“Ds” Fassino non cede: Congresso in aprile

19/01/2007
    venerdì 19 gennaio 2007

    Pagina 3 – Politica

    Fassino non cede: Congresso in aprile

      Ds, voto segreto e congiunto su mozioni e segretario. Ma le assise non saranno dopo le elezioni

        di Simone Collini / Roma

          «ALLA FINE i Ds escono dalla nebbia», scrivono le agenzie della sera dando conto dell’approvazione praticamente all’unanimità del regolamento del congresso. Il curioso della vicenda è che proprio grazie alla nebbia maggioranza e minoranza di sinistra della Quercia hanno trovato l’accordo: sulle modalità di voto, segreto e unico per mozione e segretario; e sulla data dell’assise nazionale, dal 19 al 21 aprile.

          Metà mattina, Fabio Mussi è bloccato all’aeroporto di Torino. Il coordinatore organizzativo della sua mozione, Gianni Zagato, va da Piero Fassino a chiedere di far slittare di un paio d’ore l’inizio della Direzione. Il leader della Quercia dà l’ok, dopodiché i due cominciano a parlare dell’impasse in cui è finita la Commissione del congresso, riunita la sera prima senza i rappresentanti del “nuovo correntone”. Zagato ribadisce che la sinistra diessina vuole un voto unico e segreto sul segretario e sulle mozioni, ma calca meno la mano sulla richiesta di posticipare l’assise nazionale a dopo le amministrative. Fassino ribadisce che il congresso nazionale va convocato entro aprile, e fa capire che pur di arrivare all’approvazione del regolamento con una parte del partito che si esprime contro è disponibile a concedere il voto segreto anche sulle mozioni. E da ambo le parti viene visto uno spiraglio di trattativa, che verrà sfruttato negli incontri che seguono.

          Circa otto ore dopo, al termine di una lunga giornata di discussioni, di colloqui tra il leader Ds e Mussi, di riunioni di corrente, dopo che la Commissione per il congresso veniva di nuovo convocata per cercare una mediazione e dopo che si susseguivano davanti ai membri della Direzione interventi pro e contro il Partito democratico, Fassino prende la parola e avanza la sua proposta: «Voto segreto unico su mozione e segretario». Mussi sorride, Angius si fa scuro in volto. «La mia proposta – continua il segretario diessino – rispetta lo statuto ed è la più suscettibile di determinare una larga convergenza, anche se, mi rendo conto, non l’unanimità». E infatti Angius chiede subito la parola per definire «sbagliata» questa scelta e per annunciare il suo no alla modalità di voto e la sua astensione sul regolamento finale. Mussi va al microfono dopo di lui per annunciare il suo «doppio voto favorevole». Non mancano perplessità tra le file della maggioranza, per la mediazione trovata. Come dimostra la contrarietà al voto segreto di Antonello Cabras e l’astensione di Marina Sereni, entrambi membri della segreteria.

          Anche Fassino avrebbe voluto un voto segreto sul segretario e uno palese, disgiunto, sulle mozioni. «Ma compito del segretario di un partito è di esperire fino all’ultimo la strada dell’unità». Non meno importante è che in questo modo il leader Ds incassa il via libera praticamente unanime, con tre astensioni su 120 presenti, al congresso ad aprile (quelli di sezione a marzo, quelli di federazione e regionali entro il 15 aprile) e soprattutto smonta sul nascere un’argomentazione a cui già ricorreva la sinistra: con regole votate a maggioranza, non partecipiamo.

          L’accordo sulle modalità di voto, insomma, è stato ritenuto preliminare a ogni altra operazione. «L’importante ora è trovare un accordo su regole e data, non apriamo qui una discussione politica», suggerisce non a caso Massimo D’Alema al segretario poco prima dell’inizio dei lavori. E non a caso Fassino apre la riunione con un intervento «volutamente breve», in cui ribadisce sì la necessità di dar vita al Partito democratico – «necessità non dei partiti ma del paese» – ma più che altro torna sulle «rappresentazioni caricaturali e devianti» date in questi giorni dei Ds su alcuni giornali. E lo fa lanciando un messaggio all’esterno – «che non siamo un partito in crisi lo dimostra il fatto che abbiamo più iscritti del 2005» – ma anche all’interno della Quercia: «Dobbiamo sottrarci alla tentazione di rappresentazioni che se dovessero prendere piede delegittimerebbero non qualcuno ma tutti». L’invito è a non sottovalutare l’operazione in corso: «C’è un tentativo di delegittimare i Ds e il loro ruolo, un tentativo che sottende diverse motivazioni. C’è anche chi pensa che il Partito democratico possa nascere meglio solo se passa attraverso una crisi dei Ds. Questa è un’idea che non porta lontano».

          Se entra nel dettaglio del processo unitario, Fassino lo fa soprattutto per rispondere alle questioni sollevate dalle minoranze. Mussi definisce irrinunciabile la collocazione nel Pse? «È naturale che il nuovo partito non potrà prescindere da un legame con la famiglia del socialismo europeo ed internazionale», dice Fassino aprendo i lavori, per tornare poi sulla questione nelle conclusioni: «Una nuova forza riformista non può che stare dove stanno i riformisti in Europa, questo è un punto assolutamente derimente, vi assicuro che non facciamo il gioco delle tre carte». Angius chiede di azzerare le decisioni prese a Orvieto perché più in là della federazione in questa fase non si può andare? «Ad Orvieto si è discusso ma non è stata assunta nessuna decisione se non un timing finalizzato a creare il Pd prima delle elezioni europee», dice Fassino prospettando «forme di federatività transitorie». Sia Mussi che Angius sono contrari allo scioglimento dei Ds? «La nascita del Pd è l’atto finale, non iniziale – sottolinea Fassino – e noi non proporremo alcuna forma di scioglimento, ma chiederemo che i Ds con la loro forza e le loro idee concorrano a realizzare questo nuovo progetto». Alla prossima riunione la discussione entrerà nel vivo: «Fassino ha dato prova di notevole spirito unitario e ha trovato una soluzione che ha consentito di superare una disputa che sarebbe stata sgradevole», dice D’Alema al termine della giornata. «Adesso si procede, passiamo al tema del congresso, la costruzione del Partito democratico».