Ds incerti sull’art. 18: né sì, né no

15/04/2003




              Martedí 15 Aprile 2003
              ITALIA-POLITICA
              Ds incerti sull’art. 18: né sì, né no

              Referendum – Verso la libertà di coscienza, ma il Correntone è per la scheda bianca


              ROMA – I Ds cominciano a muoversi per la campagna referendaria sull’articolo 18. Non c’è ancora uno schieramento ufficiale sul quesito di Rifondazione ma l’orientamento prevalente della segreteria Ds è la libertà di coscienza mentre nel correntone si fa strada l’ipotesi della scheda bianca. Intanto si sistemano i primi tasselli. Primo: sarà battaglia dura in Parlamento, anche con l’ostruzionismo, sul disegno di legge del Governo che modifica l’articolo 18. Secondo: saranno presentate già oggi alla Camera le proposte di legge preparate dalla Cgil sull’estensione delle tutele anche per i lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti. «Né sì, né no». In attesa del referendum del 15 giugno, spunta un «né, né». La scandalosa formula contagia anche il quesito referendario che punta all’estensione dell’articolo 18 per i dipendenti delle piccole aziende. A cercare una strada di mezzo tra il «sì» e il «no» sono alcuni esponenti dei Ds, sia della maggioranza sia del correntone. «Non mi convince né il sì, né il no», spiega Cesare Damiano, responsabile del lavoro della Quercia, che considera sbagliato il referendum e rilancia la proposta fatta dall’Ulivo, senza Verdi e Udeur, che sarà presentata domani (vedi scheda). «Né per il sì, né per il no è una parte consistente del correntone, molto più ampia di quanto non lo sia l’area di Cesare Salvi», assicura Pietro Gasperoni, deputato Ds ed esponente del correntone. «Non abbiamo fatto la conta – conferma Gasperoni – ma in molti di noi sta prevalendo l’idea della scheda bianca. Siamo contrari al referendum perché rischia di aver un effetto boomerang sui lavoratori. Crediamo invece che l’Ulivo debba concentrarsi sul lavoro parlamentare». Sergio Cofferati docet. Ulivo-Cgil: alleanza "tecnica". «Noi consentiremo che tecnicamente le proposte della Cgil – dice Damiano – trovino uno spazio di discussione parlamentare presentandole, ma non c’è condivisione politica». Tecnicamente? «Già, i firmatari saranno singoli parlamentari, non verranno coinvolti i gruppi – spiega Gasperoni – proprio perché esistono proposte differenti dell’Ulivo». Un’affinità politica la trova l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu: «Sulla riforma degli ammortizzatori le proposte sono simili, non sui diritti dei lavoratori delle piccole aziende». L’ostruzionismo è scontato ma, come fa notare Gasperoni, «è una tecnica poco efficace sui disegni di legge visto che vengono contingentati i tempi». La battaglia comunque sarà dura: «L’Ulivo voterà compatto per la soppressione della modifica all’articolo 18 scritta dal Governo», dice Damiano ma, poi, le ricette alternative in chiave referendaria vanno dai Verdi (progressiva estensione dell’articolo 18 alle piccole imprese), alla proposta dell’Ulivo senza Udeur e Verdi, a quella dei liberal Ds (modello tedesco: alternativa tra reintegro e risarcimento affidata al giudice). Maastricht del welfare: un nonsense. Sulle pensioni, invece, la strada è per il momento tutta in discesa. Non c’è l’esigenza di mediare con la «sponda sociale» come dice Damiano quando parla di referendum, perché il sindacato è unito sulla delega previdenziale del Governo. E non viene presa sul serio la Maastricht del welfare lanciata dal premier. «Innanzitutto non è un’idea nuova visto che altre volte si è discusso di tener conto nel Patto di stabilità del debito pensionistico», spiega Treu. «Ricordiamoci che Maastricht – aggiunge l’ex-ministro della Margherita – ha un valore cogente, ci sarebbe bisogno di costruire indicatori comuni e oggi non è tra le materie su cui vale il principio di maggioranza, dunque, non è un percorso semplice. Perfino nella Convenzione si sta facendo fatica a inserire la sicurezza sociale tra i temi per decisioni a maggioranza». Quella del premier sembra dunque «una trovata cabarettistica con fine depistatorio. Vorrei proprio vederlo a mediare con gli altri Paesi Ue per innalzare l’età pensionabile».
              LINA PALMERINI