“Ds” Il miracolo delle tessere

15/03/2007
    giovedì 15 marzo 2007

    Pagina 15 – Politica

    Reportage
    Veleni sul congresso della Quercia in rotta verso il Pd

      Il miracolo delle tessere

      La minoranza Ds all’attacco: “Volete un partito-Stato come la Dc”

      Antonella Rampino

        Alla fine, l’unica cosa certa è che Piero Fassino vincerà il congresso. La maggioranza del segretario è salda, e veleggia nei dati ufficiali ancorché non definitivi del Botteghino al momento ben oltre il 75 per cento. Ma da quando le sezioni della Quercia hanno aperto i battenti, con le tre mozioni congressuali depositate, perché gli iscritti possano esaminarle, discuterle anche coi leader, e infine votarle, in casa diessina è successo veramente di tutto. Ricorsi a valanga alla commissione garanzia, decine di pratiche aperte alla commissione comunemente detta (non a caso) «vigilanza congressi», riunioni-fiume delle medesime, con faldoni e insulti che volano e le minoranze che se ne vanno sbattendo la porta. «Questo, nel nostro partito non era mai successo, mai in queste proporzioni», accusa Gavino Angius, titolare con Mauro Zani ed Alberto Nigra della mozione che vorrebbe almeno discutere se davvero, e come, i diesse debbano sciogliersi nell’abbraccio con la Margherita.

        Quercia in subbuglio, da Bologna in giù, conferma Lalla Trupia, l’ex «ragazza di Berlinguer» che presiede il collegio dei garanti e appartiene alla sinistra che candida Fabio Mussi come segretario, «con la sola eccezione del Nord, dal quale non abbiamo avuto alcun ricorso». Ma per il resto, l’entusiasmo per il nuovo Partito Democratico, come lo valuta il fassiniano Migliavacca, ha intanto curiosamente prodotto qualcosa come 30 mila tessere in più. Tempestini, della segreteria politica, segnala il successo di Fassino e sul resto ci sono gli organismi di garanzia.

        Ma è un bollettino di guerra. Una quantità di «anomalie». Iscrizioni gonfiate, accusano le minoranze. Perché è chiaro, sottolinea Nigra, «se Fassino invece di vincere, stravince, non avrà davvero nessun ostacolo, nemmeno una discussioncina sulla via del Partito Democratico». Uno dei casi più vistosi, Vibo Valentia-Catanzaro, dove ci sono «sezioni morte», cioè senza nemmeno un iscritto, come a Brognaturo, Pannaconi, Ionadi 2, Motta, Filocastro, Comparni, Nicotera 2, Simbario, improvvisamente si son precipitate a iscriversi 23, 39,45 anche 60 persone. A Caserta, da 2800 si arriva a 8.300, in un solo mese, e poi via di slancio a 9.800. Siccome il rischio è che la commissione garanzia annulli le tessere nuove e riporti tutto alla situazione del 2004, a un certo punto a Caserta sembravano anche andati persi i cedolini del tesseramento di quell’anno. Poi c’è il caso-Siracusa, da 1.500 a 4.000. A Lentini, da cento a mille. A Gela, da 400 a 800. E via dicendo, Taranto, Messina, Avellino.

        Ventuno federazioni al di sotto di ogni sospetto. E poi Roma: in pochi mesi, da 12.000 a 15.000 tessere, si è fatta onore la più celebre sezione del centro storico, quella di Via dei Giubbonari, dove transita la crème del partito: da 200 a 420. E ieri sul tavolo di Fassino è arrivata una lettera in cui l’onorevole Raffaele Aurisicchio da Avellino gli racconta quel che è successo nella sezione di Calitri l’11 marzo scorso: «Un compagno amministratore del Comune ha detto di aver ricevuto pressioni dai bassoliniani, se non voti per Fassino, gli hanno detto, i finanziamenti della Regione te li puoi scordare…».

        Poi ci sono le Regioni rosse. «Da noi nessun tesseramento gonfiato» dice orgoglioso Mauro Zani, che una volta rappresentava a Botteghe Oscure tutto il peso (anche finanziario) dell’Emilia-Romagna, «però c’è una mobilitazione parossistica: vota gente che non s’è mai vista metter piede in sezione, e gli anziani li vanno a prendere anche a casa…». Infatti, «ricordo un caso in cui al dibattito sulla mozione Fassino c’erano in sala al massimo 120 persone, e il giorno dopo a votare erano in 504», conferma Trupia. Risultato: a Bologna Fassino sta sull’87 per cento, Mussi al 4,3, Angius al 7,3, «ma è un successone, perché noi un mese e mezzo fa non esistevamo».

        E le polemiche, poi: Katia Zanotti del Correntone ha denunciato «pressioni e intimidazioni sui segretari di sezione» da parte dei fassiniani, e in effetti così era andata con Gabriella Ercolini rea di aver mostrato propensione per Angius e Zani. A Scandicci, vicino Firenze, le operazioni in sezione sono invece cominciate in ritardo rispetto alla metà di febbraio prevista perché il segretario (fassiniano) aveva convocato tutti gli iscritti invitandoli a votare «per il Partito Democratico», e purtroppo proprio così si intitola la mozione di Fassino.

        Il fatto è che il congresso nazionale di Firenze, se Fassino come previsto vince nei congressini, sarà di pura celebrazione delle sorti magnifiche e progressive del Partito Democratico. «Il nostro congresso ormai è un votificio», dice Angius. «La maggioranza vuole il Pd per farne un partito-Stato, come era la Dc», accusa Alberto Nigra. Amarezza, rabbia: questo si sente, a parlare con le minoranze. E corre voce che la sinistra di Mussi potrebbe anche arrivare a non partecipare al congresso, quello «vero». Di certo «il 29 riuniremo i nostri delegati e decideremo il da farsi», dice Alfiero Grandi. Fassino, D’Alema, lo stesso Veltroni sono però stati letteralmente acclamati, in giro per l’Italia. A Firenze, una sera in una convention, il Partito Democratico ha perfino preso l’83 per cento dei voti. Ma era un sondaggio: si votava col telecomando.