“Ds” Lo strappo di Mussi: ce ne andiamo

19/01/2007
    giovedì 18 gennaio 2007

    Pagina 11- Politica

    OGGI LA RESA DEI CONTI NELLA DIREZIONE

      Lo strappo di Mussi: ce ne andiamo

        Amedeo La Mattina

        ROMA

        «Se Fassino e D’Alema continueranno con questo atteggiamento arrogante, valuteremo seriamente di non partecipare al congresso. Piero si sta comportando come Ceausescu. Del resto non condividiamo il percorso, non condividiamo l’obiettivo politico…, che senso avrebbe partecipare al congresso?». In un angolo del Transatlantico della Camera, ieri pomeriggio Marco Fumagalli confidava ad alcuni compagni l’intenzione del Correntone di usare l’arma letale contro il vertice della Quercia. E’ un’ipotesi dirompente, che sancirebbe una dolorosissima scissione della Quercia prima ancora della nascita del Partito democratico.

          La furibonda reazione di Fabio Mussi e del Correntone è arrivata a poche ore dalla direzione del partito, che si aprirà stamane a via Nazionale nel peggiore dei modi. Una reazione a Fassino che in mattinata aveva riunito la segreteria, dopo un incontro a quattr’occhi con Massimo D’Alema, nel quale è stato deciso di non cambiare passo, di andare spediti al congresso (è stata stabilita anche la data: 16-19 aprile a Genova), respingendo la richiesta della sinistra interna di rinviare le assise a dopo le amministrative. Lo scontro tra le due anime del partito si è consumato anche sul regolamento congressuale. Il ministro dell’Università aveva chiesto il voto segreto sia sulle mozioni sia sul segretario. Ma il leader della Quercia ha risposto con un no sulla prima richiesta, aprendo invece sulla seconda. Una decisione presa in segreteria senza attendere l’incontro della commissione per il regolamento. A quel punto il Correntone ha dato forfait con una nota: «Abbiamo appreso che sui temi discussi in commissione si è già pronunciata la segreteria del partito. In questo modo si è esautorato il ruolo della commissione. Il congresso è di tutti, di tutto il partito, le regole devono essere condivise. Solo regole condivise possono consentire il dibattito aperto, franco, partecipato. Non può esistere, e infatti non esiste in alcun partito degno di questo nome nel panorama europeo, che una parte scriva le regole per tutti».

            A fare infuriare Mussi è stata una dichiarazione del capo della segreteria Ds, Francesco Tempestini («il Correntone ragiona politicamente come Berlusconi»). «Ma come si permettono», ha urlato il ministro. Spiega il coordinatore organizzativo della mozione “A sinistra per il socialismo europeo”, Gianni Zagato, «così un congresso, già difficile, parte male ed il suo scopo dovrebbe essere di far dialogare i pezzi, non di disperderli strada facendo». La terza mozione guidata da Gavino Angius ha partecipato alla commissione per le regole, anche se da una posizione critica. «Ci saremo – ha spiegato Alberto Nigra – per segnalare lì la nostra contrarietà all’errore commesso dalla segreteria di oggi, ma non voteremo il regolamento. Chiederò che venga votato in direzione». Ma con questa lacerante spaccatura e con il rischio di una scissione, oggi si apre una direzione dall’esito imprevisto. Per questo Angius ha consigliato a Fassino di rinviarla. Ma il segretario, d’accordo con D’Alema, vuole andare avanti. E’ convinto che i suoi oppositori rilancino sulle regole congressuali perché non hanno una proposta alternativa. Di più, ieri in segreteria Fassino ha spiegato che l’attacco ai Ds, da dentro e da fuori il partito (se l’è presa pure con i giornali), non riguarda la sua persona ma il progetto del Partito democratico e il governo. Ecco spiegato perchè D’Alema a «La Stampa» diceva che «c’è un piano neocentrista per scardinare il governo»