditta Ds» fosse quella di accettare le richieste di Fabio Mussi. In una riunione di segreteria alquanto sofferta, che ha preceduto la Direzione, il numero uno della Quercia ha spiegato questa posizione: «Dobbiamo assolutamente tenere unito il partito — ha detto — perché un voto a maggioranza oggi preluderebbe automaticamente alla scissione e questo non è possibile». Sguardi attoniti e qualche secondo di silenzio dopo le parole del segretario. Poi hanno preso il via gli interventi: più d’uno, anche tra gli stessi fassiniani, era in disaccordo. E non è valso a nulla il fatto che il leader abbia aggiunto: «Anche D’Alema è d’accordo su questa proposta». Già, anche D’Alema è preoccupato per la piega che stanno prendendo gli eventi. E infatti, nei giorni scorsi, quando dal fronte della maggioranza sembrava arrivare qualche apertura all’ipotesi di un rinvio del Congresso, il presidente del partito ha dato l’altolà: dobbiamo accelerare — è stato il succo del suo ragionamento — perché più la tiriamo per le lunghe più rischiamo di perdere altri pezzi.

        Ma nella stanza della segreteria non tutti erano convinti della decisione di Fassino di accontentare Mussi. Qualcuno, come il responsabile economico del partito Antonello Cabras, lo ha detto in quella riunione e lo ha ripetuto anche pubblicamente: «Noi evitiamo una rottura adesso, ma tanto quelli la scissione la fanno lo stesso», è stata la sua obiezione. E anche altri fassiniani, come Marina Sereni e Marco Filippeschi non hanno taciuto le loro perplessità. Fassino, però, non poteva fare altrimenti: «Non voglio — ha affermato — che ora ci accusino anche di aver evitato l’accordo». «Non voglio — ha spiegato in altra e meno numerosa sede il segretario — che magari quelli del Correntone disertino veramente il congresso per protesta: questo sarebbe un colpo per i Ds». E alla fine di una discussione sofferta, Fassino ha chiuso così la partita: «Mi carico io sulle spalle l’impegno di trovare un percorso unitario». Un impegno vero, tanto che sull’altare di questa intesa con Mussi il leader della Quercia ha «sacrificato» Gavino Angius. Un unico no forte e chiaro Fassino ha detto ieri ai leader del Correntone: «La data del Congresso è un limite invalicabile». Ma al rinvio, a onor del vero, non ci credeva nessuno nella minoranza.

        Apparentemente, dunque, dalla Direzione di ieri emerge l’immagine di una Quercia unita, nonostante le difficoltà e i problemi. Ma la riunione non era ancora finita che già riprendevano a circolare i veleni. Il tam tam fassiniano parlava di un Correntone in difficoltà, di un Correntone che non è in grado di fare la scissione, pena l’emorragia di voti e militanti. L’opposizione, invece, denunciava il tentativo della maggioranza di criminalizzarla perché ha voluto rendere segreto ciò che in quel partito è sempre stato palese. «Con i loro metodi comunisti ci accuseranno di voler fare le cose di nascosto», era il ritornello serale degli uomini del Correntone.