“DS” Il duello diventa duetto

23/04/2007
    sabato 21 aprile 2007

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    Personaggi
    Un giorno diverso per i due leader mai così vicini

      Il duello diventa duetto

        Massimo e Walter, la strana coppia: da amici-nemici a nuovi alleati

          Federico Geremicca
          Inviato a Firenze

            Non avrebbe avuto senso. Anzi: diciamo pure che sarebbe stato vagamente grottesco mettere in scena il solito pezzo di varietà in cartellone, ormai, da oltre una decina d’anni in qua nel principale partito della sinistra.

            Da una parte Walter l’Africano, il leader buono, l’uomo del futuro, della società civile e dei gazebo; e dall’altra Massimo il Cinico, il leader cattivo, l’uomo del presente, delle sezioni e del pugno del Partito. E non è che non avrebbe avuto senso solo perché il teatro sta chiudendo i battenti e di spettacoli di quel genere non se ne vedranno più. Non avrebbe avuto senso perché sta per andare in scena tutt’altra rappresentazione, le compagnie diventano due e forse più, e gli attori che lavorano assieme da una trentina d’anni almeno farebbero bene a darsi una mano, per non perdere la parte: magari a favore dell’ultimo arrivato.

            E ieri, nell’ultimo discorso di fronte alla loro platea congressuale, Walter e Massimo hanno appunto deciso di far così. D’Alema ha riconosciuto, in fondo, che quella che scocca è l’ora dei gazebo. Veltroni ha ringraziato, e con un discorso dal finale culturalmente e politicamente pirotecnico, ha confermato di poter essere il leader ideale per un partito interamente da plasmare. A quel partito, probabilmente, Veltroni offrirà volto, sogni e fascinose proiezioni oltre ogni frontiera. A quel partito, sicuramente, D’Alema garantirà sostanza, concretezza e garanzie rispetto a mondi lontani dall’amato o odiato universo veltroniano. Se c’è un patto tra i due, insomma, è questo: frutto, in fondo, di uno stato di necessità. Non hanno più senso baruffe e guerre: è il momento di star vicini, di salvare quel che c’è da salvare e di traghettarlo tutti assieme nel partito che verrà.

            E per una volta il duello si è dunque trasformato in duetto, ed ha salvato il congresso della Quercia nel giorno amaro dell’ennesima scissione. Non che, in qualche passaggio, D’Alema e Veltroni non abbiano tenuto il punto o rivendicato diritti di primogenitura. Soprattutto il secondo, però. «Io credo nel Partito democratico da più di dieci anni», ha voluto ricordare. E D’Alema, ha ammesso: «Il Partito democratico lo avevamo promesso agli elettori. Non è una scelta affrettata quella che stiamo facendo. Semmai è tardiva, lasciatemelo dire con accento autocritico». E ancora. Veltroni: «In questo paese si alza la contraerea appena si muove qualcosa di nuovo: prima si spara e poi si parla». E D’Alema, di puntiglio: «Sì, per fondare il Partito democratico dobbiamo aprirci al nuovo, che però non sono i comitati degli appassionati… La società civile è una cosa più importante e seria».

            Ma è tutto. Nulla a che vedere con le sciabolate di non troppo tempo fa. Nulla che somigli a certe aspre contese per la leadership nel Pds prima e nei Ds poi. Anche qui, però, i toni più distesi non ingannino. Lo stato maggiore della Quercia, Fassino compreso, ha chiaro che la sfida complessa per la leadership del Partito democratico si giocherà in una sorta di disfida con esponenti della Margherita e forse perfino della società civile: e che il candidato diessino che ha le maggiori possibilità di spuntarla (qualsiasi sia il sistema d’elezione che sarà scelto) è proprio lui, Walter l’Africano. Dunque, uno per tutti e tutti per quel che resta della ditta che quasi non c’è più. Da qui accordi e patti veri o presunti, autocritiche e ramoscelli d’Ulivo tesi quando ormai nessuno se l’aspettava più. Non è allegro, dirlo: ma forse è proprio così.

            Non c’è molto d’altro, infatti, che può illuminare intorno a scelte e mosse altrimenti, fino a ieri, incomprensibili. Si pensi alla rinuncia (nel giorno del cinquantottesimo compleanno) compiuta da D’Alema che ha deciso di non farsi rieleggere presidente dei ds. «Stiamo per fondare un partito nuovo – ha spiegato all’attonita platea -. Non ha senso che ci rimettiamo a riedificare i Ds come se niente fosse». E in uno slancio di sincerità forse dolorosa, ha concluso: «In questa situazione, il presidente è un orpello inutile».

            D’Alema, Fassino e Veltroni. Scambiandosi ruoli, segreterie e vicepresidenze, Massimo, Piero e Walter, hanno rappresentato il meglio – o il più resistente – della penultima generazione di dirigenti post-Pci. Ce n’era un quarto. Anzi, ce n’è un quarto: ed è Mussi, che ieri ha confermato che prenderà un’altra strada. Il più provato dalla separazione è apparso (e non sorprenda) proprio il Cinico, D’Alema. Un po’ la voce gli ha tremato quando dalla tribuna s’è rivolto al compagno di tante battaglie e di molti bagordi: «Sapete che a me non piacciono le smancerie e che anzi tendo a essere un po’ rude…». Poi però ha raccontato di un giro in moto in montagna per decidere, con Mussi, se restare o uscire da Pci nei giorni dell’espulsione del gruppo del Manifesto; ha detto di vacanze insieme, di figli che nascevano e di fronte al consesso politico che lo ascoltava è scorso il film di un impegno comune e di un’amicizia forse giunta al capolinea proprio qui. «Dici che stiamo lasciando la sinistra – ha concluso D’Alema rivolto a Mussi -. Il nostro impegno sarà dimostrarti che stai sbagliando. E poiché conosco la tua onestà so che, se andrà così, sarai il primo a riconoscerlo e a tornare con noi».

            Ed è così che è calato il sipario sulla penultima giornata dell’ultimo congresso. Ci si aspettava la sfida tra due diverse idee del Partito democratico: quella di Veltroni e quella di D’Alema. Ci si aspettava, addirittura, l’ultimo duello tra Walter l’Africano e Massimo il Cinico. E’ andata in altro modo perché in fondo – è regola nota a tutti – certe battaglie è meglio non darle, piuttosto che perderle. D’Alema, dunque, toglie ogni ingombro dalla strada di Veltroni. La via verso la leadership del futuro Partito democratico adesso per il sindaco è libera da trappole diessine. I conti, ora, dovrà farli con gli altri soci fondatori: ma l’ovazione che il congresso gli riserva e il discorso fatto da D’Alema annunciano che, in quest’ultima resa dei conti, Veltroni avrà molti alleati. Molti. E alcuni, forse, perfino insperati…