Ds, in direzione parte la sfida e Cofferati scopre le sue carte

25/06/2001



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25 Giugno 2001Oggi in edicola Pagina 8
Ds, in direzione parte la sfida
e Cofferati scopre le sue carte

Il leader Cgil incerto se presentare o no una mozione. Fassino ad Amato: non sarà un congressoponte


ROMA – L’appuntamento è per questo pomeriggio, alle 18, in via dei Frentani. I Ds riuniscono la direzione del partito per affrontare il tema dei temi: che ne sarà della Quercia? Al di là dei toni inevitabilmente burocratici dell’ordine del giorno, – «esame della situazione politica e definizione del percorso congressuale» – negli uffici semideserti di via Nazionale in questo primo fine settimana d’estate te lo dicono chiaro e tondo: «Qui ci giochiamo il nostro futuro».
A introdurre i lavori, due relazioni. Soluzione di compromesso ma inevitabile, adottata alla fine di un lungo braccio di ferro proceduralpolitico fra i reggenti. Parleranno subito, dunque, sia il presidente, Massimo D’Alema, sia il coordinatore della reggenza, Pietro Folena (su esplicita richiesta di ulivisti, sinistra e salviani). Sul tappeto, fra l’altro, la richiesta formalizzata giusto l’altro giorno da Giuliano Amato ai cugini ds, di un congresso che si caratterizzi come «soluzioneponte» verso la nascita di un solo partito del socialismo europeo in grado di unificare la sinistra riformista. Una richiesta non da poco, visto che in sostanza Amato, considerando le assise della Quercia una tappa verso l’unificazione, immagina i nuovi organismi dirigenti del partito come i traghettatori verso il nuovo soggetto.
A scompigliare le carte l’annuncio che Sergio Cofferati prenderà la parola subito dopo D’Alema e Folena, svolgendo di fatto una vera e propria terza relazione. Ufficialmente, sia chiaro, l’anticipazione dell’intervento di Cofferati alla prima giornata dipende unicamente da questioni organizzative. Che però questa scelta rischi di apparire come una discesa in campo del segretario della Cgil, da queste parti è chiaro a tutti. E in corso Italia lasciano volentieri dire.
Del resto, a grandi linee trapelano pure i fondamenti programmatici dell’intervento di Cofferati. Riportare il lavoro al centro dell’azione politica della sinistra, accompagnando la modernizzazione con i diritti; andare a un congresso «vero», dando spazio e voce agli iscritti e discutendo il programma prima ancora che la forma del partito e il suo leader. Quanto al gruppo dirigente diessino, occorre che faccia come minimo un «esame di coscienza» rispetto agli errori che hanno portato alla sconfitta elettorale. Ce n’è abbastanza per contribuire a un dibattito interno che si preannuncia al calor bianco. Quanto alle mozioni congressuali, però, ancora non è chiaro se il leader di Corso Italia intenda a presentarne una propria. Più probabilmente, punterebbe a fornire alcune considerazioni (anche perché continua a confermare il suo impegno con il sindacato), che dovrebbero poi essere raccolte da una delle mozioni, affermando così la base per un programma centrato appunto sul lavoro e i diritti. Al quale potrebbe poi aderire una larga parte del partito, da Antonio Bassolino a Giorgio Napolitano, passando per la sinistra interna.
Intanto, al congressoponte chiesto da Amato ha risposto ieri Piero Fassino, al momento candidato unico alla segreteria con l’appoggio di D’Alema (anche se di mozioni già se ne preannunciano tre o quattro). «Sono certo», dice, attraverso le pagine dell’Unità, «che Amato non volesse chiedere ai Ds un congresso precario e un approdo provvisorio. E in ogni caso non sarà così», anche se «il congresso con le sue decisioni può concorrere ad ampliare il greto e a dare forza al fiume della sinistra». Il progetto amatiano è comunque destinato ad essere una delle discriminanti, assieme all’Ulivo, attorno a cui dovranno dislocarsi le mozioni congressuali. E se è chiaro il consenso (sia pure diverso) dei dalemiani e degli ulivisti, ed è esplicito il dissenso netto della sinistra e la diffidenza di Salvi, resta da chiarire la posizione dei veltroniani.

(b.j.)