“Ds” Mussi prepara una scissione al buio

07/03/2007
    mercoledì 7 marzo 2007

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      SOCIALISTI 1. I PRIMI DATI LI DANNO AL 15%

        Di Stefano Cappellini

          Parte male il congresso degli anti-Pd
          Mussi prepara una scissione al buio

            Fabio Mussi è deluso. Cesare Salvi è già concentrato sul dopo. Tutta la sinistra Ds è scossa dai primi dati del congresso, del tutto parziali ma già attendibili, che in vista delle assise nazionali dei Ds a Firenze danno la mozione degli anti-democratici ferma al 15% circa. Si tratta di numeri molto al di sotto delle aspettative. È lontana persino la soglia del 20% che le minoranze, allora divise su tre mozioni, avevano ottenuto all’ultimo congresso di Roma, quando l’oggetto del contendere non era il Partito democratico bensì la più sommessa federazione dell’Ulivo e Mussi e gli altri avevano anche rinunciato a esprimere candidati alla segreteria. Oltretutto la mozione demoscettica capeggiata da Gavino Angius – a Roma parte integrante della maggioranza – per ora viaggia sopra il 6% (vicina al 9 in Emilia-Romagna) e ha sottratto voti alla sinistra più che a Fassino e D’Alema. Contando che l’adesione al Pd di Angius e compagni è scontata, l’area di una sempre più probabile scissione a sinistra risulta drasticamente ridotta.

            «Stiamo confermando in termini assoluti i voti che avevamo all’ultimo congresso, ma l’alta affluenza favorisce la mozione Fassino» , si spiega dalle parti di Mussi. Più politica è la valutazione offerta da Peppino Caldarola, che in “quota socialista” ha aderito in extremis alla mozione del ministro dell’Università: «La verità – dice l’ex direttore dell’Unità – è che una parte del popolo della sinistra ds ha scelto di disinvestire dal congresso. Ha ritenuto che il percorso verso il Pd fosse già tracciato e che la linea politica non fosse contendibile». Il risultato, aggiunge Caldarola, «non può che accentuare la spinta alla fuoriuscita, anche se credo che la mozione si dividerà su più opzioni». Una delle quali è senz’altro la costituente socialista che ha mosso i primi passi nel fine settimana a Bertinoro. Lì guarda Valdo Spini: «Stiamo assistendo – dice l’ex Psi – a un congresso in maschera, con una mozione di maggioranza che non corrisponde né al manifesto dei “saggi” né alle dichiarazioni di Rutelli sulla collocazione europea del Pd. Il comportamento della base del partito quando si scioglieranno davvero i nodi non è prevedibile. Il nostro è un discorso che guarda al partito ma anche fuori».

            Scissione sempre più vicina, dunque. Ma in che forme e in quali direzioni è tutt’altro che definito. Le soluzioni, al fondo, sono tre. La prima, rientrare nel Pd, sarà presa in considerazione solo da singoli elementi. La seconda, più consistente ma anch’essa minoritaria (e che dovrebbe riguardare soprattutto l’area Salvi), potrebbe prevedere il transito diretto nell’area di Rifondazione, tramite un contenitore simile all’Associazione “Uniti a sinistra” che già oggi raggruppa una parte dei transfughi ds verso il bertinottismo. La terza e principale, quella che riguarda il corpaccione dell’ex correntone, deve fare i conti con una tripla strettoia. Diversamente da Spini, Mussi è molto scettico sulla possibilità che l’approdo possa essere tout court la riunificazione socialista con Boselli, Craxi e De Michelis. Senza contare che l’unità socialista potrebbe risultare indigesta a molti militanti. Ma anche fondare subito un nuovo e altro partito comporta rischi altissimi. Difficile, insomma, che già alle amministrative di primavera sia in campo un soggetto fondato dagli scissionisti. Infine, l’unità a sinistra con Bertinotti è tutta da inventare e, nell’immediato, assomiglierebbe più a una cooptazione dei Ds che a una sintesi tra eguali. Sostiene Caldarola: «Bertinotti ha lanciato una sfida a se stesso, aprendo all’idea di un grande cantiere della sinistra. Ma dopo aver condotto una battaglia in nome dell’appartenenza al socialismo europeo, non si può ipotizzare un’unità con Bertinotti fuori dal Pse».

            Sarà importante, per disegnare il dopo, il passaggio di domani, quando si riuniranno i coordinatori regionali dell’area. Improbabili sono colpi di testa. Spiega Gloria Buffo: «Io sono spaventata da uno scenario in cui la sinistra sia dispersa tra una corrente nel Pd e una miriade di piccoli altri partiti. La costituente socialista può essere una risposta, ma è solo un piccolo pezzo. Non si può cominciare dai contenitori. Occorre discutere sulle idee fondanti di una forza ampia che superi la contrapposizione oggi esistente tra riformisti e radicali. Un partito che non sia a tutti i costi amico della Confindustria ma nemmeno che esista solo in quanto terminale dei movimenti».